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Dublino, città ebraica

150 anni di storia lungo un percorso nella città iralendese

La storia degli ebrei in Irlanda non ha conosciuto solo ostacoli. E se è vero che la comunità è al momento molto esigua, poco più di 2.500 membri concentrati soprattutto nella capitale, è anche vero che fa sentire la sua presenza in maniera piuttosto vivace.
Sull’isola di smeraldo, gli ebrei si sarebbero trovati relativamente bene fin dal loro arrivo ufficiale, ai tempi di Guglielmo il Conquistatore, e, per quanto i documenti storici al riguardo scarseggino, così sarebbero rimasti almeno fino all’espulsione, voluta da Edoardo I nel 1290.
Per il loro rientro, si sarebbe dovuto aspettare la revoca di Oliver Cromwell del 1657, ma pare che questa avesse solo confermato un dato di fatto. Altrimenti, come giustificare l’elezione nel 1555 di un sindaco ebreo, William Annyas, per la città di Youghal, nella contea di Cork?

In effetti, erano già molte le famiglie ebraiche qui arrivate ai primi del Cinquecento dalla Spagna e dal Portogallo e molte altre le avrebbero raggiunte nei decenni successivi, in fuga dall’Inquisizione e alla ricerca di una vita migliore. Prova della loro importanza, all’indomani della legittimazione di Cromwell, sarebbe stata la fondazione nel 1663 della prima sinagoga di Dublino, in Crane Lane, a un passo dal Castello.
Risalirebbe poi al 1718 l’acquisto di un terreno per costruire un cimitero nell’attuale quartiere di Fairview. Noto nel Settecento come Ballybough, questo ex villaggio costiero si sarebbe poi guadagnato l’attuale nome grazie all’amenità della vista che offriva su tutta la baia. Poco distante, in un sobborgo chiamato Annadale, pare abitasse una piccola comunità di sefarditi, composta presumibilmente da un centinaio di elementi.

Oggi l’antico quartiere ebraico è un grazioso complesso residenziale e la via che lo collegava al villaggio di Fairview, Ellis’s Lane, ha preso il nome di Phillipsburgh Avenue, ma anche all’epoca non doveva mancare di una certa bellezza, se già le sue case erano descritte come “linde ed eleganti”.

Tornando al cimitero di Ballybough, fu inaugurato nel 1718 e restò attivo fino ai primi anni del Novecento. L’ultima sepoltura in una tomba di famiglia risalirebbe al 1958, mentre la chiusura ufficiale avvenne nel 1978. Per la sua edificazione, soprattutto per la costruzione del muro perimetrale, sarebbe intervenuta la congregazione londinese di Bevis Marks, che avrebbe fornito anche delle guardie per sorvegliarlo.
Oggi, chi passa davanti alle porte del più antico cimitero ebraico di Irlanda, all’angolo tra Fairview Strand e Richmond Road, può ancora scorgere, sulla facciata della cappella mortuaria costruita nel 1857, l’incisione che ne riporta l’anno di edificazione secondo il calendario ebraico, il 5618. 
Nonostante la chiusura, il sito è stato per anni controllato da un custode del Dublin Jewish Board of Guardians, mentre nel 2017 la sua proprietà è passata al Comune di Dublino, che si è preso l’incarico di ristrutturare il muro perimetrale e la cappella. Per il restauro e la visita delle circa 150 lapidi, dalle antiche iscrizioni in ebraico e inglese, si dovrà aspettare ancora qualche tempo, ma i lavori di pulizia e di bonifica dalle piante infestanti sembrano essere a buon punto.
La fortuna di questo cimitero aveva iniziato a calare nella seconda metà dell’Ottocento, con il trasferimento di gran parte della comunità in altre zone della città. Inoltre, già con la fine del Settecento, gli ebrei di Dublino erano sì diventati piuttosto influenti nella vita cittadina, ricoprendo ruoli importanti nel commercio e nell’economia in genere, ma a causa dell’assimilazione, dei matrimoni misti e delle conseguenti conversioni avevano cominciato a diminuire.

La situazione sarebbe nettamente cambiata con la fine dell’Ottocento e con l’arrivo degli ashkenaziti in fuga dall’Europa Orientale, in particolare dalla Lituania. È di questo periodo la nascita della cosiddetta Piccola Gerusalemme, nella zona di Portobello, nella parte sud della città. Stabilitisi inizialmente in Lower Clanbrassil Street, via via che fecero fortuna i nuovi arrivati si trasferirono in South Circular Road, in Longwood Avenue e in Bloomfield Avenue, dove aprirono anche una scuola. I negozi si concentravano in particolare lungo Lower Clanbrassil Street, dove le attività commerciali ebraiche si intrecciavano con quelle irlandesi locali. Tra le tante, quella dei macellai di Eastman, che qui continuarono a eseguire la macellazione rituale fino all’istituzione di un mattatoio ebraico in Vincent Street.

Tra i personaggi più influenti dell’epoca si ricorda Robert Bradlaw, nato Robert Brudno, che divenne un importante leader della comunità. Tra il 1880 e il 1890 Bradlaw fondò una sinagoga a St. Kevin’s Parade (chiusa alla fine degli anni Sessanta del Novecento) e, nel 1898, istituì il cimitero Dolphin’s Barn, in Aughavanagh Road, dove oggi riposa. Tuttora luogo di sepoltura per la comunità ortodossa dublinese, questo cimitero prese definitivamente il posto di quello di Ballybough al momento della sua chiusura.

Per quanto riguarda le sinagoghe, la loro edificazione è una delle prove più evidenti dell’importanza della comunità ebraica in città. Bisognosi di un nuovo luogo di culto, pare che nel marzo del 1892 i nuovi arrivati ashkenaziti avessero chiesto un sostegno ai concittadini irlandesi, ricordando gli aiuti che loro stessi avevano offerto alla città che li ospitava. La risposta, rimbalzata sui diversi giornali locali, pare non si fosse fatta attendere.
L’Irish Times avrebbe così scritto, il 3 marzo 1892: «Una piccola comunità, che dimora pacificamente in mezzo a noi, fa appello oggi per la prima volta ai suoi concittadini cristiani (…) Una generosa risposta all’appello alleggerirà il lavoro che un piccolo numero di devoti lavoratori ha intrapreso per il benessere di molti». Il giorno dopo, il Dublin Daily Express si sarebbe espresso a sua volta in questi termini: «Pensiamo che sia il dovere di ogni cristiano, non importa a quale denominazione possa appartenere, assistere la comunità ebraica nel suo pio lavoro di innalzare una struttura degna della sua antica religione e di completare le sue scuole». A coronare questa staffetta di solidarietà sarebbe arrivata, il 4 dicembre dello stesso anno, la consacrazione della nuova sinagoga al 37 di Adelaide Road, vicino a South Circular Road, il cuore del quartiere ebraico. Rimasta attiva fino al 1999, a seguito dello spostamento di gran parte della comunità verso la periferia la sinagoga avrebbe poi trasferito i propri servizi presso la Terenure Hebrew Congregation, sinagoga di rito ortodosso ashkenazita tuttora in funzione al 32a di Rathfarnham Road.
Era un tempo una sinagoga anche il piccolo ma ricchissimo Irish Jewish Museum . Sito in Walworth Road 3, il museo degli ebrei irlandesi è stato inaugurato nel 1985 dall’allora presidente di Israele Chaim Herzog, illustre irlandese nato a Belfast ma cresciuto a Dublino, a un passo dall’antico luogo di culto, in Bloomfield Avenue 33.
Gli oggetti esposti nelle salette del museo ripercorrono 150 anni di storia delle comunità ebraiche irlandesi, mettendone in luce i contributi offerti allo sviluppo dell’Irlanda moderna e alla sua lotta per l’indipendenza. Oltre a fotografie, dipinti e documenti, vi si può ammirare anche la ricostruzione di una cucina ebraica di inizio Novecento allestita per un pranzo di Shabbat. Al piano superiore, la Sinagoga conserva intatti i suoi oggetti rituali e si mostra identica a quando era ancora in funzione, ai primi del Novecento.

Tra luoghi scomparsi e altri trasformati, l’itinerario nella Dublino ebraica non può che portare in un sito tecnicamente mai esistito. Ma non per questo meno reale. La casa di Leopold Bloom, protagonista dell’Ulysses di James Joyce, si trova al 52 di Upper Clanbrassul Street, e una targa sul muro dell’edificio in mattoncini ne ricorda il passaggio letterario. Figlio di un ebreo ungherese emigrato a Dublino e qui convertitosi al protestantesimo, Bloom è il compagno ideale per completare la visita agli antichi siti della comunità di inizio Novecento. Per averlo come guida, si può riprendere in mano il celebre tomo o contattare il James Joyce Center. Ospitato in una bella palazzina georgiana al 35 di North Great George’s Street, al di là del Grand Canal, il centro propone un mare di iniziative (anche online) dedicate ai due illustri dublinesi, quello fittizio, con il mitico Bloomsday del 16 giugno, e il suo creatore.

Camilla Marini
collaboratrice

Camilla Marini è nata a Gemona del Friuli (UD) nel 1973, vive a Milano dove lavora da vent’anni come giornalista freelance, scrivendo prevalentemente di cucina, alimentazione e viaggi. Nel 2016 ha pubblicato la guida Parigi (Oltre Edizioni), dove racconta la città attraverso la vita di otto donne che ne hanno segnato la storia.


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