Cultura
Edith Halpert, una mostra racconta la gallerista e collezionista

Storia dell’arte americana attraverso chi seppe comprenderla, promuoverla e valorizzarla. Al Jewish Museum di New York

Per la prima volta la storia di Edith Halpert esce dagli archivi. A metterla in mostra è il Jewish Museum di New York con Edith Halpert and the Rise of American Art. Un titolo perfetto perché Halpert, la prima donna gallerista negli Stati Uniti, ha avuto il merito di sostenere e diffondere l’arte americana, soprattutto gli artisti della corrente del modernismo e del folk, in un’epoca in cui l’arte europea dominava il mondo. Una pioniera in questo ambito, sostenitrice di artisti che poi sono diventate icone, simboli dell’arte a stelle e strisce come Stuart Davis, Jacob Lawrence, Georgia O’Keeffe, Yasuo Kuniyoshi, Ben Shahn e Charles Sheeler. Oltre all’espressione modernista, poi, ha saputo cogliere la bellezza e la peculiarità di pittori del secolo precedente, fino a quel momento considerati minori e appartenenti al folklore, come William Michael Harnett, Edward Hicks e Raphaelle Peale. Ma soprattutto, il compito che Halpert seppe svolgere al meglio fu quello di ispirare generazioni di americani a considerare l’arte contemporanea del proprio paese.

Jacob Lawrence, The music lesson da Harlem Series, 1943

Lo ha fatto da un luogo straordinario, la galleria Downtown, da lei aperta nel 1926. Lì il suo entusiasmo, la sua strabordante energia e il suo acume per il business si traducevano in mostre decisamente libere e creative che presto attirarono l’attenzione di importanti collezionisti, a cominciare da Abby Aldrich Rockefeller, fondatore del Museum of Modern Art. Fu lui, sotto la supervisione di Halpert, a diventare il mecenate di quegli artisti. E Halpert divenne consulente eccezionale per i grandi investitori, senza però trascurare mai gli appassionati: “L’arte americana”, amava sottolineare “appartiene prima di tutto al popolo americano”.

Stuart Davis, New York – Paris No. 1, 1931

Quella buona dose di idealismo non è mai venuta meno, insieme al suo spirito inclusivo, ancora oggi necessario per capire l’arte americana nel suo essere pluralista e generosa. Come la sua storia personale. Nata in una famiglia ebraica a Odessa, all’età di 26 anni aprì la sua galleria e benché fosse un outsider per molti aspetti – donna, ebrea, immigrata – è stata una voce autorevole nell’arte per oltre 40 anni, spostando l’opinione pubblica su un segmento fino ad allore relegato al ruolo di minore.

Ecco, tutto questo è la mostra Edith Halpert and the Rise of American Art, visibile al Jewish Museum di New York dal 18 ottobre al 9 febbraio 2020.

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973 e da quando ha cominciato a scrivere, non ha più smesso (compulsivamente) di farlo. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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