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Cultura
Laura Forti raccontata da Marcello Flores

Un assaggio dell’incontro in calendario a Festivaletteratura di Mantova a proposito del romanzo “L’acrobata”, nelle parole dello storico

L’acrobata è tante cose. Un romanzo epistolare, fatto di email tra una nonna e un nipote che vivono a grandi distanze (pubblicato da Giuntina); un testo teatrale (è andato in scena lo scorso marzo al teatro Elfo Puccini di Milano in uno spettacolo di Elio De Capitani); un memoir biografico. Ma soprattutto, L’acrobata è l’emblema di come la Storia si intrecci con le storie personali, quelle di famiglia. Di come la Storia, quella imponente che ha caratterizzato il ‘900 a cominciare dagli ultimi anni del secolo precedente, diventi fondamentale a recuperare (comprendere?) i fili sentimentali della propria biografia.

Ecco perché al Festivaletteratura di Mantova l’autrice, Laura Forti, dialoga con Marcello Flores a partire da questo libro in un incontro dal titolo Tramandare la storia può salvare il mondo, in calendario per il 6 settembre. Vi proponiamo una piccola anteprima, in una chiacchierata con Marcello Flores.

Cominciamo dal titolo, Tramandare la storia può salvare il mondo. Perché?

Non l’ho scelto io, ma devo dire che è azzeccato rispetto al libro. Un libro strano nella sua struttura perché è una raccolta di email che una nonna invia al nipote. Potrebbe sembrare noioso, invece, per le capacità di scrittura dell’autrice, consente di entrare nella storia. Che è la storia della propria famiglia, una famiglia ebraica che fino alla prima metà del 900 si muove tra la Russia e l’Italia vivendo momenti drammatici, quindi si focalizza sul Cile di Pinochet per arrivare al destino del figlio della narratrice, nonché padre del nipote destinatario delle sue lettere, ucciso dalla polizia segreta cilena nel 1987. E Laura Forti ha trovato un modo molto interessante di legare la storia alla biografia, operazione verso la quale il giovane sembra provare una certa ostilità. Ecco, il tratto saliente è questo: non c’è separazione con la Storia, bensì un continuo intrecciarla con i sentimenti. Perché L’acrobata è anche e fondamentalmente un libro sui sentimenti, parla della difficoltà di avere rapporti spontanei e sinceri. Che possono diventare tali attraverso la narrazione di fatti enormi, snocciolati con la normalità di un racconto di famiglia.

E intanto, con quella normalità cui ha accennato, si attraversano tre dittature: si comincia con la descrizione della vita degli ebrei nella Russia zarista e la fuga della famiglia in un’Italia che sembra accogliente, ma poi diventa fascista, per arrivare nel Cile di Allende e assistere al golpe di Pinochet… L’acrobata è anche un viaggio per la giustizia e la libertà individuale.

Questo è il 900, il secolo dei genocidi e di eventi terribili, ma dal romanzo viene fuori la possibilità di inseguire forme di libertà. La nonna narratrice degli eventi vive in Svezia, simbolo del rifiuto (e della sua capacità di farlo) di ogni dittatura. Quello che mette in forma di romanzo Laura Forti è un racconto privato che cerca di far comprendere i motivi del contesto a un ragazzo che non lo ha vissuto per poter infine capire la psicologia del padre che non ha conosciuto. Sicuramente è anche un modo per far luce su una storia, quella del golpe di Pinochet, di cui non si parla da tempo, in un Sud America sempre meno al centro del dibattito pubblico.

E poi diventa quasi un romanzo di formazione, se così si può intendere il percorso sentimentale tra i due protagonisti.

In effetti questo libro è molte cose. Racconta molto bene lo sforzo di entrare in contatto con l’altro che si traduce nella capacità della nonna a interessare e comprendere il nipote a cui, fino a quel momento, era legata con molto poco, come dimostrano le poche email di risposta, quasi sempre scarne, schematiche e per lo più assenti. La nonna inaspettatamente fa un’operazione inversa a quella usuale: usa la Storia per favorire il contatto personale. Non basta il richiamo sentimentale per suscitare interesse, anzi quel richiamo, senza la contestualizzazione storica, appare troppo astratto, addirittura finto. Dunque è la Storia e attraverso di essa che i sentimenti e i legami diventano veri.

Grazie, Marcello Flores. E grazie a Laura Forti e al suo coraggioso, equilibristico, romanzo.

“Ogni riferimento ai fatti e alle persone che li hanno compiuti è autentico; ogni parola, ogni pensiero di quelle persone è un’idea, un’immaginazione, una speranza” avverte l’autrice nel suo libro. Poi prende il lettore per mano e lo porta nel mondo di un’intimità profonda, di una lacerazione (di tante lacerazioni) in una biografia che si disvela contemporaneamente al lettore del libro e al lettore delle lettere. Che si trova a sua volta squassato davanti ai fatti di una vita che non ha vissuto e che fino ad allora ha ignorato. Che si trova, intrappolato in un viaggio dal quale non può esimersi, a stringere un rapporto vero, sentito e profondo con la madre di suo padre. E che finalmente può vivere la sua storia personale e comprenderla nella cornice della Storia. “Sento il tuo grido arrabbiato che hai tenuto in gola tutti questi anni”, gli scrive la nonna, “Grida, avanti, grida pure, nipote”.

Laura Forti, L’acrobata, Giuntina editore. Un libro da leggere e da ascoltare nell’incontro di Mantova.

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973 e da quando ha cominciato a scrivere, non ha più smesso (compulsivamente) di farlo. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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