Cultura
Ebrei, Cattolici e Musulmani in campo contro la violenza sulle donne

Ucei capofila di un lavoro interreligioso che ha coinvolto i ragazzi delle scuole superiori in un progetto contro la violenza di genere. Intervista a Noemi di Segni

Un lavoro lungo tre anni, tre religioni coinvolte insieme ai ragazzi di alcuni licei di Roma, Milano e Torino. È il progetto  Not in my name. Ebrei, Cattolici e Musulmani in campo contro la violenza sulle donne, vincitore di un bando della Presidenza del Consiglio contro la violenza sulle donne (“finanziamento di progetti volti alla prevenzione e contrasto alla violenza alle donne anche in attuazione della Convenzione di Istanbul” (D.P.C.M. del 27 gennaio 2017), fortemente voluto da Ucei, capofila di una collaborazione con Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Coreis – Comunità Religiosa Islamica Italiana, Adei Wizo, Cdec e Interreligious Studies Academy, con l’obiettivo di contribuire alla consapevolezza critica e al depotenziamento di pregiudizi, discriminazioni e violenze di genere, attraverso l’affermazione dei valori etici universali di cui sono portatori i tre monoteismi. Per realizzarlo, l’idea messa a punto dal tavolo di lavoro è stata quella di lanciare una sfida tra i ragazzi delle scuole medie superiori italiane per realizzare una proposta di comunicazione rivolta ai coetaneiIl progetto vincitore, messo a punto dagli studenti romani Alessio Camminati, Giulia Passari e Sara Piacentini del liceo Caravaggio e dalle studentesse del liceo Seneca Veronica Medaglia e Alessandra Melito, coordinati da Francesca Baldini in qualità di tutor, è una campagna social interattiva pensata per Instagram. Il titolo è Quanto ne sai sulla violenza verso le donne?, un quiz in forma di storie pensato per un pubblico tra i 14 e i 25 anni, che mette alla prova gli utenti fornendo le informazioni essenziali per difendersi (o aiutare chi ne ha bisogno) dalla violenza di genere. Il progetto è stato sposato da Gessica Notaro, ambasciatrice della campagna che si è conclusa pochi giorni fa. Con successo: i post hanno avuto una media di circa 22.000 visualizzazioni che si è mantenuta in tutto il periodo, così come il numero di risposte che ha avuto una media di 3500 risposte circa a domanda, spiega Daria Carmi, che ne ha curato la realizzazione esecutiva. I dati da lei raccolti sono interessanti. La domanda che ha visto il maggiore coinvolgimento infatti è stata La violenza è sempre un atto fisico? , che ha raccolto 5290 risposte, di cui 4441 contenenti la risposta esatta: NO. Più difficoltà invece nel rispondere alla domanda sul codice rosso, il decreto legge del 2019 che prevede disposizioni penali per proteggere le vittime che subiscono violenza domestica e di genere (poche risposte, 1180, per la maggior parte sbagliate, 663 contro 417). In totale le domande sono nove, pari ad altrettante storie Instagram, apparse sulla piattaforma social per nove giorni consecutivi, dal 25 novembre scorso. La conclusione, affidata alla testimonial Gessica Notaro, è un invito a non distogliere mai l’attenzione al problema:“Questo progetto è cominciato il 25 novembre.. ma la violenza sulle donne si combatte ogni giorno! Parlo a voi delle “nuove generazioni”.. siete la nostra speranza! Dateci una mano e combattete insieme a noi per un mondo migliore”. Ma come è nato questo progetto? Ne parla Noemi Di Segni, presidente Ucei.

“L’obiettivo di questo progetto è la prevenzione, che significa lavorare con ragazzi giovanissimi, anche nella preadolescenza, quella fase in cui si matura la consapevolezza del proprio corpo e del proprio ruolo sociale, mettendo in luce tutti gli aspetti della violenza, anche nel contesto famigliare. Nella religione ebraica un momento importante è quello della preparazione al bat mitzwà in cui le ragazze sono seguite anche in un percorso psicologico di preparazione all’età adulta cui va associato il tema della consapevolezza del proprio corpo. La religione può dare contenuti importanti, ed è su questo principio che abbiamo lavorato”.

E come è andata?
Il progetto era di trasmettere dei contenuti religiosi in contesti non religiosi. Così tre religioni diverse hanno lavorato insieme cercando nei propri valori qualcosa di utile per la società civile, in nome della convivenza sociale. Ha richiesto un tempo di lavoro molto lungo, un’analisi dei testi religiosi, un confronto puntuale tra ebraismo, cattolicesimo e islam che ha visto la partecipazione anche dell’Osservatorio interreligioso contro la violenza sulle donne. Questo confronto è servito soprattutto in fase preliminare, per mettere a punto i temi con precisione e per scandagliare il problema del pregiudizio, di cui sono vittime maggiormente le donne muslmane. Il tema del rispetto e del pregiudizio di genere, dunque, è stato al centro dell’attenzione, sviluppato quindi in una serie di appuntamenti con i docenti e gli studenti e analizzato in particolare da Betti Guetta (Cdec). Al cuore del progetto vi sono stati tre seminari di P.C.T.O. (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) che hanno visto circa 90 studentesse e studenti del triennio delle scuole medie superiori lavorare su un programma formativo elaborato da Raffaella Di Castro (Ucei, coordinatrice scientifica del Progetto) e Domitilla Melloni (analista, pedagogista e formatrice), insieme a esperti di diversi settori.

Il progetto è stato realizzato con i ragazzi dei licei
“Abbiamo alzato un pochino l’eta rispetto alla preadolescenza. Per me, l’ideale sarebbe stato coinvolgere i ragazzi di prima media, ma intorno ai 15/16 anni si forma la coscienza civile ed è giusto lavorare con loro e per loro. Per me è stato molto commovente, questo progetto l’ho fortemente voluto e assistere alla partecipazione dei ragazzi e alla restituzione che hanno dato del lavoro con loro è stato veramente molto interessante. Sono convinta infatti che questo debba essere un inizio: il lavoro va portato avanti. Sarebbe bello che diventasse un progetto del MIUR…

Per visionare tutti i lavori degli studenti che hanno partecipato, cliccate qui

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.