Cultura
“Screams Before Silence”: il 7 ottobre e la violenza sulle donne in un documentario

Intervista a Eytan Schwartz, ex braccio destro del sindaco di Tel Aviv e produttore esecutivo del film, da oggi visibile in streaming

È appena uscito su Youtube “Screams Before Silence”: il documentario co-prodotto da Sheryl Sandberg, una delle donne più conosciute e rispettate a livello internazionale sia come business woman sia per ilsuo impegno nella difesa dei diritti delle donne. Ex n.2 di Facebook, COO di Meta e fondatrice di LeanIn.org, fin dal 7 ottobre Sandberg ha cominciato ad usare la sua influenza per raccontare al mondo le verità scomode di quel Sabato Nero che, per usare le sue stesse parole, «ha cambiato per sempre la Storia, e non solo quella di Israele».
Nello specifico, lo scopo principale di “Screams Before Silence” è quello dare voce alle donne e alle ragazze che sono state violentate, aggredite e mutilate, durante la brutale operazione di violenza di genere condotta da Hamas il 7 ottobre e oggi, perpetuata su tutti gli ostaggi – donne e uomini – che si trovano ancora a Gaza.
Nel corso di questo ambizioso progetto Sandberg ha collaborato fianco a fianco con il gruppo di produzione Kastina Communications, con cui hanno realizzato un documentario di circa un’ora che vede la stessa Sandberg intervistare testimoni oculari del terribile attacco, assieme ad alcuni degli ostaggi che sono stati rilasciati, dopo essere stati nelle mani dei terroristi di Hamas per 50 giorni.

Il film si concentra, in particolare, su coloro che sono sopravvissute al Nova Music Festival e coloro che sono state attaccate nei vari kibbutz limitrofi alla Striscia. Oltre ad intervistare queste donne dall’incredibile coraggio e resilienza, in questo documentario Sandberg si rivolge anche ad esperti medici e forensi che hanno curato i sopravvissuti e identificato i resti dei corpi di coloro che sono stati assassinati: «Dobbiamo chiedere giustizia e condannare gli aguzzini e gli stupratori responsabili di questo crimine contro l’umanità intera» ha dichiarato Sandberg nel corso della produzione, ma già impegnata nella causa fin dalle prime settimane successive al massacro, quando ha scritto in un editoriale per la CNN che «lo stupro non dovrebbe mai essere usato come un atto di guerra».
Da allora ha parlato in molte istituzioni internazionali, incluse le Nazioni Unite, insieme ad alcuni testimoni del massacro. Ha anche incontrato leader di diversi Paesi – tra cui Germania, Francia e Regno Unito – per chiedere che gli stupri e gli omicidi di massa perpetrati da Hamas vengano indagati come crimine contro l’umanità. Nel condurre questa battaglia è stata, fin da subito, anche molto critica nei confronti delle organizzazioni femministe internazionali, che sono rimaste in silenzio per mesi: «Sono grata per l’opportunità di lavorare con il team di Kastina Communications e, assieme a loro, poter far luce sulla violenza sessuale commessa da Hamas», ha dichiarato Sandberg durante la serata di presentazione del progetto a Tel Aviv, ringraziando i filantropi Carol e Joey Low – fondatori di Star Farm Ventures, produttori esecutivi del film – insieme a Meny Aviram, CEO di Kastina e Anat Stalinsky – molto nota per lo show televisivo Sovietzka, scelta come regista per il documentario – ed Eytan Schwartz, ex braccio destro del sindaco di Tel Aviv, Ron Hulday, che, dal 7 ottobre sta lavorando giorno e notte come spokeman per i media stranieri e che, contemporaneamente, si è imbarcato in questa ambiziosa impresa come produttore esecutivo.  Abbiamo avuto la possibilità di intervistarlo in occasione dell’imminente uscita del documentario.

Come è nato questo progetto?
«Kastina Communications è già coinvolto in otto produzioni diverse legate ai fatti del 7 Ottobre. Fin da subito abbiamo capito che dovevamo occuparci del dramma della violenza sessuale. E per via della delicatezza dell’argomento, ci è stato chiaro fin da subito che era necessario avere al nostro fianco nel progetto una donna, sensibile alle tematiche di genere e coinvolta come attivista nella causa delle donne israeliane. Abbiamo pensato immediatamente a Sheryl Sandberg che non ha esitato nel dire di sì e così nel giro di sole sei settimane, lavorando giorno e notte, siamo riusciti a girare tutto il materiale necessario per montare il documentario».

Cosa vi ha portato a scegliere un argomento così delicato?
«Il fatto che, nonostante il dramma vissuto dalle donne israeliane, la comunità internazionale si relazioni a Israele e ai crimini commessi contro di noi, con un “double standard” anche di fronte ad un orrore come quello commesso il 7 ottobre».

A quale pubblico vi rivolgete?
«Abbiamo pensato a chiunque, anche i più giovani, perché non si può continuare a negare quello che è stato uno dei più grandi crimini commessi contro l’umanità, dopo la Shoah. Per questo, come ha fatto “La vita è bella” di Roberto Benigni, tutti, anche le generazioni dei più giovani, dovranno sapere cosa è successo alle donne israeliane e quali rischi corrono, tutti i giorni, le donne di tutto il mondo, a causa del terrorismo islamico che, purtroppo, non si trova solo nei confini della Striscia. L’Italia, fin dal 7 ottobre, ha sostenuto il diritto di Israele di difendersi, e non ci stupisce che un primo ministro donna, come nel caso della vostra premier, si sia immediatamente schierato da parte delle donne israeliane, per impedire che crimini di questo tipo possano essere compiuti, di nuovo, anche al di fuori di Israele».

Per ulteriori informazioni sul film e il progetto è visitabile il sito ufficiale

Fiammetta Martegani
collaboratrice

Curatrice presso il Museo Eretz Israel, nasce a Milano nel 1981 e dal 2009 si trasferisce a Tel Aviv per un Dottorato in Antropologia a cui segue un Postdottorato e nel 2016 la nascita di Enrico: 50% italiano, 50% israeliano, come il suo compagno Udi. Collaboratrice dal 2019 per l’Avvenire, ha pubblicato nel 2015 il suo primo romanzo “Life on Mars” (Tiqqun) e nel 2017 “The Israeli Defence Forces’ Representation in Israeli Cinema” (Cambridge Scholars Publishing). Il suo ultimo libro è Tel Aviv – Mondo in tasca, una guida per i cinque sensi alla scoperta della città bianca, Laurana editore.


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