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Cultura
Da Berlino a Ceuta. Storie di muri, a teatro

La parola a Paolo Colombo, storico e autore di due spettacoli per parlare di muri, a partire dalla caduta di quello di Berlino

A volte la didattica non basta. Segna confini troppo stretti, asfittici, banalizzanti, anche per chi in aula esce dagli schemi delle lezioni cattedratiche e si avventura nella sperimentazione. Cercando un dialogo diretto con gli studenti, aprendo le porte a una creatività del sapere.
Se poi si insegna storia i confini rischiano di essere ancora più limitanti: date, nomi, fatti… troppo poco per dare significato a ciò che ha fatto l’uomo lungo i secoli. Abbastanza perché la materia risulti estremamente noiosa. E contro la noia si è ribellato un professore di storia all’Università Cattolica di Milano, Paolo Colombo. Che qualche anno fa ha deciso di portare le sue lezioni sul palcoscenico, in una formula che ha chiamato History Telling. “Volevo portare le narrazioni fuori dall’Università e con la collega Chiara Continisio abbiamo cominciato a lavorare in vari luoghi della città, finché siamo approdati al Teatro Ariberto e, lo scorso anno, al Carcano”, spiega Colombo. Che continua: “Ci siamo accorti dell’importanza della narrazione così abbiamo cercato varie collaborazioni e aiuti per elabrare adeguatamente i nostri testi, per esempio con Lella Costa abbiamo fatto uno spettacolo su Piazza Fontana, e poi abbiamo sperimentato strade diverse, dal video al suono all’uso di libri. Un percorso da autodidatti il nostro, naturalmente avendo davanti maestri eccellenti di questo tipo di teatro, ma con l’obiettivo soprattutto di emozionare. Il coinvolgimento emotivo innesca percorsi di curiosità”. E in effetti la curiosità che gli spettacoli di Paolo Colombo e Chiara Continisio suscitano è tanta: ormai hanno un pubblico di affezionati, ma la platea dei teatri che li accolgono è sempre più vasta, oltre ad essere approdati anche all’ultima edizione del Festival della mente di Sarzana.
Il prossimo appuntamento è con uno spettacolo dedicato ai muri. A quelli del passato, ma anche a quelli del presente.
“Nello spettacolo Muri. Storie di umanità divisa: dalla Muraglia cinese a Banksy, si parte dalla caduta del Muro di Berlino. È il muro stesso che parla, in prima persona. Poi si va a Gerusalemme, al Muro del Pianto, per raccontarne l’origine storica e archeologica, quindi, per associazione d’idee si passa ad altri storici muri come il Vallo di Adriano e la Muraglia Cinese. Sono esempi, metafore del presente. Dunque raggiungiamo l’attuale barriera israeliana, raccontiamo le vicende di Banksy, facciamo un giro sulle altre edificazioni per concludere con quella di Ceuta, a Gibilterra”, spiega Colombo. A dare ulteriormente voce a questa maratona lungo le barriere tirate su nelle diverse epoche storiche è il disegnatore Michele Tranquillini. Mentre Colombo porta avanti la narrazione orale, Tranquillini da forma a ogni vicenda disegnandola in tempo reale. E sa dare contorni alle emozioni, ai sentimenti che questi muri inevitabilmente suscitano nelle persone. In chi vive in situazioni di contiguità con le barriere, in chi è costretto a modificare la propria vita a causa di queste. Impossibile non pensare a un recente film, Tutti pazzi a Tel Aviv di Sameh Zoavi: il protagonista è l’autore dei una serie tv girata a Ramallah, ma vive a Gerusalemme Est e il passaggio quotidiano al check Point diventerà fondamentale per il proseguimento delle puntate. Tra il serio e il faceto, quel film palestinese metteva in risalto una realtà altra, resa unica dalla presenza di un ostacolo, di una chiusura.
“Siamo fatti per muoverci”, commenta Paolo Colombo, “e uno dei temi affrontati in questo spettacolo è proprio quello del muro contro il movimento. Insieme alle critiche che noi nel mondo occidentale tendiamo a sostenere contro chi erige muri, senza accorgerci che lo facciamo anche noi… Ecco, lo storico deve essere obiettivo. Ma credo che l’obiettività passi attraverso la dichiarazione delle proprie posizioni”. Questo spettacolo andrà in scena a febbraio, attualmente il testo è ancora in lavorazione per raggiungere il minutaggio adeguato.

Prima però ne vedremo un altro, dedicato a Ceausescu. La caduta del muro di Berlino non ha avuto gli stessi cascami lungo tutta la cortina di ferro e la storia della Romania è veramente densa di significati, probabilmente un unicum nel panorama europeo. “Una storia meravigliosa: Ceausescu è l’ultimo dittatore e continua a farlo senza nessuna considerazione ai cambiamenti che hanno travolto l’Europa e l’Unione Sovietica, finché, mentre pronuncia il suo discorso nella piazza gremita di gente, viene preso e arrestato. Di fatto, cosa vogliamo raccontare di lui? La storia dell’esercizio di un potere personalistico, quella dell’uomo che voleva fare la Grande Romania. Ma anche quella del popolo dei rumeni che subiscono il passaggio di regime impresentabili. Non ultimo, un pezzettino di storia del comunismo e del totalitarismo che nessuno racconta mai, agganciato a questi territori per così dire “minori”. E questo è anche un modo diverso di fare politica”. Continua Colombo. Che mette a punto geografie precise, visioni emozionali dei luoghi comuni che ci accompagnano e che descrivono il nostro modo di raccontarci. La storia, o meglio le basi scientifiche della storia servono anche a questo: far emergere i pregiudizi e ricomporre dei quadri realistici della narrazione. E questo è un fare politico. “Non solo”, prosegue Colombo, “è anche un modo per dare le chiavi di accesso alla profondità. Spesso l’elemento emozionale diventa la spinta per l’approfondimento perché incentiva la curiosità. Nei ragazzi, che hanno le conoscenze ma spesso sono frammentarie e sparpagliate e attraverso il racconto possono riunirle in una nuova mappa del sapere. Ma anche negli adulti, che possono guardare quei fatti attraverso lenti diverse”.

 

Il crollo della Cortina di Ferro. Ceausescu, la Romania e i mostri della politica. 2 dicembre, Teatro Carcano

Muri. Storie di umanità divisa: dalla Muraglia cinese a Banksy. Con la partecipazione di Michele Tranquillini, 10 febbraio, Teatro Carcano

 

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973 e da quando ha cominciato a scrivere, non ha più smesso (compulsivamente) di farlo. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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