Cultura
Le serie ebraiche e israeliane della stagione

Pronta la copertina sul divano? Tocca solo scegliere tra Amazon Prime Video e Netflix, gli appuntamenti da non perdere li trovate qui

Diversi anni fa, un amico psichiatra mi ha confidato che, dal suo punto di vista, l’umanità si divide in due categorie: quelli che zuccherano il caffè e quelli che, invece, lo bevono amaro.

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Sciocchezze. Forse un discorso del genere aveva un qualche valore prima dell’avvento dello streaming, il quale ha sovvertito ogni rituale sociale possibile, almeno tra le giovani generazioni. Oggi, infatti, la vera classificazione è tra chi ama Netflix più del proprio braccio destro e chi, viceversa, abbraccia altre possibilità, come Amazon Prime Video, ad esempio. A qualunque categoria apparteniate, per tutti, consumatori occasionali e utenti affezionati, è venuto il momento di tirar fuori la copertina dall’armadio e di accomodarsi sul divano, perché la stagione delle grandi serie tv è già qui e si promettono grandi sorprese, anche per quanto concerne gli show a tema ebraico e israeliano.

Se Netflix è ormai una solida realtà, Amazon Prime Video non sembra per nulla intenzionata a cedere le armi al riguardo. Nasce, infatti, sotto il marchio Prime, una delle jewish serie di maggior interesse degli ultimi anni: The Marvelous Mrs. Maisel, giunta alla sua seconda stagione. La storia di Miriam “Midge” Maisel, desperate housewife della borghesia ebraica newyorkese, che si scopre forte e talentuosa nel momento del crollo delle proprie certezze, ha ormai conquistato tutti, critici compresi. Benché non proponga niente di così rivoluzionario, almeno da un punto di vista strutturale e narrativo, vale la pena di ricordare che lo show porta la firma di Amy Sherman Palladino, la creatrice dell’acclamata serie Gilmore Girls/Una mamma per amica. Insomma, si tratta di una regista che, in quanto alla rappresentazione di personaggi femminili forti, sa il fatto suo (Lorelai e Rory: dobbiamo aggiungere altro?). Pare ormai sicuro che la terza stagione arriverà in inglese sulla piattaforma Amazon all’inizio di dicembre e, questa volta, davvero non vediamo l’ora.
Non possiamo poi dimenticarci di Transparent, che l’Esquire ha definito “lo show più autenticamente ebraico mai visto in televisione”. Dopo molte vicissitudini, pare proprio che le vicende della famiglia di Mort, professore universitario scopertosi transessuale nella mezza età, siano arrivate alla fine. La tanto sospirata quinta stagione non si farà, ma proprio in questi giorni sarà trasmesso una lunga puntata-musical che servirà da conclusione alla storia. Da non perdere.
Uno degli aspetti positivi di Amazon Prime Video è che rappresenta una sorta di genizah di serie televisive del passato, consentendoci di riscoprire autentiche perle che vale sempre la pena rivedere. Ne citerò soltanto un paio, entrambi pezzi da novanta: The Nanny (“La tata”) e Seinfeld. La prima è forse la serie più bistrattata in assoluto dal punto di vista del doppiaggio, tant’è vero che la protagonista originale, Fran Fine, single ebrea ultra-trentenne del Queens, in Italia è conosciuta col nome di Francesca Cacace, una provocante figlia della Ciociaria, cresciuta in Italia tra pecore e caciotte. Finalmente (e, se potessi, evidenzierei questo avverbio più volte) tutte le stagioni delle serie sono accessibili in lingua originale, lasciando allo spettatore la possibilità di godere – se lo vorrà – tutti i notevoli riferimenti ebraici dell’originale. Dal canto suo, Seinfeld, pur avendo goduto in passato di uno scarsissimo successo nel nostro Paese, rimane uno dei pilastri assoluti della Jewish sit-com americana. Jerry, Elaine, George, Kramer, il perfido Newman e le loro piccole tragedie quotidiane hanno ormai fatto scuola, esercitando una notevole influenza sulle realizzazioni successive. Risale agli ultimi giorni la notizia che anche quest’ultima serie atterrerà su Netflix, benché non prima del 2021. Sarà un’ulteriore ricchezza per la piattaforma di streaming on demand più famosa al mondo. E a noi sarà concessa una doppia possibilità di urlare insieme a George Costanza: “these pretzels are making me thirsty!”(se non conoscete la battuta guardate qui: https://www.youtube.com/watch?v=yMe7mlRv8UE).

Rispetto ad Amazon Prime Video, Netflix offre sicuramente una scelta più ampia a chi ama i prodotti israeliani. Documentari, film, serie televisive: ce n’è per tutti i gusti, anche se sicuramente la meglio rappresentata è proprio quest’ultima categoria, sull’onda di una diffusione che ha ormai raggiunto un livello internazionale. In attesa della terza stagione di Shtisel, uno degli show israeliani meglio riusciti in assoluto, gli affezionati di Netflix potranno scatenarsi con titoli ad alto contenuto di azione e di suspense. Quando gli eroi volano, Hostages, Fauda non hanno più bisogno di presentazioni, essendo già da tempo incluse nel catalogo. A queste si è aggiunta di recente Shadow of Truth, una docu-serie che ricostruisce l’omicidio di Tair Rada, una tredicenne israeliana trovata morta nel bagno di una scuola di Katzrin, nel nord d’Israele, nella primavera del 2006. Nella realtà dei fatti, il caso del brutale assassinio fu risolto in fretta dalle autorità con l’arresto dell’immigrato ucraino Roman Zadorov. Tuttavia, la condanna di Zadorov non è priva di zone d’ombra. La serie vuole indagare proprio su questi punti oscuri, nel tentativo di sottoporre all’attenzione del pubblico prove e testimonianze mai prese in considerazione dagli inquirenti. Pur essendo stato acclamato dalla critica come uno degli show più importanti dell’intera storia israeliana, Shadow of Truth ha suscitato non poche polemiche, perché metterebbe in luce alcune falle ‒ vere o presunte ‒ nel sistema giuridico dello Stato ebraico. Unica serie di argomento comico-umoristico dell’intera programmazione è Un buon poliziotto, ormai divenuta una presenza stabile nella piattaforma americana. Gli ingredienti per uno show riuscito ci sono tutti, compresa la partecipazione di attori di chiara fama, come Moshe Ivgy, che interpreta il padre del protagonista, Dani, un poliziotto in piena crisi sentimentale. Purtroppo la seconda stagione non è ancora approdata su Netflix, ma ci aspettiamo che ciò avvenga il più presto possibile.
Che cosa preferite, allora, Amazon Prime Video o Netflix? Ma è proprio necessario scegliere? La nostra sensazione, infatti, è che in questo caso vince chi si piglia tutto.

Sara Ferrari
Collaboratrice

Sara Ferrari insegna Lingua e Cultura Ebraica presso l’Università degli Studi di Milano ed ebraico biblico presso il Centro Culturale Protestante della stessa città. Si occupa di letteratura ebraica moderna e contemporanea, principalmente di poesia, con alcune incursioni in ambito cinematografico. Tra le sue pubblicazioni: Forte come la morte è l’amore. Tremila anni di poesia d’amore ebraica (Salomone Belforte Editore, 2007); La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica (Salomone Belforte Editore, 2010), Poeti e poesie della Bibbia (Claudiana editrice, 2018). Ha tradotto e curato le edizioni italiane di Yehuda Amichai, Nel giardino pubblico (A Oriente!, 2008) e Uri Orlev, Poesie scritte a tredici anni a Bergen-Belsen (Editrice La Giuntina, 2013).

 


2 Commenti:

  1. Io citerei anche la serie francese Family Business (Netflix) nella quale i protagonisti sono i membri della famiglia Hazan che riconvertiranno la macelleria Kasher nel Marais in un “nuovo tipo di locale”…


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