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La sinagoga di Bornplatz torna a vivere

Un progetto per ricostruire la sinagoga di Amburgo, devastata nel 1938

A raccontare i terribili fatti che distrussero la sinagoga di Bornplatz, nel quartiere di Grindel di Amburgo è Ruth Frnk che tanti anni dopo ha scritto tutto in un libro di memorie. La mattina del 10 novebre 1938 Ruth allora dodicenne, stava andando a scuola in bicicletta e come tutte le mattine passva davanti alla sinagoga. Ma quel giorno per lei fu uno shock: i vetri colorati della sinagoga erano infranti per terra, gli arredi buttati in strada e i soldati nazisti, con i loro stivaloni alti, urinavano sui rotoli della Torah.

La sinagoga fu talmente devastata che l’anno successivo venne abbattuta. Era la più grande sinagoga del nord Europa, costruita nel 1906. L’edificio, alto 40 metri, costruito in stile neoromanico con vetrate colorate, ospitava fino a 1200 fedeli e, stando alle testimonianze, era magnifico. Nel 1938, la sinagoga venne profanata e nel 1939 fu totalmente demolita dai nazisti ma la comunità ebraica fu costretta a sostenerne i costi. Inoltre, la città “comprò” il terreno per pochi spiccioli dalla comunità. Per ricordre tutto questo, la pavimentazione della piazza ricorda e disegna gli spazi dell’edificio ricordato anche in alcune targhe commemorative sui muri circostanti di quel luogo ora chiamato Joseph-Carlebach-Platz in onore del rabbino capo di Amburgo dal 1883 al 1942.

Ma in un futuro piuttosto vicino, l’antica sinagoga potrebbe tornare a vivere. Infatti è stato approvato un progetto per ricostruire la sinagoga, il più possibile seguendo i disegni originali, presentato dal rabbino capo Shlomo Bistritzky  con il sindaco Peter Tschentscher e il secondo sindaco di Katharina Fegebank. Il Bundestag ha già stanziato 600.000 euro dal bilancio federale tedesco per lo studio di fattibilità del progetto di costruzione.

Non sono mancate le polemiche, naturalmente. Quella più importante riguarda la memoria: è giusto cancellare il trauma di una guerra e una devastazione con la ricostruzione di un edificio nelle stesse forme e volumi che aveva prima della guerra? Prima che venisse distrutto? Certo, come hanno sostenuto diverse associazioni locali, quello della ricostruzione è un bellissimo gesto contro l’antisemitismo. Ma ricordare quei fatti, magari anche con il vuoto (come si presenta la piazza attualmente) e un disegno sul pavimento che richiami l’attenzione dei passanti, ha un enorme valore. Due scuole di pensiero, certo. E voi, cosa ne pensate?

 


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