Cultura
Mark Ronson: il genio del sound dietro il successo di Amy Winehouse

Il magic touch del producer di origini jewish ha reso l’ultimo disco di Amy un capolavoro della musica contemporanea

Amy Winehouse, morta il 23 luglio 2011 in seguito a un abuso di alcool che si è rivelato fatale dopo un periodo di astinenza, è stata una delle migliori cantanti pop-jazz degli ultimi 30 anni.

Sono bastati due soli album in vita, Frank del 2003 e Back to black del 2007, per entrare di diritto nell’Olimpo delle più belle voci “nere” di sempre, anche se Amy aveva la pelle candida, pur ricoperta da numerosi tatuaggi.

“Era l’unica che cantava davvero in quello che io chiamo il “modo giusto”- ha sottolineato il crooner Tony Bennett- Amy aveva una delle più belle voci jazz che abbia mai sentito, al livello di Ella Fitzgerald e Billie Holliday”.

Il secondo e ultimo album Back To Black, premiato con 5 Grammy Award, è stato prodotto dal mago dei suoni Mark Ronson, anch’egli di origini ebraiche, come la compianta cantante inglese.

Figlio della scrittrice Ann Dexter-Jones e dell’imprenditore Laurence Ronson, con origini austriache, russe e lituane, Mark Ronson, nato a Londra il 4 settembre del 1975,  è stato educato alla religione ebraica. Il cognome originale della famiglia, infatti, era Aaronson, ma fu cambiato in Ronson dal nonno di Mark.

La mia famiglia era intrisa di religione ed ebraismo” ha dichiarato Ronson in un’intervista a Daily Jews. “Il giudaismo conservatore qui in Inghilterra era molto più rigoroso di quanto non lo fosse in America, quindi pur non essendo ortodossi, osservavamo lo Shabbat, lo Yom Kippur e le altre festività. A New York dove la mia famiglia si è trasferita quando avevo otto anni, l’approccio alla religione era molto più morbido”.

A New York Ronson ha vissuto con la madre e il suo nuovo compagno: Mick Jones dei Foreigner. Grazie a lui, fece le prime esperienze in studio, mentre si deve al padre l’amore per i vinili soul e funk.

DJ, produttore, cantautore e polistrumentista di fama internazionale, vincitore di 1 premio Oscar, 7 Grammy Award, 2 Brit Awards, 1 Golden Globe e 1 MTV VMA Award, a Ronson dobbiamo anche uno dei singoli di maggior successo degli ultimi anni: la hit mondiale Uptown Funk con Bruno Mars, per non parlare delle collaborazioni con Adele, Paul McCartney, Duran Duran and Lily Allen.

Recentemente ha firmato la produzione del quinto disco di Lady Gaga, Joanne e del celebrato Villains dei Queens Of The Stone Age, oltre ad essere co-autore di Shallow, la canzone interpretata da Lady Gaga e Bradley Cooper, che gli è valsa un Premio Oscar (“Best Original Song”), un Golden Globe (“Best Song Written for a Motion Picture”) e un Grammy (“Best Song Written for Visual Media”).

La bravura di Ronson, oltre nel creare un sound vintage e contemporaneo al tempo stesso, è quella di esaltare le singole individualità, adattando la produzione dei brani alle caratteristiche precipue delle interpreti.

Il miracolo di equilibrismo tra accessibilità e qualità è riuscito recentemente con l’ultimo album Late Night Feelings, pubblicato dalla Columbia/Sony Music, formato da 13 “sad bangers”, canzoni ballabili e tristi al tempo stesso.

Lo spunto è stato dato nel 2017 dalla separazione del produttore dalla moglie, la modella e attrice Joséphine de La Baume, conferendo naturalmente alle canzoni un mood dolceamaro, perfetto per l’ascolto in macchina nelle lunghe notti estive, sospese tra voglia di avventura e malinconia.

Nessun interprete maschile, nessun trapper, solo voci femminili di varia estrazione e genere, che danno all’album un senso di unitarietà, come se Late Night Feelings fosse un concept album sui cuori spezzati dopo la fine di una relazione.

I primi due singoli estratti sono stati la seducente Late Night Feelings cantata da Lykke Li e l’accattivante country-dance Nothing Breaks Like a Heart interpretata da Miley Cyrus.

I brani migliori dell’album sono, però, la sorprendente Truth, che inizia come un brano dei Kraftwerk, trasformandosi poco a poco in un solare brano r&b, grazie alla magnifica voce di Alicia Keys, ben supportata dal rap di The Last Artful, Dodgr, per non parlare di True Blue della bravissima Angel Olsen (segnatevi questo nome), che suona già come un classico del pop per la sua gioiosa malinconia tipicamente anni Ottanta.

Dal 12 ottobre la movimentata vita di Ronson è ripercorsa nel documentario How to Be: Mark Ronson, disponibile gratuitamente su Youtube.

Diretto dal regista televisivo Carl Hindmarch, How to Be: Mark Ronson racconta come ha iniziato la sua carriera e come ha trovato il suo sound attraverso interviste a lui stesso, ai suoi famigliari e ad artisti che hanno lavorato con lui, tra cui Lykke Li, Josh Homme, Q-Tip, Nikka Costa, Boy George, Simon Le Bon, Bradley Cooper e Sean Lennon.

Dalle testimonianze dei cantanti, emerge il segreto del successo di Ronson: ispirarsi ai classici soul, funk e R&B degli anni Sessanta e Settanta, “smontare” i loro cliché, per dargli, infine, un veste sonora inedita, che suona fresca e, al tempo stesso, familiare.

Il suono del passato con il sapore del presente, proiettato nel futuro.

Gabriele Antonucci
Collaboratore

Giornalista romano, ama la musica sopra ogni altra cosa e, in seconda battuta, scrivere. Autore di un libro su Aretha Franklin e di uno dedicato al Re del Pop, “Michael Jackson. La musica, il messaggio, l’eredità artistica”,  in cui ha coniugato le sue due passioni, collabora con Joimag da Roma


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