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La storia dell’Aliya Bet approda in Puglia

Il Museo ebraico di Lecce ospita la mostra itinerante, partita da Tel Aviv nel 2016, che racconta l’epopea di un viaggio clandestino, cominciato sulle coste italiane

A fare il percorso inverso dell’Aliya è proprio la mostra che la racconta. O meglio che racconta quella particolare aliyah illegale che mise in salvo oltre 20mila persone, salite a bordo di 34 navi che salparono dalle coste italiane per raggiungere la Palestina mandataria, tra il 1945 e il 48. Emigrazione clandestina, resa possibile da un’operazione segreta con la complicità di alcuni cittadini locali che si misero a disposizione per aiutare i sopravvissuti alla Shoah (con la costruzone delle navi per esempio). Ebbene, questo racconto, rimasto silente, quasi necessitasse ancora della segretezza, per quasi 70 anni, è partito da Tel Aviv, dove nel 2016 è stata allestita per la prima volta una mostra storica e documentaristica dal titolo Dalla terraferma alla Terra Promessa: Aliya Bet dall’Italia a Israele, 1945-48. Quella stessa mostra poi è approdata in Italia e ora, dopo la pausa causata dalla pandemia, inaugura al Museo ebraico di Lecce. Ne parliamo con Fiammetta Martegani, curatrice insieme a Rachel Bonfil che ne è stata anche l’ideatrice.
Partiamo dalla storia dell’Aliya Bet, molto affascinante, ma forse non conosciutissima. O meglio, si sa dell’esistenza di queste navi, ma poco altro. Quali materiali storici la raccontano al grande pubblico?
Uno dei paradossi di questa storia incredibile è che per poter avvenire con successo doveva rimanere assolutamente segreta, al punto che rimase tale per quasi 70 anni, fino a quando Rachel e io abbiamo cominciato questo lavoro di archivio ma soprattutto di raccolta delle memorie e dei documenti che hanno reso possibile quest’impresa. Sono tutte testimonianze di un popolo, quello ebraico, che non hai mai smesso di lottare per la propria libertà, e di un altro popolo, quello italiano, che grazie alla solidarietà e il coraggio di comuni cittadini, ha permesso ai sopravvissuti di ricominciare a vivere una nuova vita, in un nuovo Paese. In mostra ci sono oltre 70 fotografie, oggetti e documentari. Si racconta di un’Italia poco conosciuta, come gli studi di Cinecittà, a Roma, trasformati in centri d’accoglienza per i profughi, in attesa di raggiungere la Terra Promessa, o quei cantieri dello spezzino che hanno messo a punto le navi per compiere l’impresa.
Che significa esattaente AliyaBet?
Per Bet si intende l’iniziale della parola ebraica “biltilegali” che significa “illegale”, come illegale fu l’impresa di portare in Terra Promessa le 34 navi che salparono dai porti italiani portando in salvo oltre 21.000 sopravvissuti all Shoah.
Come è nata questa mostra?
 Al Museo Eretz Israel di Tel Aviv, Rachel Bonfil, curatrice del Museo e ideatrice della mostra, cercava una curatrice italiana che potesse affiancarla soprattuto per il lavoro di ricerca in Italia, così sono stata coinvolta. Oltre al lavoro di archivio (sia in Italia che israele) è stato cruciale risalire ai testimoni, molti dei quali, per via dell’età, non erano già più in vita. Quindi la vera sfida è stato risalire ai famigliari. Facebook si è rivelato molto utile nella fase preliminare che poi ci ha permesso di creare un effetto volano e risalire a molti dei protagonisti coinvolti in questa epopea che ci hanno fornito il materiale (foto, documenti, oggetti) senza cui non sarebbe mai stato possibile realizzare la mostra.
Nel 2016 abbiamo inaugurato nel nostro Museo con un ospite d’onore: il Presidente Sergio Mattarella. Abbiamo tenuto aperto per un anno per inaugurare quindi al Memoriale della Shoah di Milano, nel 2018, in occasione di Yom Ha Shoah.
Nello stesso anno, per festeggiare i 70 anni di accordi tra Italia e Israele l’esposizione è stata ospite del Museo della Shoah di Roma. Poi è stata la volta di La Spezia, da cui, nel 1947, partirono oltre 1000 sopravissuti alla Shoah . L’“Affare La Spezia” fu fondamentale, a livello internazionale, per portare l’attenzione sulla questione ebraica e la fondazione dello Stato di Israele, nell’anno successivo. L’inaugurazione in quella città è stata speciale perché si sono ritrovati testimoni e discendenti di quell’incredibile impresa. Ora riapriamo a Lecce, poiché dalla Puglia partirono 10 delle 34 navi che parteciparono alla grande impresa della Aliya Bet.
Il grande pubblico ha mostrato interesse per questo argomento?
Incredibilmente, gli stessi israeliani, salvo chi direttamente coinvolto in questa storia, erano all’oscuro di questa incredibile impresa. Oggi, a distanza di 70 anni, raccontarla attraverso questa mostra è stato un importante mattone nella costruzione di quel ponte che, da allora, unisce Italia e Israele, anche sul piano diplomatico. E il pubblico ha mostrato interesse: l’esposizione di Tel Aviv è stata visitata da migliaia di persone.
Ogni volta che viene allestita, questa mostra viene adattata al territorio che la ospita. Perché?
Ogni luogo in cui la mostra è stata esibita ha una sua specificità rispetto al ruolo avuto nell’Aliya Bet.
Per questo, pur conservando il percorso storico delle mostra originale in ogni allestimento in Italia abbiamo enfatizzato, nella sala finale, il ruolo centrale che hanno avuto, di volta in volta, Milano, Roma, La Spezia e il Salento.
La storia della Puglia è interessantissima dal punto di vista ebraico, sia antico, sia recente. Per quanto riguarda l’aliyah bet, poi, ci sono ancora i luoghi – visitabili – dove venivano riuniti gli ebrei in partenza per prepararli al nuovo mondo….
Certamente. Oltre alle 10 navi che partirono da diversi porticcioli pugliesi, nel Salento, in particolare gli ebrei sopravvissuti vennero accolti nei campi profughi allestiti in antiche case di villeggiatura disseminate per tutto il Salento. Come viene raccontato splendidamente nel documentario “Rinascere in Puglia” di Yael Katzir (presente nel percorso espositivo) il ruolo degli abitanti nell’accoglienza di questi sopravvissuti fu fondamentale. Uno degli scopi di questa mostra, allestita volutamente presso il Museo Ebraico di Lecce, è quello di sviluppare un turismo di nicchia, alla (ri)scoperta della Puglia ebraica attraverso un viaggio in questa splendida Terra.
Dalla terraferma alla Terra Promessa: Aliya Bet dall’Italia a Israele, 1945-48
Museo Ebraico di Lecce, 26 ottobre – 27 gennaio 2022

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