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BaseBerlin: ebraismo inclusivo a Kreuzberg

Il progetto berlinese di Hillel Deutschland per uno sviluppo comunitario che includa tutti e tutte

Che cosa significa essere giovani ebrei nel 2021 e come condurre sviluppo comunitario sulla base di questa domanda?
È il 2019 quando Rebecca Blady e Jeremy Borowitz decidono di trasferirsi a Berlino, precisamente nel quartiere di Kreuzberg. Sono una coppia di ebrei newyorkesi e cercano un senso di comunità: decidono di organizzare una piccola cena nell’altrettanto piccolo appartamento berlinese che li ospita.
Una cena tra giovani tra quattro mura diventa la scintilla per creare qualcosa di più grande. Come trasformare dei piccoli incontri informali in occasione di sviluppo comunitario inclusivo? Rebecca e Jeremy decidono dunque di far domanda ai fondi di Hillel Deutschland, un’associazione ebraica studentesca. Nasce BASEBERLIN: da 27, le cene iniziano a ospitare più di 200 persone. Rebecca Blady ci spiega qualcosa di più sul progetto.

Qual è la filosofia che guida Baseberlin?
Baseberlin nasce dalla consapevolezza che si può respirare l’ebraismo in diversi spazi. In primo luogo, chiaramente, nelle sinagoghe. Tuttavia Baseberlin si concentra nello specifico sulla casa, dunque sullo spazio domestico come dimensione più intima delle nostre vite e quindi nel nostro ebraismo. Ne consegue che una peculiarità di Baseberlin è accettare che ogni esperienza ebraica è in qualche modo diversa dalle altre in quanto l’intimo quotidiano ne modifica le sfaccettature. Baseberlin ha lo scopo di accoglierne il più possibile e questa è la base della nostra missione di sviluppo comunitario.

Come si sviluppa il programma?
La comunità si basa su delle relazioni che si formano di conversazione in conversazione. Vorremmo invitare chiunque sia di passaggio a unirsi per una chiacchiera su cosa significhi essere ebrei in questa generazione. Abbiamo diversi eventi settimanali: alcuni dedicati allo studio della Torah o del Talmud – lo scopo è promuovere un’educazione ebraica e un passaggio di memoria intellettuale. Un sotto-progetto è il ‘How did jew’, dove vengono spiegati concetti ebraici in modo basilare, per chi si sente di non saperne molto. Alcuni eventi sono invece dedicati alla tzedakah sociale e all’azione democratica. Tanti giovani ebrei berlinesi vogliono dare il loro contributo alla società e cerchiamo di dare loro supporto mentre cercano la strada migliore per aiutare il prossimo. L’ultimo filone di eventi è per la socializzazione. In totale offriamo quattro eventi a settimana: così come l’ebraismo ha una dimensione spirituale, sociale e intellettuale, così anche i nostri eventi. Lo scopo è un’esperienza totalizzante di ebraismo che mira a non escludere nessuno.

Che cosa si intende con ebraismo inclusivo?
L’ebraismo moderno è sicuramente pluralistico, ma tanti ebrei si sentono di dover separare una parte della propria identità dal loro essere ebrei. Diamo il benvenuto a ebrei queer, LGBTQI+, di ogni etnia, di ogni paese: l’unicità è ciò che crea un buon leader e una forte comunità. Baseberlin è uno spazio per chi si è sentito escluso in ambienti più tradizionali, o che ha sentito di dover mettere da parte una componente di sé.

Come descriveresti il rapporto con il mondo non ebraico?
Per Baseberlin è importante dialogare col mondo esterno all’ebraismo o specificamente quello non ebraico di Berlino. Nel primo caso ci siamo focalizzati sulla coalizione con altre minoranze – cercando un dialogo con le comunità turca e curda; nel secondo un progetto interessante è stato in collaborazione con la comunità di Halle, vittima recentemente di attacchi antisemiti.

Come portate avanti i progetti durante la pandemia?
Ci siamo adattati come potevamo e con creatività. Per Purim abbiamo collaborato con il centro Chabad.
Un rabbino, dal tetto di una limousine, ha recitato la megillah per le strade di Berlino!

Qui trovate altre info su Baseberlin e sul movimento Base negli Stati Uniti (e altrove)

Micol Sonnino
collaboratrice

Micol-con-la-emme Sonnino, da pronunciare tutto d’un fiato, nasce a Roma nel 1997. Studia tutto ciò che riguarda l’Asia dell’Est all’Università di Bologna e vive tra Italia, Austria e Giappone per una magistrale in sviluppo sostenibile, con focus su sviluppo urbano e rurale. Le piace cucinare con la nonna e mangiare carciofi di stagione.


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