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Testi sacri a confronto. Una maratona milanese

Al Refettorio Ambrosiano, 12 ore di letture, cibo e musica, all’insegna del dialogo interreligioso. La cronaca di JoiMag

“Mangia il tuo pane con gioia, e bevi il tuo vino con allegria”. Questa frase tratta da Qohelet 9,7 intitola l’evento tenutosi al Refettorio Ambrosiano domenica 16 Settembre. Donne e uomini di varie confessioni religiose si sono incontrate nel corso di tutta la giornata per condividere l’ascolto di “12 ore di lettura di testi sacri”, accompagnati da momenti culinari e intermezzi musicali su iniziativa dell’Associazione del Refettorio Ambrosiano, del Benhashmashot, della Fondazione Terra Santa, della Fondazione Martini, dell’Absi e del Pime.

 

Religioni monoteiste a confronto

Durante la giornata, per la durata di 12 ore, assieme a Rav Arbib che ha commentato diversi passi di Genesi e Levitico, si sono alternati missionari buddisti, induisti, teologi valdesi, musulmani e ortodossi, monaci e docenti, che hanno sfruttato la lettura di testi sacri come mezzo per il dialogo interreligioso: “La lettura reciproca di testi sacri aiuta a comprendere la natura delle tradizioni religiose con cui ci si confronta e a definire l’identità dell’altro” – afferma Davide Assael, filosofo e presidente dell’associazione Lech Lechà per il dialogo interculturale. Il Concilio Vaticano II è stato un momento di grande svolta per il dialogo ebraico-cristiano, inizio di un cammino faticoso che ha dato dei frutti notevoli, poiché è stato abbandonato il paradigma interpretativo classico in cui si parlava degli ebrei come un popolo deicida. “Il dialogo ebraico-cristiano è in continua evoluzione” – commenta Miriam Camerini, regista teatrale e direttrice artistica di Benhashmashot oltre che organizzatrice dell’evento assieme a Don Giuliano, oratrice e voce del gruppo Caffè Odessa – “ma forse c’è ancora troppa diffidenza nei confronti di quello con la parte islamica”.

 

La minestra di lenticchie rosse, un simbolo per l’Occidente

Nello spazio ebraico Davide Assael ha offerto un’interpretazione del concetto di cibo nella tradizione ebraica collegandolo immediatamente al tema della nutrizione, “poiché non ci si nutre solo di cibo, ma di pensieri e idee”, sostiene il filosofo, “a partire dal peccato originale, il tema della nutrizione diventa centrale. Le nostre norme alimentari riguardano un discorso igienico e salutare, ma descrivono un più ampio percorso etico che ha a che fare con un’adeguata nutrizione del corpo e della mente.” Il piatto protagonista di questo spazio è la minestra di lenticchie rosse, la stessa con cui Giacobbe ha comprato la primogenitura al detestato gemello Esaù, scatenando un altro grande tema che l’interpretazione cristiana rimprovera all’identità ebraica, quello del furto di primogenitura tra i due gemelli che diedero inizio alla civiltà occidentale e orientale, Giacobbe ed Esaù. I due litigiosi gemelli furono presto costretti a un’apparente riconciliazione. “In quanto Occidente, possiamo rinunciare alle conseguenze di questo furto?” si domanda Assael, che continua: “A partire da questo furto nasce un nuovo modello politico che si pone a fondamento della nostra civiltà, basato sull’uguaglianza e la libertà dei singoli al di là del ruolo che la natura ci ha attribuito. E questo è rappresentato, in termini simbolici, da un fratello minore che vuole scardinare le logiche gerarchiche e genealogiche”. Infine, Assael conclude: “Non possiamo rinunciare a questi valori, ma dobbiamo cercare di rimediare allo strappo come ha tentato di fare Giacobbe con un gesto di teshuvà (espiazione), cercando di spiegare a Esaù le ragioni di questo passaggio”.

Il Refettorio Ambrosiano è un progetto di Caritas nato nel 2015 in concomitanza con l’Expo per combattere lo spreco alimentare e la povertà: rifornivano degli avanzi alimentari provenienti dai padiglioni volontari e chef prestigiosi per sfamare più di cento persone al giorno. Da tre anni, oltre alla mensa dei poveri, promuove iniziative culturali e artistiche aperte a tutta la città.


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