Cultura
Chi ha appiccato l’incendio del Reichstag nel 1933?

Il documento ritrovato nel tribunale distrettuale di Hannover

Tutti i giornali riportano la notizia del ritrovamento di un documento che permetterebbe di attribuire ai nazisti stessi la responsabilità dell’incendio che nel 1933 devastò il Reichstag di Berlino. Quelle fiamme di fatto diedero il via alla repressione dei partiti di opposizione e alla messa al bando del Partito comunista tedesco. Un giovane muratore comunista olandese, il 24enne Marinus van der Lubbe, fu giustiziato come unico responsabile del rogo. Ma un documento ritrovato nel tribunale distrettuale di Hannover lo scagiona. Si tratta di una testimonianza giurata che Hans-Martin Lennings, ex membro delle Sa, il primo gruppo paramilitare del partito nazista, fece scrivere nel 1955 in forma notarile.

E se gli storici hanno ritenuto che la gerarchia vicina al Führer potesse essere coinvolta nella vicenda e che Hermann Goering fosse il mandante del rogo nonostante la versione ufficiale fosse un’altra, questo documento riapre il caso, in favore di una nuova lettura della storia. La notizia, riportata dalla maggior parte dei quotidiani nazionali, a partire dalle agenzie di stampa:

Ansa: Una dichiarazione giurata pubblicata dal notaio tedesco a cui era stata affidata tanti anni fa confermerebbe uno dei più grandi sospetti della storia tedesca del secolo scorso: che sono stati i nazisti a dare fuoco al Reichstag nel 1933, usando la scusa delle fiamme al Parlamento per sopprimere le libertà ed i diritti civili nel Paese. La dichiarazione era stata rilasciata ad un notaio da un militante delle SA, il quale vi sostiene che il piromane non fu l’olandese Marinus van der Lubbe, che venne condannato a morte dai nazisti per il rogo: quando egli arrivò in auto al Reichstag, si legge nella dichiarazione che è stata valutata come autentica da un giudice di Hannover, le fiamme già divampavano nell’edificio. E quindi l’incendio era stato appiccato prima.

Non si sono mai attenuate le polemiche tra gli storici su quale fosse la verità dei fatti. Nel 1986 il quotidiano La Repubblica, pubblicava questo articolo:

BONN – Un’accesa polemica è divampata tra gli storici, durante una conferenza stampa in cui veniva presentato un libro che scagiona i dirigenti nazisti per l’ incendio che distrusse il Parlamento tedesco nel 1933 e che fornì a Hitler il pretesto per rafforzare il suo potere. Il libro scritto da sei eminenti storici della Germania federale sostiene che l’ incendio fu opera di un comunista olandese (come sostenne la polizia tedesca all’ epoca) e che coloro che effettuarono in passato ricerche sull’ argomento si servirono di documenti falsi al fine di dimostrare che i nazisti furono la mente direttiva della vicenda. La presentazione del libro, intitolato “L’ incendio del Reichstag, fine di un mito” è stata frequentemente interrotta da accesi interventi di storici che hanno contestato la validità della tesi. Il libro identifica in Marinus van der Lubbe, un giovane membro del raggruppamento comunista olandese e che fu condannato e giustiziato dai nazisti, l’ unico responsabile dell’ incendio che avvenne il 27 febbraio 1933, quattro settimane dopo che Hitler era diventato cancelliere. I nazisti si servirono dell’ incendio per eliminare il Partito comunista tedesco come forza politica, per arrestare gli oppositori di sinistra e per privare il Parlamento dei suoi poteri. Gli autori del nuovo libro sostengono che gli storici che hanno trattato l’ argomento hanno sempre tentato di impedire ad altri l’ accesso ai documenti d’ archivio.

Sul Jerusalem Post ne parla un articolo arricchito da interessante materiale fotografico dell’epoca; da leggere poi il pezzo pubblicato sul sito Deutsche Welle dw.com, che ricorda anche la resistenza tedesca e che cosa sia il Reichstag nella Germania di oggi.


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