Cultura
Questione di fede, ebraismo e cattolicesimo a confronto

In occasione di un incontro a Torino Spiritualità parliamo di giovani e religione con Chiara Giaccardi e rav Amedeo Spagnoletto

Al festival Torino Spiritualità oggi si parla del rapporto dei giovani con la fede dal punto di vista cattolico in un incontro dal titolo La sua lucerna non si spegne la notte con i sociologi Chiara Giaccardi e Mauro Magatti che interrogano la società contemporanea per capire se ci sia ancora spazio per la fede o se si tratti di un discorso ormai superato, tra superstizione e fondamentalismi. La domanda aperta è: la lucerna di cui parla la Bibbia brilla ancora? Ne abbiamo parlato con Chiara Giaccardi e con il rabbino capo di Firenze Amedeo Spagnoletto.

Quale rapporto hanno i giovani con la fede?
Chiara Giaccardi: “Per molti è irrilevante, la domanda sulla fede non è pervenuta, a parte i giovani impegnati che però sono sicuramente una minoranza. E questa realtà in cui viviamo è una notte, una coltre di insignificanza grigia, ma è un’occasione per vivere il cattolicesimo in un altro modo. Il cattolicesimo è un’avventura e questo è l’unico racconto possibile da fare ai giovani, perché non è un confronto, ma un affidamento, è un passo non garantito che scommette che quella particolare relazione con Dio corrisponderà a un’imprevedibile trasformazione di se stessi”.

Rav. Amedeo Spagnoletto: “La fede nasce attraverso la prassi, dunque va innaffiata con cura. Che tra i 13 e i 25 anni i ragazzi non sentano la fede non mi preoccupa, hanno tante forze centrifughe che li coinvolgono. Ben venga che combattino per il clima e per una società migliore: sono valori che fanno capo anche all’ebraismo. Mi mettono paura le scelte che potrebbero fare dopo e quelle dipendono da quanto hanno incamerato prima. Ciò che hanno incamerato prima dipende da come la comunità e la famiglia hanno svolto i propri compiti”.

Più nel dettaglio?

Chiara Giaccardi: “Una lettura del cattolicesimo come avventura significa prima di tutto riaprire il futuro, attualmente bloccato nella ripetizione di una situazione senza prospettive. C’è ua differenza interessante tra le parole Divenire e Avvenire. La prima indica un futuro per cause interne, mentre l’avvenire considera il futuro come una sorpresa che sfugge alla relazione di causa/effetto. Questa è una novità radicale e paradossale del Vangelo che invita a lasciare andare la vita. E questa logica dell’eccedenza, questa ricerca dell’ulteriorità coinvolge i giovani. Per età sono attratti dal superamento del limite, dall’eccedenza, appunto, e qui è possibile trovare una risposta al loro bisogno di andare oltre”.

Rav Amedeo Spagnoletto: “Il probleme delle piccole e medie comunità  è che le famiglie ebraiche sono spesso lontane dall’ebraismo, con poca sensibilità verso le mitzvoth oppure non sono famiglie ebraiche perché uno dei genitori non è ebreo. In questo caso manca proprio il background culturale al genitore non ebreo e il mantenimento della prassi è molto più complesso. Diventa fondamentale il lavoro della comunità attraverso il coinvolgimento dei ragazzi nella scuola di Talmud Torah. La partecipazione alle lezioni deve far parte della prassi. La famigliarità con i principi dell’ebraismo passa di lì. Una volta consegnati questi strumenti ai giovani, poi si sta alla finestra aspettando di vedere cosa faranno da adulti”.

Quali sono gli strumenti?

Chiara Giaccardi: “Se avessi la bacchetta magica, cancellerei completamente la formazione dei sacerdoti per far loro fare invece una esperienza di decentramento da sé: ci vorrebbe un Erasmus per i preti perché possano capire che tutti gli uomini sono cittadini del mondo e che lo spaesamento aiuta ad accogliere l’altro. Ecco, la decoincidenza da se stessi è la chiave per ritrovarsi. Non è un caso che la Bibbia cominci con il racconto dell’Esodo. Senza l’uscita da se stessi non è possibile accogliere la novità”.

Rav Amedeo Spagnoletto: “Lo strumento sono le mitzvoth. Le mitzvoth sono le fiammelle e la Torah è la luce. Si va verso la luce con la prassi e con lo studio. Che deve essere consapevole e costante per tutta la vita, ma soprattutto nei momenti formativi. La fede passa dallo studio“.

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973 e da quando ha cominciato a scrivere, non ha più smesso (compulsivamente) di farlo. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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