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Il ritorno delle palme da dattero grazie ad alcuni semi ritrovati negli scavi di Massada

Una manciata di semi ritrovati nel sito archeologico di Massada ha ridato vita ad una palma ormai estinta da due millenni

Dire che Israele sia il paese dei sogni, dei miracoli e perfino delle resurrezioni risulta una cosa abbastanza nota, ma forse, neanche il profeta piu’ ambizioso si sarebbe mai spinto tanto avanti nelle sue visioni fino ad immaginare che questa volta la rinascita non sarebbe stata fisica o spirituale di una persona o di un popolo, ma sarebbe stata invece quella di una pianta estinta da circa 2000 anni.

I ribelli ebrei rifugiati nella fortezza di Massada, l’ultima roccaforte della rivolta ebraica contro i romani nel primo secolo d.C., poco prima di mettere in atto il più famoso suicidio di massa della storia, appiccarono fuoco ai loro averi ed alla reggia, ma risparmiarono appositamente i viveri, che a detta del capo della rivolta, Eleazar ben Ya’ir  “resteranno a testimoniare che non per fame siamo caduti, ma per aver preferito la morte alla schiavitu” (Giuseppe Flavio, Guerre Giudaiche, 7,8:336).

Durante gli scavi del simbolico sito archeologico furono ritrovati nei magazzini anche dei semi della famosa palma da dattero della Giudea, rinomata nell’Impero per i suoi frutti considerati ricchi di proprietà medicinali e perfino afrodisiache, talmente nota nel mondo antico da essere raffigurata sulle monete come simbolo della regione.

Questi semi, dopo la loro scoperta, rimasero nei magazzini insieme agli altri reperti archeologici per oltre quarant’anni, finché nel 2004 l’incontro fra due donne riuscì a far  rifiorire questa palma estinta da secoli.

la Dottoressa Sarah Sallon, del Natural Medicine Research Center nell’Hadassa Medical Center, riuscì non senza difficoltà a convincere Prof. Mordechai Kislev, specializzato in archeo-botanica, a consegnarle i semi ritrovati a Massada per poterli far germogliare.  In questa impresa trovò la partner perfetta nella dottoressa Elaine Solowey, del Center for Sustainable Agriculture,  The Arava Institute for Environmental Studies.

La Solowey intuì che il primo passo era quello di ridare lentamente idratazione ai preziosi semi, ma avendone solo tre a disposizione non poteva permettersi troppi tentativi. quindi decise di metterli in un vecchio scalda-biberon. Dopo qualche settimana un dattero finalmente germogliò: così è nato Matusalemme, una notizia che ha ottenuto immediatamente un’ enorme eco a livello internazionale.

Così come per gli esseri umani, anche le palme, per la riproduzione, richiedono che la pianta maschio impollini i fiori della pianta femmina: solo in questo modo possono nascere “baby datteri”. In quest’ottica le due ricercatrici sono riuscite ad ottenere  da altri laboratori una trentina di semi antichi. E questa volt,a dei sei datteri germogliati, due sono femmine.

La famiglia delle “nuove-vecchie” palme da dattero, dunque, si allarga: a Matusalemme s’aggiungono anche Adamo, Hanna, Judith, Jonah, Uriel e Boaz. La dottoressa Sallon crede sia giusto dare un tocco di individualità a queste piante che hanno un valore storico e simbolico oltre che scientifico. Ecco perché ne sceglie con cura i nomi. Negli ultimi mesi, Hanna, che deve il suo nome alla figura biblica di una meravigliosa donna sterile che pregò con fervore prima di dare alla luce il profeta Samuele, ha finalmente  avuto la sua rivalsa storica: dopo essere stata impollinata da Matusalemme ha dato alla luce oltre 600 datteri!

Se la meta del vostro viaggio è Israele, nei dintorni delle spiagge di Eilat, consiglio di fare una piccola pausa al kibbutz di Keturà: dietro a un semplicissimo recinto troverete queste piccole, ma tanto simboliche palme che vi permetteranno di fare uno straordinario viaggio nel tempo.

Fra qualche sera durante il seder di Tu-bishvat parleremo del risveglio della natura dopo l’inverno e, prima di mangiare i datteri, reciteremo il Salmo 9:13: “Il giusto fiorirà come una palma”. E, allora, non potremo non pensare al sapore della vittoria nel riportare alla vita piante distrutte volontariamente dall’uomo durante una vicenda tanto tragica come quella di Massada. Infine, come sostiene la dottoressa Sallon, proprio in un periodo in cui c’è un grande allarme per i cataclismi ambientali, la rinascita di queste piante è un segnale di speranza per le nuove generazioni.


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