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Anne Frank, al cinema per tre giorni il docufilm di Anna Migotto e Sabina Fedeli

Il docufilm “#Anne Frank. Vite parallele” è un viaggio nel passato che parla di futuro. Dialogo con le autrici

Anne Frank. O del fare memoria, del non dimenticare, del dire “mai più”. Anne Frank. Il suo diario di ragazzina, le sue aspirazioni future, il silenzio.

Helen Mirren

Ecco, è proprio il silenzio quello che rimane, quello che invade il lettore una volta chiuso quel libro simbolo, il diario di Anne Frank. Perché finisce un attimo prima che venga portata via. Poi la parola passa alla storia, questa volta in terza persona, per decretarne la morte. Ed è quello il punto di inizio del docu-film realizzato da Anna Migotto e Sabina Fedeli, #Anne Frank. Vite parallele, che sarà nelle sale del circuito NexoDigital dall’11 al 13 novembre.

“Il diario di Anne Frank si ferma sull’orlo del baratro”, spiegano le autrici “perché non racconta a parole quello che vive una volta trasferita nei campi di concentramento. E noi volevamo colmare quel vuoto”. Così le registe hanno rintracciato cinque donne sopravvissute ai campi di Auschwitz e Bergenn Belsen, di un’età uguale o molto vicina a quella di Anne, disponibili a raccontare. Sono queste le vite parallele cui si accenna nel titolo del film che mette in scena varie letture della vita di Anne Frank. Il premio Oscar Helen Mirren ci accompagna nelle pagine del suo diario, Arianna Szörenyi, Sarah Lichtsztejn-Montard, Helga Weiss e le sorelle Andra e Tatiana Bucci si raccontano attraverso le interviste e la giovane attrice Martina Gatti invece si muove per l’Europa a comporre una storia dei luoghi e una sorta di diario sui social, per condividere la sua esperienza.

 

Un puzzle interessante, capace di trasmettere la memoria. “Il lavoro che le donne sopravvissute hanno fatto con noi”, spiegano Migotto e Fedeli, “è un viaggio a ritroso, molto importante e difficile psicologicamente, per tornare a quei momenti. Ma anche un lavoro sul presente. Su come, cioè, quella memoria sia passata ai figli prima, e ai nipoti poi. Nella relazione si determina il racconto: abbiamo parlato con un ragazzo, nipote di una vittima del nazismo, che si è fatto tatuare sul braccio il numero della nonna. Se chi gli chiede cosa sia gli pare sensibile, gli racconta la sua storia, altrimenti taglia corto, dicendo che è il numero di telefono della sua ragazza…”, spiegano, “Ma nella relazione, nel rapporto con gli altri, c’è anche una forma di rivincita, come dice una delle nostre testimoni che considera i suoi figli e i suoi nipoti il suo sberleffo ai nazisti. Anche se è vero che questa esperienza attraversa le generazioni, le contamina”. Il lavoro non è stato semplice, ma riesce nei suoi obiettivi, nonostante la difficoltà proposta ai sopravvissuti di ritornare, in maniera immersiva, a quel passato così tragico. Tutte diverse, anche per aree geografiche, a voler rappresentare l’estensione che il nazismo aveva raggiunto, ma tutte unite nella composizione di un racconto al femminile. Per provare a rispondere alla domanda: come sarebbe stata Anne Frank da grande?

Martina Gatti

“Rileggendo il Diario da adulte”, spiegano le registe, “Abbiamo fatto una scelta dei brani in cui Anne è più politica, è la giornalista che deve diventare e guarda il mondo. Da grande sarebbe stata una scrittrice e una giornalista, in giro per il mondo a conoscere la realtà, sarebbe stata una testimone. Sarebbe stata una Liliana Segre che si batte per una memoria viva, perché sia vero il “mai più”, perché sia vero che “le porte chiuse”, il razzismo, il “prima noi”… non facciano mai più parte del nostro mondo”. Il docufilm guarda anche al futuro. Co-protagonista è una giovane ragazza che va in giro per l’Europa cercando di comporre una propria storia di Anne Frank e del nazismo, da condividere sui social: “L’importante per noi è parlare a tutti, senza preclusione di mezzi, purché si racconti e si prenda una posizione precisa rispetto a quei fatti“, continuano Fedeli e Migotto, “Parlando anche dei nostri contemporanei adolescenti resistenti. Perché ci sono, non è vero che i ragazzi sono disinteressati a tutto. Le questioni climatiche e il movimento cui ha dato il via Greta Thunberg, ne è un esempio concreto. Ci rivolgiamo a loro, ai ragazzi, alla fine del documentario, che si conclude con le parole di Anne e il suo invito a essere gentili e coraggiosi. Ecco, abbiate coraggio! Questo è il nostro messaggio, ottimista pur su un tema doloroso e tragico: si può persino sopravvivere ai lager”

#AnneFrank. Vite parallele, scritto e diretto da Sabina Fedeli e Anna Migottoè prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partecipazione con RAI Cinema, in collaborazione con l’Anne Frank Fonds di Basilea e con il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa.

Nei cinema italiani solo l’11, 12 e 13 novembre con i media Radio Capital e MYmovies. L’evento è patrocinato da UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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