Cultura
Alla ricerca della menorah perduta

A proposito di lampade, basamenti e simboli

Nelle case ebraiche si celebra una festa tutta dedicata alla luce: la sera del 25 di Kislev ricorre infatti Chanukkah e per otto giorni consecutivi accenderemo i lumi della chanukkiah – il candelabro a otto o a nove bracci – in ricordo della vittoria dei Maccabei e dell’inaugurazione del Tempio dopo essere stato reso impuro dal re greco Antioco Epifane nel II sec. a .C. Ma com’era davvero fatta la menorah del Tempio che venne riaccesa dopo l’inaugurazione del Santuario come simbolo della vittoria sul pericolo dell’ellenizzazione, dei pochi contro i tanti, della luce sulle tenebre?

La menorah era una lampada, ma sarebbe estremamente riduttivo considerarla solo in questi termini; infatti il famoso candelabro a sette bracci rappresentò nei secoli uno dei simboli del popolo ebraico, molto prima dell’apparizione della stella a sei punte. Essa si trovava inizialmente nel tabernacolo e poi nel primo Tempio, ma in seguito alla sua distruzione nel 586 a. C. ed al ritorno dall’esilio babilonese, fu rifatta e collocata nel secondo Tempio di Gerusalemme.
Nel secondo libro della Bibbia, l’Esodo, si narra che mentre gli ebrei erano nel deserto, Dio ispirò l’artista Bezalel per creare la menorah interamente d’oro da collocare all’interno del Tabernacolo; Bezalel è così considerato il primo artista ebreo ed ecco perché quando Boris Schatz nel 1906 fondò l’eccellente Accademia di Arte e Design a Gerusalemme, tuttora famosa nel Paese, decise di intitolarla proprio in suo onore. La descrizione biblica è molto “bucolica/naturalistica”: si parla di “fusto”, “rami”, “calici”, “boccioli”, “fiori di mandorlo”, e infatti c’è chi sostiene che fu proprio una pianta, la salvia, la fonte di ispirazione del famoso candelabro (in ebraico “marvà” da cui forse “Moriah”- il nome del monte del sacrificio d’Isacco e la parola “mor”=“mirra” ). Diverse sono le spiegazioni riguardo al numero dei sette bracci, alcune sono interpretazioni di matrice mistica; la Bibbia infatti non ci da una motivazione, ma è comune sostenere che il numero 7 simboleggi la creazione, quasi a voler proclamare Dio come unico Creatore del mondo ogni volta che la menorah venisse accesa. Vorrei invece qui soffermarmi su un dettaglio che la Bibbia non descrive affatto: com’era fatta la base del candelabro? Se facessimo un esperimento e chiedessimo ad un bambino di disegnare la menorah, molto probabilmente otterremo un piedistallo pieno. A quanto pare, però, questo è un particolare sul quale siamo invece meno sicuri e pare proprio che la base della menorah originale non fosse affatto così!

In diversi mosaici e in capitelli di antiche sinagoghe di varie epoche ritrovate in Israele la menorah viene rappresentata con una base che si regge su un treppiede. Quando in seguito alla Guerra dei Sei Giorni furono effettuati gli scavi archeologici nel quartiere ebraico di Gerusalemme venne alla luce un ampio complesso di lussose case di epoca erodiana abitate dal I sec. a. C. e distrutto nel 70 d. C. in seguito alla rivolta contro Roma, conosciuto come il “The Wohl Museum of Archeology”. Nelle sfarzose abitazioni, secondo alcuni archeologi probabilmente abitate dai coanim- i sacerdoti del tempio- è stato ritrovato un dettagliato graffito che rappresenta la menorah: anche qui la base non è piena, bensì si regge su tre gambe. Questa incisione è stata fatta da qualcuno che conosceva il candelabro, lo accendeva e si occupava della sua manutenzione, è perciò plausibile che sia una rappresentazione attendibile.

Dettaglio dell’arco di Tito

Come siamo arrivati allora dalla menorah con una base a treppiede alla rappresentazione “canonica” del piedistallo pieno del nostro immaginario collettivo? Ebbene sì, la risposta è da ricercarsi nella raffigurazione forse più conosciuta giunta a noi: nell’arco di Tito a Roma. Nell’arco di Tito sul Palatino nel foro romano, eretto da Domiziano dopo la morte del fratello Tito, viene rappresentata la menorah come parte del bottino di guerra portata in spalla dai prigionieri ebrei durante il trionfo a Roma in seguito alla sconfitta della rivolta ebraica. Le ultime notizie storiche accertate della menorah finiscono infatti a Roma: l’imperatore Vespasiano la porrà all’interno del tempio della Pace e da lì se ne sono poi perse le tracce. C’è chi ha continuato a cercarla nel Tevere, chi crede sia stata fusa dopo il sacco di Roma da parte dei Visigoti, chi crede ancora si trovi nascosta in Vaticano. Ad ogni modo, guardando attentamente il bassorilievo dell’arco di Tito, non solo la menorah è sproporzionata, quasi tozza, ma vediamo che nella base ci sono addirittura delle figure mitologiche! Rimane difficile credere che qualcosa che andasse palesemente contro i divieti biblici della raffigurazione pagana potesse essere usata come oggetto sacro all’interno del Tempio di Gerusalemme. Per risolvere questo quesito sono state avanzate diverse ipotesi: alcuni sostengono che l’artista pagano abbia messo un po’ del suo mondo, una sorta di licenza artistica; altri invece credono che la rappresentazione sia fedele: trasportare un treppiede in spalla non sarebbe stato possibile e il candelabro fu quindi messo all’interno di in una base piena per semplice comodità; addirittura, c’è chi ha avanzato l’ipotesi che i romani abbiano rubato una menorah rifatta dal re Erode e che la vera sia ancora nascosta in qualche parte del Monte del Tempio… Forse nessun oggetto sacro del Santuario ha scatenato il nostro immaginario collettivo come il candelabro ebraico, probabilmente proprio a causa del potere evocativo del simbolismo della luce nell’ebraismo intrinseco nella menorah.

Ecco perché, quando il neonato Stato d’Israele scelse il suo simbolo, fra le 450 proposte presentate fu accettata proprio la menorah ‘inesatta’ dell’arco di Tito: fu una scelta voluta e simbolica, come a voler affermare “dopo duemila anni di esilio abbiamo riportato a Gerusalemme la menorah per riaccenderla”. Questa volta nella base però, non ci sono le figure mitologiche: la base della menorah è stata resa “kasher” con la rappresentazione dei simboli delle 12 tribù d’Israele.


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