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Concerto per Tullia Zevi: intervista al consigliere Ucei Raffaele Turiel

L’Ucei, la consulta rabbinica e l’ebraismo laico, a partire da quanto è successo intorno all’evento ospitato nella Cappella Paolina

Che ruolo ha la Consulta rabbinica nelle decisioni di Ucei e quali sono i confini dedicati alla rappresentanza laica? Ne abbiamo parlato con Raffaele Turiel, consigliere Ucei, a commento di quanto è accaduto intorno al concerto dedicato alla memoria di Tullia Zevi.

Partiamo dai fatti, che ormai tutti ben conosciamo. Quale comportamento, secondo lei, avrebbe dovuto adottare la Presidente Noemi Di Segni?
Rispondo partendo, apparentemente, da lontano. L’Ucei, con l’ultima riforma è diventata, a mio parere, una organizzazione oltremodo complessa, con una rappresentanza numericamente sovradimensionata. Un Consiglio di decine di persone che, necessariamente, può riunirsi un limitato numero di volte. La gestione è nei fatti interamente affidata a Presidente e Giunta e funziona se esiste sinergia tra Presidente e Giunta.
È accaduto, in questo caso, che Consiglio e membri di Giunta non siano venuti a conoscenza del primo responso della Consulta rabbinica, datato 17 gennaio, se non a fine mese in seguito ad uno scambio di mail tra Consiglieri. Nel frattempo la Presidente Noemi Di Segni aveva chiesto e ottenuto un riesame del primo responso, per la delicatezza del tema a fronte dei vincoli posti dagli organizzatori.
A mio parere la Consulta ha risposto bene alla sollecitazione. Non ha eluso la nuova richiesta di riesame, ha anzi ha aggregato un referente esterno, mostrando professionalità, per poi confermare quanto già comunicato il 17 gennaio. Non penso che si possa imputare nulla a Noemi Di Segni per aver richiesto una sorta di “second opinion”. Quel che è mancato, nel caso, è il coinvolgimento tempestivo della Giunta: in presenza di un procedere condiviso, ci saremmo, molto probabilmente, risparmiati un fiume di polemiche che lasciano il tempo che trovano.

Quando e perché il Presidente Ucei deve rivolgersi alla Consulta rabbinica?
Gli organi direttivi dell’UCEI hanno la possibilità di interpellare la Consulta di fronte ad interrogativi di natura halachicha che si dovessero porre in relazione ad attività dell’ente, la Consulta Rabbinica è l’organo di riferimento deputato ad esaminare le istanze dell’UCEI. Il buon senso suggerisce, naturalmente, che si tratti di questioni di un certo rilievo o delicatezza. Ed in effetti non avviene, nella mia esperienza di Consigliere, che questo accada soventemente.

Quali sono allora i limiti della rappresentanza laica, entro quali confini deve muoversi?
Metto in linea alcune questioni. La rappresentanza “laica”, tutt’al più tradizionalista, certamente non osservante, nel Consiglio dell’Unione è decisamente maggioritaria. Statutariamente, peraltro, l’UCEI è la “holding” di Comunità ebraiche ortodosse. Di fronte a interrogativi che richiedono chiarimenti halachici, a prescindere dal proprio livello di osservanza, l’unitarietà è perseguita nel ricercare ed aderire al responso dato da chi è preposto ad indicarci la via. Se il Presidente si pone un dubbio e chiede il parere rabbinico, come ho detto in precedenza, agisce correttamente, segue un percorso definito dalle regole che governano l’ente. Per coerenza, se si chiede una indicazione, è poi conseguente seguirla. Queste sono le regole del “gioco”. Secondo alcuni, la Presidente avrebbe dovuto tirare dritto ignorando il parere richiesto. Francamente, trovo questo assunto ridicolo. Merita maggior rispetto chi dovesse mai proporre un cambio delle regole, con tutte le conseguenze del caso, rispetto a chi chiede di svuotare di contenuto norme che garantiscono equilibri delicati, riducendole ad un simulacro. Asserire che la Consulta rabbinica tenga in scacco l’Ucei è falso, ma serve, strumentalmente, a mantenere vivo il fuoco della polemiche alimentando contrapposizioni.


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