Joi in
Comunità ebraica di Milano: Raffaele Besso e le ragioni delle dimissioni di Wellcommunity

Intervista al vicepresidente tra passato, presente e futuro

Perché Wellcommunity ha deciso di rassegnare le dimissioni dal Consiglio della Comunità ebraica milanese? Quali scenari futuri si presenteranno dopo le prossime elezioni comunitarie? Lo abbiamo chiesto a Raffaele Besso, vicepresidente della comunità e capolista di Wellcommunity. In questo breve dialogo siamo partiti da una questione che ci coinvolge direttamente. Perché a spingere gli assessori di Wellcommunity ad abbandonare il mandato c’è anche un evento targato Joi e sostenuto dall’assessorato giovani nel Giorno della Memoria. Abbiamo chiesto a Besso di spiegare perché.

Come già precisato e ribadito in altre sedi e in altre occasioni, noi non ci siamo opposti nello specifico all’evento organizzato da Joi in occasione del giorno della Memoria, iniziativa encomiabile visto anche il valore universale che una giornata come questa rappresenta. Anzi, voler far passare questo unico evento come una delle motivazioni delle nostre dimissioni è mistificatoria e indice di una volontà pervicace a voler far passare la lista di Wellcommunity come intollerante, chiusa e interessata solo a portare avanti i propri esclusivi interessi. Cosa totalmente falsa. Quello che noi abbiamo contestato e che non ci ha trovato d’accordo è il fatto che Joi venisse usato sistematicamente, praticamente in outsourcing dall’assessorato ai giovani  per tutte le sue attività non dando spazio quindi ad altre realtà ed iniziative e proposte da parte del viceassessore. Inutile inoltre negare che Joi sia una realtà esterna alla CEM, creata da un privato cittadino e che abbia una ben precisa impalcatura ideologica di riferimento, tutte cose che riteniamo siano fonte di un chiaro conflitto d’interessi e che disturbano i già delicati equilibri interni della nostra Comunità”.

Altro tema molto importante riguarda la scuola: quali i temi della discordia e quali le vostre proposte?
“Il motivo di contrasto è stato il rinnovo del contratto col Preside e come si sono svolte le trattative con Milano Ebraica. A nostro avviso non sussistevano le condizioni per pensare di sostituire ora un dirigente scolastico che si è rivelato risorsa preziosa, competente, presente, seria ed autorevole in un momento di pandemia e di emergenza senza uguali. L’uscita di Esterina Dana a luglio, ci esporrebbe a un rischio che nessuno di noi si può permettere di correre. Il bene della scuola, dei ragazzi e delle famiglie deve a nostro avviso essere preso in massima considerazione in base a dati tangibili e motivati. La pandemia ha rivoluzionato la vita scolastica e non solo, abbiamo fatto tutti del nostro meglio per continuare lo stesso con progetti concreti, molto può ancora essere fatto con buona volontà e senso di responsabilità. La nostra proposta era e rimane quelle di continuare con Agostino Miele per il prossimo anno scolastico, così da poter organizzare il gruppo di lavoro che sostituirà Esterina, uscire dall’emergenza COVID e fare un bando nel momento più appropriato, che ci permetterà così di trovare il sostituto di Miele con un ordinato passaggio di consegne. Proprio il nostro senso di responsabilità ci ha portati a cercare di evitare ulteriori cambiamenti e una discontinuità che non potrebbero che nuocere ai nostri ragazzi. Purtroppo è stata portata al Dirigente solo la proposta di Milano Ebraica, contravvenendo al patto di riservatezza che avevamo promesso tutti di rispettare e mettendo a rischio l’intera operazione. Ora dunque siamo qui a chiederci: la scuola da settembre sarà senza Preside?”

Le dimissioni di Wellcommunity portano necessariamente la comunità a nuove elezioni. Cosa potrebbe cambiare (e cosa si aspetta) con la nuova tornata elettorale?
Ci aspettiamo che gli elettori giudichino l’operato degli eletti e possano votare su iniziative prese a nome loro, senza consultazione: pensiamo solo alla firma apposta da Gadi Schoenheit alla Carta della Memoria a nome di tutti gli iscritti della CEM senza neppure consultare il Consiglio o la Giunta. Tale Carta parla di Shoah in maniera divisiva: addirittura l’UCEI ha convocato un Consiglio straordinario dove sono stati contestati gli autori di quella Carta, che ha visto peraltro i Rabbini capo di Roma e Milano esprimersi contro. Questo è solo un esempio di come Milano Ebraica ha occupato le istituzioni per farne un uso politico di parte, invece che pensare al bene dell’intera Comunità.

Pensa di ricandidarsi alle prossime elezioni?
Non lo so. Non ci ho ancora pensato.

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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