Hebraica
Lo zodiaco e il giudaismo: una relazione proibita?

Viaggio tra letteratura e archeologia per svelare quanto l’astronomia sia presente nel mondo ebraico. A partire da un semplice augurio, “mazal tov!”…

“Mazal tov!” è una delle frasi più conosciute e pronunciate quando si viene a contatto con qualcosa di ebraico. Ma, esattamente, cos’è questo “buon mazal”? Ebbene, mazal non è una generica e casuale “fortuna”: mazal indica infatti il segno zodiacale, la buona stella sotto cui si nasce. Eppure si è portati a pensare che giudaismo e oroscopi non vadano d’accordo. In fondo, troviamo già più volte nella Bibbia la proibizione del divinare il futuro, che è in effetti il fine ultimo dell’astrologia. In Levitico 19,26 (ribadito anche in Deuteronomio 18,9-12) si statuisce: “Non praticherete divinazioni né auspici” (לֹא תְנַחֲשׁוּ וְלֹא תְעוֹנֵנוּ). E, dato questo divieto divino, non ci si può che aspettare condanna o silenzio in tema di astrologia nel corso dei millenni. Invece, non è affatto così.

I simboli dello zodiaco
Per capire il complesso e paradossale rapporto tra ebraismo e zodiaco, facciamo immediatamente un salto ai giorni nostri. Più precisamente a New York, al Jewish Museum e alla sua mostra Signs and Symbols: The Zodiac, già recensita qualche mese fa su Joimag. Un’intera mostra sulla simbologia zodiacale, come rappresentata negli artefatti ebraici dell’età moderna e contemporanea, non può che significare che esiste un cospicuo fondo di materiali che non danno troppo peso alle minacce di Levitico – o che non applicano la sua interpretazione alla simbologia zodiacale: i segni, dunque, non sono che simboli, strumenti estetici che portano a significati altri. E, tuttavia, non è così scontata la presentazione di convivenza tra cultura ebraica e astrologia, anche nell’attualità. Per fare un esempio, e senza impantanarci nelle iperrabiniche discussioni chabad o charedi a proposito della liceità astrologica, oltrepassiamo di nuovo l’oceano e dirigiamoci questa volta in Germania, a Halberstadt, nel suo museo ebraico. Tra i reperti esposti, uno dei più appariscenti per dimensioni e antichità è un rotolo copri-Torah intessuto per la nascita di tale Josef e datato 20 aprile 1880. Al centro del telo troviamo ricamato niente di meno che un ariete, accanto al quale appaiono le parole ebraiche “nato sotto il segno dell’ariete”. Nulla di (così) strano, se non fosse che la didascalia in tedesco a spiegazione dell’opera traduce la porzione di testo come segue: “in glücklicher Stunde”, ovvero, genericamente, “[nato] in un’ora fortunata”. È dunque quanto meno curioso che i curatori museali abbiano operato – forse solo involontariamente – una sorta di censura culturale che non rende giustizia a un aspetto importante della religiosità e dell’immaginario ebraico dell’epoca. Questi due approcci agli antipodi nel conservare, presentare e spiegare la cultura ebraica sono traccia contemporanea e attuale di secoli di polemica e integrazione. Vediamo allora qualche testimonianza letteraria e artistica sul tema dello zodiaco. Contro o a favore, l’importante è che se ne parli!

La scienza dell’astrologia
“En mazal le-Israel”, ovvero “Non c’è costellazione per gli ebrei” è il motto lapidario, estrapolato dal trattato del Talmud Babilonese Shabbat 156a, con il quale si tende a sancire la contrarietà ebraica alla pratica astrologica. Due questioni a riguardo sono però alquanto curiose: una riguarda la formulazione in sé e l’altra il contesto letterario in cui essa appare. Se “l’astrologia non è valida per l’ebraismo” – questo il senso dell’espressione concisa – possiamo dedurre che l’astrologia sia valida per i non-ebrei e che, di conseguenza, l’astrologia sia una scienza valida per sé, anche se non deve essere praticata da Israele? Parrebbe di sì. E, considerando la più ampia porzione di testo in cui il detto appare, parrebbe anzi che alcuni israeliti, rabbini per di più, ne fossero esperti. “En mazal le-Israel” si trova infatti all’interno di una corposa discussione sulle influenze dei pianeti e del giorno di nascita nella determinazione del carattere di una persona. Giusto poche righe prima dello statuto anti-astrologico, pronunciato due volte da Rabbi Yochanan, Rabbi Chanina sostiene: “Ci sono situazioni astronomiche che rendono saggi, situazioni astronomiche che rendono ricchi e situazioni astronomiche che si applicano anche agli ebrei [yesh mazal le-Israel].”

Ritrovamenti archeologici
I testi rabbinici offrono sì uno sguardo poliedrico sul mondo ebraico di cui sono la letteratura classica, fondativa, ma – non dobbiamo dimenticare – essi costituiscono una testimonianza parziale delle sfaccettature del giudaismo nel contesto storico della tarda antichità. Quando è possibile, per una visione più ampia e quindi più ricca, dobbiamo prendere in considerazione tracce di altro genere, di stampo archeologico soprattutto. E, in tema di zodiaco, non mancano ritrovamenti da togliere il fiato. In terra d’Israele, alle pendici settentrionali del Monte Ghilboa nel nord del paese, è possibile visitare la sinagoga di Beth Alpha, datata al VI secolo e.v. e nota per gli stupendi mosaici pavimentali. Il pannello centrale della struttura, in particolare, presenta un’iconografia inaspettata: una ruota dello zodiaco, dove la rappresentazione di ogni segno è corredata di didascalia in ebraico. Non solo: al centro di detta ruota è raffigurato un carro trainato da quattro cavalli e guidato da una figura coronata di raggi solari – il (dio) Elios. Sintomo, dunque, di una percezione molto fluida dell’estetica “gentile”, che poteva venire applicata anche a un luogo sacro come una sinagoga.

Zodiaco e letteratura
Con il passare dei secoli, la fascinazione per il sistema zodiacale non mollerà la presa sull’intellighenzia ebraica. Un esempio significativo si incontra nel famigerato Sefer Yetzirah, il Libro della creazione, uno dei principali testi della mistica ebraica. In questo breve testo si descrive la creazione dell’universo, inteso come sintesi di macro e microcosmo, attraverso la combinazione delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico e delle dieci cifre numeriche (le cosiddette sefirot, che diverranno le emanazioni divine nella Qabbalah medievale). E, prevedibilmente, i dodici segni dello zodiaco giocano un ruolo non secondario tra i raggruppamenti di fattori costitutivi del mondo (assieme, ad esempio, ai quattro elementi naturali, alle dieci direzioni spaziali, ai sette pianeti e alle parti del corpo umano). Altri testi imprescindibili – perché sistematicamente dedicati a questioni astronomiche e astrologiche – sono la Baraita de-Shemuel e la Baraita de-Mazalot. Il termine aramaico baràita viene generalmente tradotto come “insegnamento esterno” e si riferisce a tradizioni rabbiniche, per lo più trasmesse in ebraico, non canonizzate nella raccolta legale nota come Mishnah, ovvero la base su cui è costruito il Talmud, che della Mishnah è un commento. Nel caso dei nostri due testi, la definizione di baraita è volta a garantire antichità – e dunque autenticità – al materiale testuale raccolto. Nel caso della Baraita de-Shemuel, nello specifico, il titolare della tradizione è Shemuel bar Abba di Nehardea, vissuto in Babilonia nel III secolo, che tuttavia non può dirsi autore del testo, ma solo garante leggendario della sua autorevolezza. L’altro testo, la Baraita de Mazalot, rimane anonimo ma, come suggerisce il titolo “Insegnamento esterno sullo zodiaco”, ruota anch’esso intorno a questioni astrologiche – che, nell’antichità fino alla prima età moderna, non erano percepite così lontane dalle investigazioni propriamente astronomiche.
Per chiudere la nostra breve rassegna sullo zodiaco ebraico, non si può non spendere qualche parola su un intellettuale ebreo che face dell’astrologia uno dei punti forti della sua filosofia: Abraham Ibn Ezra, nato a Tudela, in Spagna, nel 1089 e morto dopo decenni di peregrinazioni nel 1167. Celebre soprattutto per i suoi commentari biblici e per le opere di grammatica ebraica, Abraham Ibn Ezra dedicò una considerevole quantità di riflessioni filosofiche proprio, come detto, all’astrologia, offrendone una sistematizzazione basata sulle conoscenze scientifiche ereditate dalla cultura arabo-musulmana medievale (con la quale l’autore aveva familiarità grazie ai propri natali in territorio iberico, territorio di fioritura culturale durante la dominazione islamica). Ibn Ezra scrisse, mentre si trovava a Béziers, nella Francia del Sud, tra il 1147 e il 1148 ben sette libri sull’argomento, tra cui Sefer ha-Teamim (il Libro dei sensi, sull’astrologia araba), Sefer ha-Moladot (il Libro delle natività, sul luogo e momento di nascita come strumento astrologico) e Sefer ha-Meorot (il Libro dei luminari, sull’applicazione medica dell’astrologia).

In questo limitato ma prolifico viaggio attraverso le interpretazioni zodiacali ebraiche dall’antichità al medioevo abbiamo potuto saggiare quanto articolata e mai univoca fosse la relazione tra giudaismo e zodiaco. Una relazione eterogenea capace di inglobare nel proprio sistema culturale stimoli transculturali – e forse universali – e farli propri, senza che il principio di pluralismo e relativismo intellettuale “due rabbini, tre opinioni” ne intacchi la validità e soprattutto la pratica.

Ilaria Briata
Collaboratrice

Ilaria Briata è dottore di ricerca in Lingua e cultura ebraica all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha pubblicato con Paideia Editrice Due trattati rabbinici di galateo. Derek Eres Rabbah e Derek Eres Zuta. Ha collaborato con il progetto E.S.THE.R dell’Università di Verona sul teatro degli ebrei sefarditi in Italia. Clericus vagans, non smette di setacciare l’Europa e il Mediterraneo alla ricerca di cose bizzarre e dimenticate, ebraiche e non, ma soprattutto ebraiche.


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