La mostra
Cast Off, la mostra di Yael Bartana a Modena

Identità, rito e stato-nazione nella personale dell’artista israeliana

Ne ha fatta di strada Yael Bartana, dal piccolo moshav di Kfar Yehezkel dove è nata nel 1970. Un diploma nel 1996 all’Accademia di Belle Arti Bezalel a Gerusalemme e poi un altro alla School of Visual Arts di New York nel 1999, oggi vive e lavora tra Berlino, Tel Aviv e Amsterdam.

Nella sua arte trovano posto la fotografia, il cinema, il suono, la ricerca storica e l’immaginazione narrativa, in un intenzionale intreccio di realtà e finzione che veicola una riflessione su tre grandi temi del nostro tempo: identità, rito e stato-nazione. Temi che di questi tempi ci chiedono di prendere posizione, di rivelare i meccanismi politici e sociali che li strumentalizzano.

Dopo numerose partecipazioni internazionali, tra biennali, personali e mostre collettive, l’arte di Yael Bartana è ora in mostra a Modena, presso il Palazzo Santa Margherita, sede della Fondazione Modena Arti Visive. Curata da Chiara Dall’Olio, l’esibizione presenta sei installazioni video e fotografiche, disposte tra la Sala Grande e le Sale Superiori del Palazzo.

Il nome della mostra, Cast Off, è la traduzione inglese di Tashlikh, titolo del video del 2017 che costituisce una delle installazioni. Una carrellata in slow motion di oggetti su sfondo nero, appartenenti a carnefici e vittime di persecuzioni etniche, genocidi e guerre di tutto il mondo: Tashlikh, letteralmente “l’atto del gettare via”, è una delle preghiere rituali di Rosh Hashanà, durante la quale i peccati dell’anno precedente vengono simbolicamente trasferiti su un oggetto che si getta nell’acqua corrente.

Yael Bartana, The Recorder Player from Sheikh Jarrah, 2010, fermo immagine. Per gentile concessione di Annet Gelink Gallery, Amsterdam e Sommer Contemporary Art, Tel Aviv

A precedere Tashlikh, aprendo l’esibizione, c’è un altro video: The Recorder Player from Sheikh Jarrah, in bianco e nero, girato nel 2010, in cui vediamo una manifestante che, in occasione di una protesta a Gerusalemme contro l’espulsione di residenti palestinesi, suona un flauto dolce davanti ai soldati.

Il tema della casa ritorna nella doppia proiezione, datata 2007, intitolata Summer Camp / Avodah, in cui Bartana riprende l’estetica di Avodah (film diretto da Helmar Lerski nel 1935 che esorta gli ebrei a fare ritorno in Palestina) e ne ribalta la prospettiva, raccontando la ricostruzione di una casa palestinese da parte degli attivisti del Comitato Israeliano Contro la Demolizione delle Case.

Yael Bartana, Summer Camp, 2007, fermo immagine. Per gentile concessione di Annet Gelink Gallery, Amsterdam e Sommer Contemporary Art, Tel Aviv

Questo gioco di ribaltamento è presente anche nella serie fotografica ospitata nell’ultima stanza, The Missing Negatives of the Sonnenfeld Collection, basata su immagini selezionate dall’archivio di Leni e Herbert Sonnenfeld, i due fotografi e giornalisti che tra il 1933 e il 1948 documentarono la Palestina mandataria. L’artista ricrea alcune scene della serie originale, ma utilizzando come modelli giovani ebrei e arabi di oggi, a impersonare l’ideale sionista di lavoratore, contadino e soldato.

L’ambiguità presente in queste video installazioni”, spiega la curatrice Chiara Dall’Olio, “è quella del confine fra realtà e finzione, ma è anche la mescolanza fra uno stile documentario e una modalità di ripresa tratta dai film della propaganda sionista degli anni Venti e Trenta, con momenti che possono risultare quasi ironici, fino alle ultime opere che portano all’estremo un’estetica raffinata e minimalista, ma al contempo densa di stratificazioni di significati e simbologie”.

Yael Bartana, A Declaration, 2006, fermo immagine. Per gentile concessione di Annet Gelink Gallery, Amsterdam e Sommer Contemporary Art, Tel Aviv

Abbiamo poi A Declaration – presente nella collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena – in cui per la prima volta l’artista crea direttamente una finzione cinematografica senza riprendere un filmato reale. Nel video, la bandiera israeliana viene sostituita da un albero d’ulivo. Un simbolo di pace, ma anche un’azione politica e provocatoria, poiché l’ulivo richiama le rivendicazioni nazionali di Israele e Palestina, oltreché la retorica sionista sul lavoro della terra.

C’è tanto Israele, nell’arte di Yael Bartana, ma la riflessione su identità, rito e stato-nazione non dimentica l’Europa. La video installazione True Finn del 2014, posta nelle Sale Superiori, è incentrata su otto residenti finlandesi di etnie, religioni e provenienze differenti, che s’interrogano sul significato di identità nazionale.

Yael Bartana, True Finn , 2014, fermo immagine. Per gentile concessione di Petzel Gallery, New York; Annet Gelink Gallery, Amsterdam e Sommer Contemporary Art, Tel Aviv

“Ciò che interessa a Bartana”, dice Dall’Olio, “è dare un cambio di prospettiva, creare un’altra possibile storia, ribaltare i poli e lasciare allo spettatore di vedere l’effetto che questo ribaltamento produce”.

Daniele Pittèri, direttore generale di Fondazione Modena Arti Visive, commenta: “Mi ha colpito un’affermazione di Yael Bartana che parlando, qualche tempo fa, del suo lavoro diceva: “Non mi importa più di tanto dell’arte. Ciò che davvero mi interessa è stimolare una riflessione sostanziale, anche a costo di uscire dal territorio dell’arte”. È una dichiarazione molto forte. Sintetizza una prospettiva civile e civica che incrocia, in maniera ‘determinante’, ossia fino a determinarle, la sua poetica e la sua espressività. Il complesso lavoro dell’artista israeliana, aldilà del valore intrinseco delle singole opere, pone sotto una diversa luce concetti quali ‘identità’, ‘memoria collettiva’, ‘ritualità’, ‘appartenenza’, ‘nazione’, tutti termini abusati, oggi, e semanticamente violentati. Bartana offre la possibilità di confrontarsi con questi concetti, di considerarli ex-novo, di provare a rivalutarli in una prospettiva e in una dimensione strettamente connesse all’essere e all’agire umani”.

Yael Bartana, Cast Off, dal 15 novembre 2019 al 13 aprile 2020, FMAV – Palazzo Santa Margherita, Sala Grande e Sale Superiori, Corso Canalgrande 106, Modena. A cura di Chiara Dall’Olio.

Yael Bartana, che sarà anche visiting professor del Master sull’immagine contemporanea della scuola di alta formazione di Fondazione Modena Arti Visive, sarà protagonista di un artist talk, in dialogo con la curatrice della mostra, mercoledì 12 febbraio alle ore 18 a Palazzo Santa Margherita.


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