Cultura
Le traduzioni italiane della Bibbia: una storia non ancora conclusa

Poetico, letterario, filologico. Punti di vista diversi sul valore editoriale dei Testi Sacri.

Dalla seconda metà degli anni ’90 è uscito in Italia un numero considerevole di traduzioni della Bibbia, il quale supera ampiamente la ventina, senza contare le molteplici edizioni di singoli libri o di sezioni separate né le pressoché incalcolabili versioni incluse in studi specializzati. Versioni cattoliche, protestanti, ebraiche, religiose o “letterarie”; bibbie per bambini, per adulti, per ragazzi all’inizio di un cammino di fede o per giovani sposi e, ancora, edizioni illustrate o impreziosite da fini incisioni. Addirittura possiamo annoverare una traduzione delle Scritture in lingua sarda, Sa Bibbia Sacra, uscita a Nuoro nel 2003.

Un bisogno (editoriale) da soddisfare
Se difficilmente un editore compie un’operazione commerciale in assenza di una domanda o di un target percepito come reale e non solo “stimato”, si tratta di un risultato non di poco conto, soprattutto in una nazione come l’Italia dove – ahinoi! – il riconoscimento della Bibbia come cardine imprescindibile della cultura lascia ancora parecchio a desiderare. Questi dati, infatti, non ci servono soltanto per confermare a noi stessi il ben noto mantra secondo il quale la Bibbia è il più grande best seller della storia dell’umanità. Soffermandoci un momento di più su queste semplici considerazioni numeriche non possiamo non renderci conto di quanto ciò in realtà ci parli delle ultime evoluzioni del mondo culturale e religioso italiano, oltre che delle nostre esigenze di uomini contemporanei e delle nostre necessità attuali di fronte a un’opera totalizzante e straordinaria sotto ogni prospettiva qual è appunto la Scrittura, specialmente quella in lingua ebraica. In queste cifre riepilogative possiamo leggere, infatti, il nostro bisogno di (ri)leggere la Bibbia, il nostro desiderio di penetrare in un territorio dagli orizzonti sconfinati che, per lo meno in ambito cristiano-cattolico, a lungo è stato precluso al pubblico dei lettori e dei fedeli. Non a caso, sotto il profilo del dialogo religioso, gli ultimi decenni sono stati densi di trasformazioni. Soprattutto sono stati decisivi il laborioso cammino del dialogo ebraico-cristiano e la presenza in Italia di studiosi e comunicatori eccellenti come i compianti Paolo De Benedetti, Carlo Maria Martini e Giuseppe Laras, oltre a Gianfranco Ravasi, Enzo Bianchi e ai molti altri che potremmo citare. Tutti costoro hanno indubbiamente offerto una forma concreta all’urgenza diffusa di recuperare il senso profondo e autentico di una parola che è sia espressione poetico-letteraria e storica ai massimi livelli sia – per chi crede – Verbo, manifestazione di una verità rivelata.

Edizioni per il grande pubblico
È innegabile che una buona parte delle traduzioni italiane contemporanee della Bibbia nasca da questo processo o, per lo meno, da un desiderio generale di riscoperta, nello specifico di porre rimedio agli errori del passato – storici e traduttivi – riconquistando ciò che la divisione tra le fedi e le versioni più o meno volutamente imprecise avevano occultato. Possiamo quindi affermare senza paura che le ultime traduzioni della Bibbia sono più attente al testo ebraico, spesso corredate da ricchi commentari, volti a spiegare ogni dettaglio. Inoltre, i traduttori odierni della Bibbia sono pienamente consapevoli e orgogliosi del loro ruolo, anche se, alcune delle operazioni editoriali e letterarie più innovative degli ultimi anni sono state firmate da soggetti per nulla pervasi da afflati religiosi, per lo meno non in senso tradizionale. Basti pensare al traduttore-scrittore-operaio Erri De Luca, il quale ha curato per Feltrinelli un buon numero di traduzioni dall’ebraico, da testi storici come Shemòt/Esodo, a opere più meditative quale Kohèlet/Ecclesiaste. È chiaro che De Luca non è un traduttore “classico” della Bibbia, sempre che questa definizione esista. Lo scrittore napoletano, piuttosto, si lascia guidare dalla singola parola in un viaggio evocativo non sempre sostenuto dalla precisione grammaticale. Per questo motivo, molte tra le scelte traduttive di De Luca hanno fatto storcere il naso ai più raffinati ebraisti del nostro Paese, tuttavia le sue versioni della Bibbia hanno contribuito non poco ad avvicinare i lettori italiani alle Scritture, “sdoganando” in qualche modo per il grande pubblico il fascino nascosto del testo ebraico e le sue infinite possibilità.

Dalla Bibbia alla paleo-astronautica
Chi, invece, pretende di svelare le grandi bugie del passato – vere o presunte – attraverso lo studio e la traduzione del testo biblico è Mauro Biglino, un autore-traduttore controverso il quale ha pubblicato volumi di grande successo di vendita, i cui titoli già la dicono lunga sui contenuti: La Bibbia non è un libro sacro, La Bibbia non parla di Dio e Il Falso Testamento, solo per citarne alcuni. Nella maggior parte di questi libri Biglino, che per anni è stato tra i traduttori della Bibbia Ebraica Interlineare per le Edizioni San Paolo, propone versioni letterali di numerosi passi ritenendo di offrirne il “vero” significato, il senso scritturale rimosso dalle religioni tradizionali, a suo dire, ben diverso da quello cui siamo abituati. Senza entrare troppo nel dettaglio delle sue teorie, ci basterà ricordare che questo rigoroso metodo traduttologico ha condotto Biglino nientemeno che alla paleo-astronautica, inducendolo a ipotizzare, ad esempio, che la Bibbia sia in verità la cronaca-ricostruzione di un’antica discesa aliena sulla Terra.

Il valore poetico della Bibbia
Ce n’è, insomma, per tutti i gusti. Esiste però ancora un aspetto che non abbiamo affrontato, vale a dire il valore letterario e, soprattutto, poetico della Bibbia. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che la Bibbia è e rimane essenzialmente un testo letterario, il modello fondamentale per generazioni e generazioni di autori di lingua ebraica. Alcune traduzioni di oggi, soprattutto, di libri poetici come i Salmi o il Cantico dei Cantici mirano proprio a presentare al pubblico una traduzione non solo rinnovata e “contemporanea” ma anche ben elaborata da un punto di vista letterario. A questo proposito, citando il poema erotico della Bibbia non possiamo non celebrare il nome del traduttore italiano che meglio ha saputo trasferire nella nostra lingua lo splendore del testo ebraico. Si tratta ovviamente di Guido Ceronetti, recentemente scomparso dopo una vita intera dedicata alla letteratura in tutte le sue forme. Sicuramente delle traduzioni di Ceronetti non possiamo menzionare la precisione grammaticale o l’attenzione alla letteralità. Di certo il poeta torinese era guidato da una solida conoscenza della lingua ebraica ma la cosiddetta “fedeltà” non era tra i suoi interessi principali. Da grande poeta qual era, Ceronetti, infatti, è riuscito a entrare davvero nei più profondi recessi del testo biblico, restituendoci la potenza di ogni singolo vocabolo e cancellando in un istante le versioni più convenzionali. Per questo leggere l’Ecclesiaste o il Cantico dei cantici nelle traduzioni di Ceronetti rimane ancora oggi un’esperienza di lettura unica, di cui nessuno dovrebbe privarsi.

Possiamo soltanto augurarci che in futuro, accanto a traduttori precisi e rispettosi del testo originale, continuino a sorgere tra noi anche poeti-studiosi alla Ceronetti, capaci, cioè di far riecheggiare tutta la bellezza del testo biblico o, almeno, una sua piccola parte.

Sara Ferrari
Collaboratrice

Sara Ferrari insegna Lingua e Cultura Ebraica presso l’Università degli Studi di Milano ed ebraico biblico presso il Centro Culturale Protestante della stessa città. Si occupa di letteratura ebraica moderna e contemporanea, principalmente di poesia, con alcune incursioni in ambito cinematografico. Tra le sue pubblicazioni: Forte come la morte è l’amore. Tremila anni di poesia d’amore ebraica (Salomone Belforte Editore, 2007); La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica (Salomone Belforte Editore, 2010), Poeti e poesie della Bibbia (Claudiana editrice, 2018). Ha tradotto e curato le edizioni italiane di Yehuda Amichai, Nel giardino pubblico (A Oriente!, 2008) e Uri Orlev, Poesie scritte a tredici anni a Bergen-Belsen (Editrice La Giuntina, 2013).

 


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