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Cultura
“Mi Ricordo”, la Storia attraverso le vecchie pellicole di famiglia

Il nuovo progetto per la realizzazione di un archivio visivo della memoria ebraica italiana del Novecento: è in corso la raccolta di materiale

Vecchie pellicole che possono rivelarsi dei veri e propri tesori di storia, anche se chi le possiede spesso non lo sa. La Fondazione CDEC – Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea e l’Archivio Nazionale Cinema Impresa di Ivrea hanno lanciato all’inizio del mese una campagna di raccolta filmati per la realizzazione del progetto “Mi Ricordo”, in collaborazione con il Memoriale della Shoah di Milano, la Comunità Ebraica di Torino, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, la Fondazione Museo della Shoah di Roma e il MEIS – Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara.

L’appello è rivolto alle famiglie italiane ebraiche (o aventi legami col mondo ebraico) perché mettano a disposizione i propri filmati di famiglia – il cui interesse storico sarà oggetto di valutazione da parte dei ricercatori del progetto – affinché si possa realizzare un archivio digitale, a disposizione di tutti, sulla memoria ebraica visiva del Novecento italiano. Per conoscere meglio il progetto e i suoi obiettivi, abbiamo rivolto alcune domande al Direttore della Fondazione CDEC Gadi Luzzatto Voghera.

 

Filmato 35 mm, girato il 14 ottobre 1923 da Salvatore Di Segni, in occasione del matrimonio di Silvio Della Seta e Iole Campagnano – Fondazione CDEC

 

Come nasce “Mi Ricordo”? Sotto quali aspetti si tratta di un progetto innovativo e sotto quali, invece, rappresenta una continuità con iniziative del passato?

Tutto è cominciato nel 2014, con il ritrovamento da parte di Claudio Della Seta di alcune bobine degli anni 20 che riprendevano alcuni momenti (scene da un matrimonio e dalle vacanze) delle famiglie Della Seta e Di Segni. Queste bobine sono state in seguito donate alla Fondazione CDEC in un evento pubblico, organizzato a Roma in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia.

A partire da tale ritrovamento, si era lanciato un appello alla raccolta e conservazione di materiale filmico: un appello tuttavia generico, che non ha avuto seguito. Vi sono state alcune iniziative private: Claudio Della Seta ha ritrovato altri filmati sulla famiglia Di Segni, che sono stati donati all’Archivio Nazionale Cinema Impresa di Ivrea; la famiglia Barba Navaretti ha ritrovato filmati sulla famiglia torinese degli Ovazza risalenti agli anni ’30, anch’essi in seguito digitalizzati; altro materiale è stato raccolto da noi come Fondazione CDEC. Ma in cinque anni l’appello non si è mai concretizzato in un progetto organico: è quello che ci proponiamo di fare ora con “Mi Ricordo”. A prendere l’iniziativa e contattarci è stato l’Archivio Cinema Impresa di Ivrea: noi come Fondazione CDEC abbiamo accolto l’invito e lavorato per coinvolgere le realtà museali più importanti dell’ebraismo italiano, nonché la Comunità di Torino che ha stretti contatti con Ivrea. Crediamo che solo attraverso la collaborazione tra diversi enti e la promozione di una campagna “a tappeto” potremo raggiungere risultati consistenti.

 

Quali sfide deve affrontare questa campagna di raccolta?

In generale si tratta di un’operazione molto faticosa. In questo rilevo un’affinità con i progetti di raccolta di fotografie con cui il CDEC ha un’esperienza importante. Alcune persone hanno risposto con entusiasmo e iniziato a farci pervenire del materiale, ma non si tratta della maggioranza. L’atteggiamento generale è purtroppo quello di non saper conferire al materiale che si possiede il suo giusto valore. Di fronte a una nostra sollecitazione, una risposta frequente può essere, ad esempio: “A chi vuoi che interessino i filmati della mia famiglia al mare negli Anni Cinquanta?”. Ciò accade perché manca la consapevolezza degli elementi preziosi, da un punto di vista storico, che l’immagine filmata può comunicare.

Filmato 35mm girato da Salvatore Di Segni nel 1923 durante una gita in Valtellina – Fondazione CDEC

 

Che cosa possiamo apprendere dai filmati?

Continuiamo con l’esempio della famiglia in vacanza. Il filmato può comunicare il cambiamento attraversato da uno stesso luogo nel corso degli anni, fornirci indicazioni di urbanistica e di architettura interessanti non solo da un punto di vista ebraico, ma per tutta la storia italiana; può comunicare anche l’evoluzione storica del costume: abbigliamento, abitudini, ruolo della donna… È possibile inoltre ricostruire alcuni momenti di personalità importanti dell’ebraismo italiano, prima che diventassero famose, aggiungere dettagli biografici importanti.

 

Ci sono vuoti che “Mi Ricordo” spera di colmare? Ossia, aspetti (sotto il profilo temporale o tematico) dell’ebraismo italiano del Novecento sui quali il materiale storico è particolarmente carente?

Direi certamente i luoghi di culto che sono andati distrutti e dei quali conserviamo solo qualche scatto fotografico: la meravigliosa sinagoga di Livorno, distrutta sotto i bombardamenti; la sinagoga di Milano, ugualmente colpita e distrutta durante la guerra; la sinagoga tedesca di Padova, incendiata e distrutta dai fascisti nel maggio 1943 [l’edificio ristrutturato è oggi sede del Museo della Padova Ebraica). Poi, le immagini di vita quotidiana, magari anche di famiglie italiane che sono poi emigrate all’estero. Ci aspettiamo che avranno una caratterizzazione sociale precisa, quella borghese, soprattutto per gli anni Venti e Trenta in cui un oggetto come il proiettore era alla portata di pochi; ma non escludiamo di riuscire a raccogliere materiale diversificato, soprattutto a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta. Rispetto ai grandi musei ebraici di Inghilterra, Germania e Francia, che da tempo hanno raccolto e digitalizzato materiale filmico di questo tipo, l’Italia arriva un po’ ultima: è un lavoro che va fatto ed è importante farlo con la collaborazione di tutti.

 

A chi possiede materiale filmico che potrebbe essere d’interesse al progetto, si chiede di contattare telefonicamente Daniela Scala +3902316338 o Elena Testa +393316183115.

A seguito del contatto telefonico, le pellicole potranno essere consegnate nei centri di raccolta:

– Archivio Nazionale Cinema Impresa, Viale della Liberazione 4, 10015 Ivrea (To), Elena Testa

– Fondazione CDEC, Via Eupili 8, 20145 Milano, Daniela Scala

– Fondazione Museo della Shoah, Via del Portico d’Ottavia 29, 00186 Roma, Ariela Piattelli

– MEIS Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, Via Piangipane 81, 44121 Ferrara, Simonetta Della Seta

– Comunità ebraica di Torino, Piazzetta Primo Levi 12, 10125 Torino, Chiara Pilocane

Per maggiori informazioni, scrivere a  direzione@cdec.it; cinemaimpresa@fondazionecsc.it o consultare questa pagina

 

Silvia Gambino
Responsabile Comunicazione

Laureata a Milano in Lingue e Culture per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale, ha studiato Peace & Conflict Studies presso l’International School dell’Università di Haifa, dove ha vissuto per un paio d’anni ed è stata attiva in diverse realtà locali di volontariato sui temi della mediazione, dell’educazione e dello sviluppo. Appassionata di natura, libri, musica, cucina.


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