Hebraica
Isacco e Rebecca, una delle famiglie più disfunzionali della Torah

Crisi di coppia, inganni e una genitorialità fallimentare. Ovvero, l’anti-modello delle relazioni famigliari

Nel suo libro Complete Idiot’s Guide to the Talmud, Rabbi Aaron Parry racconta che ad Einstein venne chiesto, poco prima di morire, cosa avrebbe fatto di diverso se avesse potuto vivere nuovamente la sua vita. Lo scienziato sembrerebbe aver risposto senza esitazione: “Avrei studiato il Talmud”. 
La Torah e il Talmud sono lontani dall’essere semplici libri di regole. Ci raccontano vicende umane e familiari che appartengono al passato ma che accadono ancora oggi e in ogni generazione. I testi sacri dell’ebraismo riproducono gli uomini come sono, nei loro pregi e difetti, perché si possano dedurre, dai loro comportamenti, norme morali e insegnamenti validi tutt’oggi.

“La Bibbia non nasconde la debolezza di Isacco che si lascia trascinare dall’apparenza ingannatrice di Esaù e neppure ignora la eccessiva tenerezza di Rebecca” nota Rav Riccardo Pacifici in un commento alla Parashà di questa settimana. Toledot racconta la storia della seconda famiglia ebraica, quella di Isacco e Rebecca con i loro figli Esaù e Giacobbe. La loro è una famiglia dominata da difficoltà relazionali e i cui rapporti non possono essere presi come esempio nella costruzione di un nucleo familiare integro.
Uno dei rapporti più complicati è quello tra i due fratelli, diversi nell’indole e nel carattere: Esaù è un uomo dal carattere iroso, molto abile nella caccia; Giacobbe, al contrario, è studioso e tranquillo, passa la maggior parte del tempo in solitudine nella sua tenda. Con il tempo, le loro diversità di temperamento forse hanno contribuito a complicare un rapporto che sembrava già compromesso prima della nascita, quando i due si agitavano nel grembo della madre. Ma, in questo intreccio, anche i genitori hanno le loro colpe e quello tra i due fratelli non è l’unico legame problematico della Parashà. La famiglia di Isacco e Rebecca oggi verrebbe definita “disfunzionale”, perché gli inganni, i silenzi e i favoritismi sono di casa.

L’importanza della comunicazione tra partner
La prima coppia problematica di cui si racconta in Toledot è sicuramente quella dei due genitori: il rapporto tra Isacco e Rebecca non è facile da esplorare. I due sembrerebbero amarsi molto fin dal primo incontro, e anche quarant’anni dopo il matrimonio sono descritti in atteggiamenti complici. Viene spontaneo chiedersi come si inserisca l’episodio dell’inganno della primogenitura in una coppia apparentemente così affiatata. Richard L. Strauss nell’articolo Talk to Me – The Story of Isaac and Rebekah spiega che la complicità della coppia potrebbe essere legata soltanto alla sfera della fisicità, deduzione ricavata dal modo in cui la Torah descrive i contatti tra i due consorti. L’intimità è molto importante per ogni matrimonio, ma una relazione sana dovrebbe basarsi anche su una profonda e intima condivisione di anima e spirito, di pensieri e sentimenti, di cui non c’è nessuna traccia in questa coppia. I problemi di comunicazione tra i due diventano palesi quando Rebecca e il figlio Giacobbe si organizzano per trarre in inganno Isacco. La vicenda della primogenitura è emblematica di una relazione tra coniugi che non funziona come dovrebbe: come mai Rebecca sceglie di mettersi contro il proprio marito? Non sarebbe stato più semplice parlare della questione con il partner e formulare una soluzione condivisa?

Oggi sappiamo che una comunicazione efficace è alla base di una sana relazione di coppia e anche secondo Rabbi Shlomo Riskin, Isacco e Rebecca avevano grandi lacune su questo aspetto. Su The New York Jewish Week, Riskin sostiene che i problemi della coppia siano da rintracciare nelle reciproche sfere individuali. Già dal loro primo incontro, Rebecca era stata quasi intimorita dall’aura di purezza e di spiritualità del futuro marito, a cui la donna non era abituata. Uno dei primi gesti della ragazza, alla vista di Isacco, era stato coprirsi il volto con un velo, un atto simbolo di modestia ma anche espressione di chi non si sente all’altezza della persona che ha di fronte. Da quel momento in poi, il velo tra loro non sarà mai più rimosso e Rebecca avrà sempre la sensazione di non poter rivolgersi a suo marito come se fosse suo pari. Isacco, dal canto suo, era una persona silenziosa, introversa e non particolarmente espansiva. Rabbi Shlomo Riskin ipotizza che questi lati del suo carattere possano essere frutto del trauma del mancato sacrificio per mano del padre Abramo.
Forse è per questi motivi che Isacco e Rebecca non riuscivano a parlarsi apertamente, e avevano dato vita a un un matrimonio silenzioso, che in vecchiaia li ha portati anche all’inganno e alla menzogna.

Il peso delle aspettative nell’educazione dei figli
Educa il fanciullo secondo la sua via, anche quando sarà vecchio non si allontanerà da quella
 (Proverbio 22:6).

I nostri saggi ci insegnano, nel Libro dei proverbi, che i figli vanno educati secondo la via che meglio si addice loro. Ogni bambino deve poter crescere seguendo la propria indole e i propri talenti, senza influenze esterne. Isacco e Rebecca, con i loro figli, si sono mossi su un binario diverso.
Rabbi Sauri Laufer, su My Jewish Learning, spiega che la natura dei due ragazzi era stata dichiarata ai genitori ancor prima della loro nascita. Un Midrash racconta che quando Rebecca si trovava vicino a una sinagoga o a una scuola di Torah Giacobbe si muoveva nel suo grembo per cercare di uscire, mentre quando passava davanti a tempi idolatri era Esaù che scalpitava per venire fuori. Questa consapevolezza potrebbe aver influenzato la considerazione che i genitori avevano dei propri figli. Non è facile infatti lasciare alla prole la possibilità di esplorare le proprie potenzialità e il futuro quando si è già convinti che tutto sia stabilito e segnato, e che la loro natura sia immutabile.
La Torah stessa ha sempre mantenuto netto il racconto della differenza tra i due fratelli: Esaù continua a esser considerato soltanto come l’uomo peloso e selvaggio, Giacobbe come saggio e gentile. Ma quello che sarebbero potuti diventare se i genitori li avessero aiutati a sviluppare altre variabili della loro natura, non possiamo saperlo. Come sarebbero cresciuti i due gemelli se Isacco e Rebecca avessero spinto Esaù verso la socialità e Giacobbe verso una più marcata conoscenza della propria fisicità, è una storia che non ci è stata tramandata.
Genitori o no, oggi questi concetti sembrano chiari, e Isacco e Rebecca non rientrano nella nostra classifica di genitori esemplari: il ruolo di ogni educatore è quello di aiutare i figli, i ragazzi, gli studenti e i nipoti a sviluppare ognuna delle parti di sé, quelle dominanti e ben visibili ma anche quelle più nascoste per renderli più consapevoli di quello che sono e di quello che vorrebbero diventare. E il modo più semplice per farlo, per una coppia di genitori, è quello di instaurare un rapporto sincero e schietto con il proprio partner, fatto di dialoghi e confronti quotidiani. 
Probabilmente, se Isacco e Rebecca fossero una coppia del ventunesimo secolo, suggeriremmo loro di rivolgersi a uno psicoterapeuta.

Alessandra Sabatello
collaboratrice
Alessandra Sabatello ha 28 anni e vive a Roma. Ha una laurea in lettere e una passione per tutto ciò che è organizzabile e pianificabile (eventi, viaggi, progetti..). Per quattro anni ha lavorato nel mondo delle fiere librarie ed è una dei tre inquilini della Moishe House di Roma.

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