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Il giorno della memoria, secondo me

A cosa serve e quale importanza ha la giornata dedicata alla memoria della Shoah secondo una liceale di Milano

Memoria significa riprodurre un’immagine nella mente. Significa ricordarsi di persone, avvenimenti e posti, talmente importanti da rimanere impressi dentro di noi. C’è la memoria individuale, che comprende i ricordi di un singolo; la memoria collettiva, ovvero quella che riguarda un gruppo di persone; e infine quella storica, che consiste in una memoria esterna che racchiude tutte le memorie in un unico grande disegno, affinché non possano essere dimenticate. Nel Giorno della Memoria vengono messe in gioco tutte queste tre memorie: le testimonianze che ascoltiamo con attenzione e angoscia attingono ai ricordi individuali e collettivi, infatti la Shoà riguarda un vastissimo gruppo di persone che hanno vissuto esperienze atroci. Viene messa in atto sicuramente anche la memoria storica, difatti sono tantissimi i libri che narrano del periodo della Seconda guerra mondiale.

Ognuno attribuisce un significato personale alla giornata, ma tutti sono d’accordo su una cosa: ricordare è fondamentale ed è un nostro dovere. Anzi, bisognerebbe ricordarsi della Shoà non solo il 27 gennaio, ma tutti i giorni. Infatti, c’è chi afferma: “…mi sento in dovere di parlarne con i miei coetanei, per tener vivo il ricordo di questi fatti…”. Purtroppo però, c’è chi non ha sempre a mente ciò che è successo, e quindi questa giornata diventa un momento di apprendimento, di riflessione e di presa di conoscenza sulle conseguenze dell’odio e sulle atrocità che sono state commesse.
Nelle scuole si cerca sempre di più di fare delle attività che facciano imparare e riflettere i giovani. Per esempio, si ascoltano testimonianze, si guardano film, si leggono libri e si discute su ciò che racchiudono al loro interno. C’è chi addirittura va a visitare Auschwitz. Ma secondo molti adolescenti, non tutte le scuole fanno tanto per ricordare la Shoà, né nel giorno del 27 gennaio, né durante il resto dell’anno. Questa non è una cosa positiva, infatti, come ha affermato qualcuno nell’inchiesta che ho condotto, “Il nostro futuro dipende dalla nostra memoria”. Molti adolescenti, difatti, sono d’accordo sul fatto che ricordare impedisce a quegli avvenimenti disumani di ripetersi.

Tanti ragazzi vivono il Giorno della Memoria con tristezza e angoscia. Alcuni rimangono increduli davanti alle storie terribili che vengono raccontate. Tuttavia, ci sono parecchi adolescenti che prendono il 27 gennaio, e il “ricordare” in generale, molto sottogamba. C’è chi pensa che le attività organizzate dalla scuola siano pesanti o addirittura noiose. Non tutti riescono a capire cosa è accaduto nella Shoà. Questa cosa è terribile, perché i ragazzi non riusciranno mai a comprendere il peso delle atrocità accadute durante la Seconda guerra mondiale e, di conseguenza, non rifletteranno mai sugli errori commessi al tempo e sul perché dovrebbero sempre far parte dei nostri pensieri. Oltretutto queste persone, a causa di carenza di informazioni o di mancanza di memoria, potrebbero parlare a sproposito, senza comprendere quindi il vero significato celato dietro alla Giornata della Memoria.

Nella società di oggi, tra gli adolescenti in particolare, non si parla sempre della Shoà. Questo accade soprattutto fuori da un ambiente ebraico. Infatti, parlando con i miei coetanei per scrivere questo articolo, è venuto fuori che la maggior parte dei giovani non discute spesso di questi argomenti. Il Giorno della Memoria dunque è importante perché fa pensare molto e fa venire voglia ai ragazzi di informarsi e di sapere di più riguardo agli atti atroci accaduti in passato, per poter riflettere e capire che una cosa del genere non si dovrebbe ripetere mai più.

Michaela Duadi


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