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La storia è la difesa della memoria. Parola dei nipoti della Shoah

Come si fa a trasmettere le storie dei nonni, sopravvissuti alla Shoah? Qualche risposta dall’incontro promosso da Joi dedicato a questo tema

Come ogni anno, da ormai 21 anni, il 27 gennaio, Giorno della Memoria, è la nostra occasione per ricordare e commemorare i milioni di vittime della Shoah, per una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato realmente in grado di fare tutto quello che abbiamo ascoltato negli ultimi decenni dai Sopravvissuti a quell’inferno.

27 gennaio 2021: Giornata della Memoria sì, ma anche giornata di dubbi e perplessità.
Sono stati proprio quei dubbi però, quelle domande che ronzavano da tempo nella testa di noi ragazzi, ma che forse non avevamo mai avuto il coraggio di chiedere, che hanno dato vita all’ultima JTalks, organizzata da JOI, in collaborazione con CEM e CDEC. Una serata di racconti, di storie tanto tragiche, quanto in grado di far riflettere. I protagonisti, questa volta, sono stati però i cosiddetti nipoti della Shoah, coloro che da anni hanno dedicato le loro vite a cercare di immagazzinare quanti più dettagli possibili delle storie dei propri nonni, ad ascoltare e a ripetere quanto meglio potessero, per portare avanti le loro storie e non farle sparire insieme a loro.

Ma come tramandare quei racconti? Come essere efficaci nell’esposizione di una storia non vissuta? Come portarne avanti il ricordo?
Molti gli spunti di riflessione e i pareri su cosa sia giusto fare nel pratico: chi con un libro ha tentato di lasciare nero su bianco le crudeltà sofferte dai propri cari; chi ha proposto la tecnologia come migliore alleato, per imprimere in video interviste le atrocità avvenute in quegli anni; chi, con le lacrime agli occhi, vede nelle loro figlie il mezzo concreto per rivendicare quegli anni rubati ai propri genitori.
Tra le tante, una si è però rivelata essere l’opinione più condivisa: la Storia come arma della memoria.
La conoscenza di eventi, luoghi e date, ricavate dalle tante “microstorie” che ci portiamo nel cuore, è infatti la risorsa più essenziale per andare avanti in questo arduo compito lasciatoci in eredità dai loro stessi protagonisti.

A tal proposito, durante l‘incontro, Sara Buda, storica presso la Fondazione CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), ha acceso i riflettori sull’importanza di investire risorse ed energie nell’apprendimento storico: “Un ruolo fondamentale si deve riconoscere alla didattica della Shoah, campo in cui si stanno investendo ampie risorse e che sta fiorendo molto negli ultimi anni grazie ad una riflessione molto attiva e molto diffusa. Questa didattica per essere efficace deve necessariamente usare sapientemente una combinazione tra memoria e storia. La memoria è uno strumento che agevola il coinvolgimento al di fuori della nostra cerchia di discendenti di sopravvissuti e lo fa attraverso l’emozione e l’identificazione ed è necessario che questo accada. D’altro canto, la storia risponde all’imperativo che questo non accada mai più, formando cittadini più consapevoli e più critici. Se da un lato infatti, fornisce gli strumenti critici per l’apprendimento, dall’altro questi contenuti permettono di fissare la conoscenza dei supporti più solidi”.

Quindi quale è il modo migliore per far sì che le storie dei nostri nonni non vadano perse?
Elio Limentani, storico della Shoah e nipote della Shoah, dopo averci raccontato la storia di sua nonna mette alla luce i punti chiave per rispondere alla domanda posta precedentemente: è necessario raccontare, raccontare ed essere presenti quando è necessario. Per fare questo, è fondamentale utilizzare un linguaggio comunicativo e un registro linguistico adatto, quanto più vicino possibile a quello raccontato dai nostri nonni. Se da una parte è essenziale riuscire a trasmettere queste memorie per quelle che sono, con tutte le emozioni che le caratterizzano, dall’altra parte è ancora più importante saper rispondere a domande come “perché gli ebrei sono stati perseguitati durante il nazifascismo? Cosa è successo il 16 ottobre, e dopo?
Bisogna essere consapevoli di ciò che si racconta e il motivo degli eventi storici. Non bisogna essere impreparati su questo. Si deve essere in grado storicamente di affrontare certi discorsi ed essere coscienti di questi. Bisogna combattere il negazionismo che cresce semplicemente con l’informazione sbagliata.
La conoscenza storica deve quindi, in conclusione, essere il punto forte per difendere i racconti dei nostri nonni e la loro credibilità.

 

L’incontro è visibile sulla nostra pagina Facebook


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