Cultura
1938, il documentario di Pietro Suber

Un lavoro necessario sulle leggi razziali e la loro memoria

Ci sono molti modi di raccontare la storia e quello del reportage giornalistico in forma di documentario permette di muoversi lungo punti di vista, vicende e epoche diverse per comporre una narrazione a più voci sul medesimo fatto. È quanto avviene in 1938. Quando scoprimmo di non essere più italiani, il film di Pietro Suber cui la Festa del cinema di Roma dedica l’apertura.

Il film è un collage. O meglio, una sapiente composizione di diversi elementi narrativi, dalle immagini di repertorio di Istituto Luce a documenti originali dell’epoca, a testimonianze raccolte oggi e interviste a giovani militanti nei gruppi di estrema destra in Italia, passando per gli scienziati che hanno firmato il Manifesto della razza, fino ai delatori, gli indifferenti, i salvatori e i ribelli.

“Il progetto è nato quattro anni fa sulla falsariga di un libro di Alexander Stille, Uno su mille“, spiega Pietro Suber, “incentrato sulla storia di cinque famiglie ebraiche durante il fascismo. Ecco, io volevo concentrarmi sugli anni compresi tra il 1938 e il 1945”. Così i narratori principali sono i testimoni di quel periodo, un piccolo campione della popolazione reale: perseguitati, persecutori, delatori, indifferenti, protettori, a cui si devono aggiungere militanti della destra di oggi, che si mostrano revisionisti più per ignoranza che per scelta.

“Quella degli ebrei fascisti e addirittura in alcuni casi delatori è una storia molto poco raccontata”, continua Suber “Spesso in una stessa famiglia c’erano entrambe le parti, oppositori/perseguitati e fascisti convinti ma è altrettanto vero che il regime di Mussolini non nasce antisemita, lo diventa. E le leggi razziali italiane sono più pesanti rispetto a quelle tedesche, anche se le conseguenze sono minori, tuttavia le deportazioni in Italia avvengono grazie alla pubblicazione del Manifesto della Razza”. E i delatori? “Una ferita terribile. Parlare di Celeste Di Porto in comunità a Roma è quasi impossibile. Ha compiuto gesti veramente terrificanti. E poi c’era il Moretto, il ribelle del ghetto, bellissimo uomo e combattente, che flirtava con la figlia di un collaborazionista fascista per avere informazioni e protezione. Lei lo racconta, non senza commuoversi, nel film. Quello delle delazioni è un argomento difficile, ma molto importante nella ricostruzione storica”, spiega il regista.

Si parla anche della questione, finora poco esplorata, degli scienziati che firmarono il Manifesto della Razza. “Nicola Pende, medico geniale e illustre endocrinologo fascista, cerca di non comparire su quel documento, ma non vi si oppone. A lui è però intitolata una strada di Roma. La nipote Stella Pende intervistata nel deocumentario sottolinea: Avrebbe dovuto andare al confino, ma non lo ha fatto: non si è mai opposto”.

Ecco perché 1938, l’anno in cui scoprimmo di non essere italiani  è un documentario importante, un’opera necessaria per il suo valore divulgativo, storico, sociale e pedagogico, in una contemporaneità senza memoria.

Il film di Pietro Suber sarà proiettato in anteprima nella giornata di preapertura della Festa del Cinema di Roma, lunedì 15 ottobre alle ore 21 presso il Cinema Barberini.

 

Micol De Pas
Web content manager

È nata a Milano nel 1973 e da quando ha cominciato a scrivere, non ha più smesso (compulsivamente) di farlo. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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