Cultura
Bernie Sanders alla riscoperta della sua identità ebraica

Primarie Dem: il senatore del Vermont corteggia le minoranze e rimette al centro la sua storia personale

Bernard Sanders detto Bernie, senatore per lo Stato del Vermont, è di nuovo tra i contendenti alla nomina presidenziale democratica in vista delle elezioni che si terranno il 3 Novembre 2020. Come raccontato in questi giorni dalla stampa internazionale, il politico statunitense ha rivalutato il modo di raccontare la sua identità ebraica, capiamo come:

Durante la campagna elettorale del 2016 contro Hillary Clinton, era emersa una particolare riservatezza del candidato ebreo nel trattare la sua storia personale, come raccontato dal NYT in un articolo dell’epoca.

“Durante il discorso dopo la vittoria sulla rivale democratica Hillary Clinton nel New Hampshire, (a Febbraio 2016 ndr.) il senatore del Vermont ha trascurato le sue radici etno-religiose al momento di descrivere il suo passato, definendosi “il figlio di un immigrato polacco che è arrivato in questo paese senza parlare inglese e senza soldi.”

Evitando così di menzionare le sue origini e descrivendo suo padre semplicemente come “polacco”, senza alcun riferimento alla ragione per cui cercò rifugio negli Stati Uniti negli anni ‘20, ossia la fuga dall’antisemitismo”, racconta Haaretz in un articolo di questa settimana.

Anche Forward tratta l’argomento mettendo in evidenza l’evoluzione di Bernie e la nuova strategia comunicativa della campagna elettorale:

“Nelle primarie del 2016 si affrontava la questione di come debba essere impersonificata la politica. In pratica, la sfida democratica riguardava la prima donna candidata alla presidenza, Hillary Clinton, che rappresentava l’identità politica e l’importanza del gender, dell’etnia e dell’orientamento sessuale dell’individuo nella sfera pubblica mentre il socialismo democratico di Sanders enfatizzava politiche economiche a supporto delle persone in base alla classe e al reddito, quindi extra-personalistiche.

Non trovo giusto dire: ‘Sono una donna, quindi vota per me’, ha detto Sanders nel 2016.

“Ciò di cui abbiamo bisogno è di una donna che ha il coraggio di resistere a Wall Street, alle compagnie di assicurazione, alle aziende farmaceutiche, alle industrie dei combustibili fossili “.

Per le primarie del 2020, come raccontano diverse testate internazionali in queste settimane, il candidato DEM ha deciso di sfruttare la sua storia personale nelle varie interviste, come questa recente a Yahoo. Sanders ha avuto modo di parlare della sua infanzia a Brooklyn, nel quartiere Midwood, fortemente influenzato dalla cultura Yiddish per l’ingente emigrazione aschenazita che si registrò negli Stati Uniti.

Si può considerare questo cambiamento come un’intelligente mossa politica; nella sfida di quattro anni fa il candidato si focalizzò sulle ingiustizie economiche trascurando quelle razziali, non riuscendo così a catalizzare il voto delle minoranze, in particolare degli afro-americani. “In un’epoca di allarmante crescita di nazionalismo suprematista bianco e antisemitismo, sarei più che orgogliosa di vincere, ma anche di fare la storia eleggendo il primo Presidente ebreo che questo paese abbia mai visto: Bernie Sanders”. Le parole sono di Linda Sarsour, attivista americana musulmana di origini palestinesi.

Sanders sta corteggiando intensamente le comunità di minoranze, da cui l’endorsement della Sarsour, che ha fatto infuriare simultaneamente molti ebrei americani” spiega Haaretz in conclusione, “ma ha poco da perdere quando si tratta della tradizionale comunità ebraica pro-israeliana che lo guarda con diffidenza già da quando rifiutò un invito alla conferenza dell’AIPAC nel 2016.”

L’apertura delle frontiere e la sensibilità verso le minoranze etniche e l’asilo è probabilmente uno dei modi con cui Sanders concepisce e applica la sua identità ebraica. Purtroppo nel mondo ebraico americano, l’identità ebraica è spesso ridotta a Israele e alla Shoah, ovviamente c’è molto altro e Sanders lo incarna senza rivendicare necessariamente la sua storia personale in ogni occasione. Gli ebrei, come altre minoranze in tutto il mondo e nella storia, hanno il diritto di voler essere “normali”, di eccellere per le proprie idee e qualità, senza dover rendere conto della propria identità in ogni momento.

Jonathan Misrachi
Youth and social engagement

“Fino ai 18 anni non conoscevo altri posti che il Ken dell’Hashomer, la scuola della Cem e lo stadio San Siro”, scrive Jonathan di se stesso, ora di casa a Nairobi. Collaboratore di JOI dai suoi primissimi giorni, è laureato in scienze politiche e specializzato in Cooperazione internazionale all’ISPI.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *