Cultura
Di canto in canto, una poesia in anteprima di Lali Tsipi Michaeli

In attesa dell’imminente pubblicazione della sesta raccolta di poesie dell’autrice israeliana, vi presentiamo “Il momento decisivo”

Gli ultimi mesi sono stati di duro lavoro per la poetessa israeliana Lali Tsipi Michaeli, che ha dovuto dividersi fra pubblicazioni, festival letterari e reading poetici su entrambe le sponde del Mediterraneo. Parigi, Genova, Bucarest, Tel Aviv: ovunque Lali Tsipi Michaeli si sia recata, il successo è stato notevole. Ciò nonostante, per lei non è ancora venuto il momento di godersi un meritato riposo. Proprio in questi giorni, infatti, l’autrice sta rivedendo le bozze di quello che è destinato a diventare il suo sesto volume di poesie, Papà, probabilmente il più intimo e struggente della sua intera produzione, la cui uscita è prevista in Israele nei prossimi mesi. La poetessa mi ha gentilmente concesso di tradurre una delle liriche contenute nel libro e di presentarle su JOIMag in anteprima assoluta. Ovviamente sono ben lieta di farlo, soprattutto dopo aver avuto l’onore di collaborare con lei in maniera diretta, curando l’edizione italiana de La casa folle, uscita per Lietocolle Editore all’inizio dell’estate.

Cominciamo, però, dall’inizio. Lali Tsipi Michaeli è nata in Georgia nel 1964 ed è arrivata in Israele da bambina. Ha iniziato a pubblicare poesie al principio degli anni ’90, ma la maggior parte delle sue raccolte è uscita dopo il 2000. Vive a Tel-Aviv, in riva al mare ‒ come tiene a precisare ‒ e insegna lingua ebraica all’Università Ben-Gurion di Beer-Sheva. Le sue poesie sono state pubblicate sulle principali riviste letterarie israeliane e sono state tradotte in diverse lingue, tra cui il francese, l’inglese, l’italiano e il rumeno. È anche autrice di video artistici di argomento letterario, facilmente reperibili sul suo canale Youtube.
Al di là dei dettagli biografici, l’opera di Lali Tsipi Michaeli rappresenta la vivida testimonianza di una piccola grande rivoluzione avvenuta nella poesia israeliana negli ultimi vent’anni: dopo decenni di predominio maschile la poesia israeliana di oggi è “donna”. Senza alcun dubbio. Lo è nelle sue forme più audaci e innovative, nel suo essere vigile ai mutamenti della contemporaneità. Non a caso, per Lali Michaeli la poesia “è un atto di protesta, di ribellione”, che ribadisce come il “tacere” sia “un’opzione problematica”. Nulla, infatti, è passato sotto silenzio. Non la solitudine, non l’erotismo più acceso, non il dissenso politico. E nemmeno la morte. Proprio alla scomparsa del padre, chiamato affettuosamente pàpa, con l’accento della lingua natia, è dedicato l’ultimo libro di Lali Tsipi Michaeli. Un lungo kaddish poetico, sulla scia di una tradizione che guarda ad Allen Ginsberg, vedendo nel verso lo strumento compiuto per elaborare il lutto.
Non si tratta, però, soltanto di affrontare il vuoto lasciato da una dipartita, per quanto significativa possa essere. La perdita del genitore agisce su livelli molteplici e ridefinisce l’io poetico, lo ridisegna in una forma nuova, impastata di dolore, di solitudine e di sgomento. Benché adulta, infatti, la poetessa non può vivere il distacco senza guardare la propria immagine riflessa in quella del padre morente. E accettare la scomparsa del padre significa contemplare il proprio cambiamento.

In una poesia dal titolo emblematico, Il momento decisivo, Lali Tsipi Michaeli si spinge ancora oltre, tentando di ricostruire l’attimo effettivo del trapasso, un istante fuggevole come ognuno di quelli vissuti dall’uomo, cui la morte però conferisce un carattere definitivo di eternità. Se la vita è una continua battaglia contro le forze della storia, personale e collettiva, la morte ne costituisce il combattimento supremo. Ma per chi resta la lotta non è meno ardua.

Il momento decisivo

Con occhi di cenere mi hai detto
che la tua fine era giunta
Ma nessun combattente come te si sarebbe arreso
non ti avrebbe piegato
l’ignoto.
Non ho visto che cosa è successo tra voi nel momento
decisivo
Come si sono intrecciati gli eventi
Chi ha squarciato a chi la pelle
Chi ha ficcato a chi un dito
nella carne viva
Chi ha cavato a chi
gli occhi
Chi ha strappato a chi
le orecchie
Chi ha castrato a chi
l’ego
sibilando ingiurie e maledizioni
Non ero là
Non so che cosa sia successo tra di voi nel momento decisivo
Non ero tra di voi per separarvi
Dilaniata dilaniata come sempre ansie risolte a fatica
Me ne vado a Pilates per congelare il corpo
per liberare il distacco verso lo spazio.

Sara Ferrari
Collaboratrice

Sara Ferrari insegna Lingua e Cultura Ebraica presso l’Università degli Studi di Milano ed ebraico biblico presso il Centro Culturale Protestante della stessa città. Si occupa di letteratura ebraica moderna e contemporanea, principalmente di poesia, con alcune incursioni in ambito cinematografico. Tra le sue pubblicazioni: Forte come la morte è l’amore. Tremila anni di poesia d’amore ebraica (Salomone Belforte Editore, 2007); La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica (Salomone Belforte Editore, 2010), Poeti e poesie della Bibbia (Claudiana editrice, 2018). Ha tradotto e curato le edizioni italiane di Yehuda Amichai, Nel giardino pubblico (A Oriente!, 2008) e Uri Orlev, Poesie scritte a tredici anni a Bergen-Belsen (Editrice La Giuntina, 2013).

 


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