Cultura
Cinque libri da leggere secondo Gioele Dix

Nel suo libro “Dix libris” ne ha indicati 20. Ma a JoiMag ne ha raccontati altri cinque mai svelati prima. Da scoprire in attesa del suo spettacolo al Festivaletteratura

Al festivaletterature di Mantova Gioele Dix condurrà il pubblico attraverso le sue passioni e scoperte letterarie nello show BiblioDix, messo a punto a partire dal suo libro Dix Libris. La mia storia sentimentale della letteratura. Che poi è una sorta di controstoria, fatta di scoperte tardive, passioni, illuminazioni e associazioni del tutto personali, per raccontare, tra il serio e il faceto, quanto la letteratura possa cambiarci la vita (a volte anche in meglio). Quello che succederà durante lo spettacolo non lo sappiamo: si viaggia suun canevaccio, ma con assoluta libertà. Quello che è successo nel suo libro è invece stampato e pubblicato e prevede una lista di 20 titoli che sono stati significativi per lui.

Come sempre però queste operazioni implicano delle scelte e anche delle perdite: bisogna ridurre il numero e selezionare i titoli, abbandonando per strada qualche pietra miliare. Noi ne abbiamo recuperate cinque. Cinque libri rimasti fuori dalla lista di Dix Libris che conta Ma che cosa è questo amore? di Achille Campanile, Madame Bovary di Flaubert, Lord Jim di J. Conrad, Groucho e io di Groucho Marx, Sessanta racconti di Dino Buzzati, Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace… Ecco gli “inediti”, quelli non ancora resi pubblici.

  •  Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu. Per me dovrebbe diventare una lettura classica a scuola. Perché è un libro sulla prima guerra mondiale, scritto da un uomo che l’ha combattuta, per raccontarne la follia e le assurdità. Compare la figura di un tenente Ottolenghi che comandava truppe di sciatori – guastatori, un ribelle, una figura straordinaria. Come quella di Lussu stesso, un italiano con un enorme senso civico, fedele al proprio ruolo ma critico verso la guerra con forza, potenza e poesia. Per me, è un inno a quella parte di italiani con il senso dell’onore e del rispetto per gli altri.

 

  • Odissea. Il libro di un dopoguerra che sicuramente ha contribuito a formare il nostro immaginario, ma che va letto nelle sue pieghe e soprattutto nella traduzione in prosa di Maria Grazia Ciani. Batte qualsiasi versione in versi che si presenta faticoso nella lettura, anche a causa delle violenza estrema che occorre fare al testo originale per tradurlo in quella forma. Secondo alcuni grecisti infatti la tradizione orale da cui deriva il racconto viene rispettata maggiormente in prosa perché restituisce maggiormente l’immediatezza e la potenza della lingua. Ed è vero. Leggendo l’Odissea in prosa ho scoperto parti comiche e riflessive, alcune addirittura cinematografiche, come quella di Telemaco che, alla fine del primo canto, pensa tutta la notte al viaggio che Atena gli aveva suggerito alla ricerca di suo padre, in una descrizione della scena piena di dettagli e particolari degna della regia di Spielberg.

 

  • L’uomo che guardava passare i treni di George Simenon. Un romanzo fantastico in cui c’è tutto il noir o il giallo… non ho mai capito bene se giallo o nero… qui forse è più noir perché l’indagine la fa il narratore dentro la vita del protagonista, per soffermarsi su quello che sta dietro la vita degli uomini, compresa la possibilità di uccidere. Per questo è un libro speciale e misterioso. E poi, beh, Simenon è uno che ti tira dentro sin dalla seconda pagina: se lo inizi non puoi non arrivare alla fine.

 

  • Pizzeria Kamikaze di Etgar Keret. Una sorpresa per chi non conosce la letteratura israeliana perché offre subito un’immagine del Paese inattesa e molto potente. A me piace anche perché è bravo nella scrittura breve e questa è una raccolta di racconti, alcuni anche solo di una pagina. Si tratta di un’arte particolare, fatta di frammenti fulminanti, godibili anche con una fruizione rapida e intermittente.

 

  • Come amare il bambino di Janus Korczac. La figura del medico ed educatore polacco Janus Korczac si esprime attraverso il suo pensiero in questo libro in cui si insegna ad amare i bambini e a rispettarli nella loro persona. Si rivolge alla borghesia del suo tempo, ponendo l’eterna questione tra ignorarli o proteggerli eccessivamente, spiegando la propria filosofia e il proprio metodo educativo. Fu un pioniere e oggi alcune cose sono di estrema attualità, mentre altre sono decisamente superate e figlie del loro tempo. Ma leggere questo libro significa tastare i pensieri di un colosso. Un uomo che scelse di rimanere nel ghetto con gli orfani di cui si prendeva cura, nonostante avesse tutte le possibilità per andarsene e poi di seguirli durante la deportazione: non abbandonava i suoi bambini. Così muore con loro in un campo di concentramento.

 

Bibliodix, lo spettacolo di Gioele Dix è a Mantova il 6 settembre alle 22.30 a Palazzo Ducale

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973 e da quando ha cominciato a scrivere, non ha più smesso (compulsivamente) di farlo. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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