Cultura
Carlo Levi e Carlo Ludovico Ragghianti, storia di un’amicizia

Un sodalizio ininterrotto tra arte, politica e letteratura

Il sodalizio tra Carlo Leci e Carlo Ludovico Ragghianti: una esposizione del 2022 alla Fondazione Ragghianti di Lucca ne racconta le vicende. Oggi resta il catalogo, punto di riferimento per qualsiasi studio su questi due protagoniste della cultura italiana del Novecento. Quello che è specifico di questo lavoro è rendere evidente lo scambio di sguardi: quello di Ragghianti, critico e storico dell’arte, e quello di Levi, medico, pittore e scrittore.

Lo sguardo del Levi medico è analitico, seziona la realtà, indagandone il dentro e il fuori al fine di classificarla, quindi di conoscerla. Analogamente in pittura dove rappresenta paesaggi e ritratti con la stessa capacità di restituirne la complessità. Ed infine nella scrittura, sia in Paura della libertà, sia in Cristo si è fermato ad Eboli, c’è una stessa capacità di osservare il mondo, di rapportarlo all’espressione artistica e di fermare ed elaborare la memoria di ciò che ha vissuto: due realtà, una l’esilio a Parigi, l’altra il confino in Lucania.

Ciò che accomuna Rgghianti e Levi è una solida e duratura amicizia (“sodalizio ininterrotto”, si scrive in catalogo), fondata sull’appartenenza a una cultura politica profondamente antifascista (entrambi militano in Giustizia e Libertà ed entrambi scontano il carcere) e sullo sguardo proiettato verso il futuro di cui si anticipano le linee costruttive. In entrambi il mondo è osservato attraverso discipline diverse e tra loro complementari. In particolare Carlo Ludovico Ragghianti contribuisce con tutto il suo lavoro al disegno di una storia e di una critica d’arte saldamente intrecciate e dove si apre all’indagine critica l’arte moderna e contemporanea, compreso il cinema, l’architettura, il territorio. Parallelamente Carlo Levi matura un interesse sempre più urgente verso la “settima arte” nella quale confluiscono le sue capacità narrative, di scenografo e di costruzione di un linguaggio espressivo che si confronta con la realtà contemporanea. Tanto è vero che la prima opera per cui lavora come scenografo, il film Patatrac (1931), ha un’ambientazione architettonica del tutto moderna secondo le sue precise indicazioni anche grafiche. Immagini che vengono pubblicate sulla rivista di architettura “La Casabella”. Questi spazi potrebbero essere divulgati facilmente come immagini reali di edifici appena costruiti, come per esempio avveniva ad Ivrea negli stessi anni per ispirazione di Adriano Olivetti.

Significativo di questo periodo è un dipinto (1931) che ritrae Edoardo Persico, critico d’arte e d’architettura, fondamentale sugli orientamenti di quegli anni tra Milano e Torino. Nel capoluogo piemontese Levi si forma come artista, dopo la laurea in medicina, nello studio di Felice Casorati e nella frequentazione con Lionello Venturi, figlio dello storico dell’arte Adolfo Venturi. Grazie al giovane Lionello, Levi orienterà sempre più la sua pittura verso i modelli francesi del Post Impressionismo. E poi ancora l’assonanza di esperienze tra letteratura e cinema con il rapporto con Pier Paolo Pasolini. Pasolini scopre la cinepresa come strumento di racconto e diventa regista, uomo di cinema, dove convivono l’amore letterario, gli studi di storia dell’arte e la musica. Ugualmente per Levi la scoperta del cinema è la traduzione in atto dell’arte in movimento. Apre la serie dei “Disegni del tempo di guerra” (su 6 sezioni con le quali è articolato il catalogo), un ritratto a matita di Carlo Ludovico Raggianti (1944), particolare per intensità e per assenza di contorno di paesaggio. Resta solo il colloquio tra l’osservatore e il soggetto raffigurato. Un colloquio mai interrotto fino alla morte.

Levi e Ragghianti Un’amicizia fra pittura, politica e letteratura, catalogo mostra, a cura di P. Bolpagni,D. Fonti, A. Lavorgna, Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte Lucca, 2022

 

Sandra Sicoli e Pierpaolo Nicolini
collaboratori

Sandra Sicoli, storica dell’arte, ha lavorato presso la pinacoteca di Brera e la soprintendenza alle Belle arti di Milano.
Pierpaolo Nicolini, architetto, docente di Storia dell’arte


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