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Cronache sudafricane

Vita da studente nel liceo ebraico di Cape Town. Prima puntata

Città del Capo ha un’enorme comunità ebraica. Non avrei mai pensato di trovare così tanti ebrei così lontano dall’Europa, nella punta sud dell’Africa, e invece sono 21.000, tre volte tanto la comunità di Milano.
Mi trovo qui, a Cape Town, da circa un mese e mezzo come exchange student, per scoprire in un semestre di scuola un nuovo Paese e una cultura diversa. Ho lasciato il quarto anno del mio liceo classico milanese per iscrivermi alla Herzlia Highlands School, il liceo ebraico della città. Certo, è veramente interessante scoprire come una comunità si adatta all’ambiente e alla realtà sociale che la circonda, e come si approccia alla diversità e alla multiculturalità del Paese.

Accoglienza ebraica
Essere ospitata da una famiglia della comunità ebraica, piuttosto che in una qualsiasi famiglia e scuola Sudafricana, ha comportato sia vantaggi sia svantaggi. L’accoglienza iniziale è stata fantastica, accompagnata dal tipico calore ebraico che ovunque nel mondo ti permette di trovare persone che ti invitano a casa loro per la cena di Shabbat, che ti fanno milioni di domande sui tuoi antenati e, nel caso di Città del Capo, ti interrogano a lungo sulla differenza tra le tue tradizioni, sefardite, e le loro, ashkenazite (e in effetti l’aringa del venerdì sera è stata una delle sfide culturali che ho dovuto fronteggiare). Al contempo, però, dal mio punto di vista, quello di un’adolescente che tenta di inserirsi in una nuova scuola, trovarsi in un contesto in cui tutti si conoscono da quando sono in fasce, ha reso le cose più difficili. E, rispetto alle mie abitudini milanesi, qui sono molto meno libera di girare da sola: la città non è sempre sicura e i mezzi pubblici inesistenti, bisogna muoversi in compagnia e con i taxi. Il che ha creato un legame ancora più forte con la scuola e la comunità che mi ospita.

La scuola
Il Liceo Herzlia è una scuola ebraica, l’unica della città, e uno dei licei migliori del Western Cape, aperto anche a non ebrei che frequentano la scuola per il suo alto livello educativo. Un mondo eterogeneo, aperto composto di contraddizioni piuttosto interessanti. Ecco i quattro punti essenziali per capirlo.

Dress Code
La prima cosa che salta all’occhio è l’uniforme, obbligatoria in tutte le scuole del Sudafrica. Le minigonne, che le ragazze tirano su finché sono lunghe giusto abbastanza da coprire le mutande, sono la versione più popolare dell’abbigliamento scolastico, benché si vedano anche ragazze con più modeste gonne al ginocchio. Esiste, per i ragazzi, una kippà con l’emblema della scuola, che compare sulle teste di circa la metà degli studenti.

Jewish Life
La religione è una parte importante, direi fondamentale, della scuola, ma è anche reinterpretata, adattata e personalizzata, in modo da non stare stretta a nessuno. Avere un numero elevato di studenti significa anche avere tante diverse concezioni di ebraismo, tutte ben accette all’interno della scuola. Ogni martedì si tiene una lezione, più breve delle altre, che chiamano Tefila Workshop: uno spazio libero dove elaborare una propria versione dell’ebraismo, che consiste in libere discussioni tra gli studenti sul significato della fede e della tradizione ebraica. A questo si aggiungono due ore a settimana di Jewish Life and Learning (JLL), che è una materia scolastica obbligatoria, e tratta di storia ebraica e Chumash. Inoltre, ogni venerdì un rappresentate del dipartimento di JLL racconta la parashà della settimana in assemblea ed elabora un insegnamento da passare a tutti gli studenti. Il messaggio ha spesso a che fare con la necessità di esprimere se stessi, cavallo di battaglia scuola.

L’impegno sociale


Gli studenti di Herzlia vengono incoraggiati a essere parte attiva della comunità. Questo avviene attraverso due tipi di gruppi studenteschi. Il primo è il Student Representative Council, un gruppo di 10 ragazzi dell’ultimo anno che viene eletto dalla scuola, e l’altro sono i Committees, simili ai nostri collettivi studenteschi, ma approvati e sostenuti dalla scuola. Ce ne sono svariati, su diversi temi, dall’ambiente alla politica africana, e si occupano di invitare personalità importanti che parlino agli studenti, organizzare eventi e presentazioni. Proprio in questi miei primi giorni di permanenza all’Herzlia è nato il GSA, un nuovo committee per la salvaguardia dei diritti LGBT nella scuola. Il nome, GSA, sta per Gay Straight Alliance e ha subito acquisito un gran numero di membri. L’impegno politico e sociale della scuola è significativo, anche attraverso progetti di volontariato, come quelli che ho potuto conoscere da vicino in occasione del Mandela Day (18 luglio) in cui gli studenti hanno promosso un’iniziativa per  portare all’attenzione della scuola il tema della violenza contro le donne, incluse le spaventose statistiche del Sudafrica circa gli stupri, declinato anche (in occasione della festa della donna, in questa parte del mondo celebrata il 9 agosto), dove una rappresentante del Committee chiamato United African Society ha parlato di violenza contro le donne di colore trans, vittime di transfobia, razzismo e sessismo.

Il ruolo di Israele


Il Liceo Herzlia si proclama sionista e, tra i suoi obiettivi, ha anche quello di rafforzare il legame degli studenti con Israele, ma non lo fa prendendo posizione per una o l’altra parte politica, bensì favorendo il dibattito su Israele anche tra gli studenti. Mi ha sorpresa l’apertura della scuola sul tema del conflitto israelo-palestinese, e il forte interesse degli studenti a informarsi e a sentire più voci possibili sul tema.
Due settimane fa sono state invitate a parlare quattro donne dell’associazione Women Wage Peace, tra cui una palestinese e una araba israeliana, ognuna delle quali ha raccontato un punto di vista diverso sul conflitto. Tutte hanno parlato a noi ragazzi del loro progetto di pace che prevede di abbattere le barriere tra le diverse comunità in Israele, per lavorare insieme grazie alla forza delle donne. Veramente molto interessante.

Viola Turone
collaboratrice

Viola Turone ha 17 anni e frequenta il liceo classico Tito Livio di Milano. Ha frequentato la scuola ebraica di Milano fino alla terza media ed è un membro della bogrut dell’Hashomer Hatzair. Sta trascorrendo un semestre di scambio scolastico a Cape Town, in Sudafrica, dove è iscritta al locale liceo ebraico.


1 Commento:

  1. Ciao Viola
    Mossa bella e originale quella di fare lo scambio in un paese come il sud africa, complimenti..
    Leggendo ho avuto la sensazione che l’aproccio all’ebraismo e al sionismo sia molto diverso da quello che si respira nella CEM e di conseguenza nella nostra scuola. Ed è un peccato dato che con ebrei di diverse provenienze potremmo essere una Comunita più aperta e più ricca culturalmente.
    Divertiti e… goditi qualche mese di gonna!


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