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“The Auschwitz Report”, la storia di Alfred Wetzler e Rudolf Vrba in un film

Il film di Peter Bebjak candidato agli Oscar

La storia di Alfred Wetzler e Rudolf Vrba è epica. Scappano da Auschwitz nel 1944. Non solo: compilano e consegnano alla BBC il primo resoconto sulle famigerate camere a gas del campo di sterminio. Vrba, all’anagrafe Walter Rosenberg, fu arrestato all’età di 18 anni, nel 1942, a Budapest. Ad Auschwitz aveva il compito di registrare i dati personali dei prigionieri. In segreto compila invece un rapporto molto dettagliato, comprensivo delle statistiche dei morti con le relative nazionalità. Dal 1944 inizia a elaborare, insieme a un altro prigioniero, Alfred Weltzer, un piano di fuga con l’obiettivo di far conoscere ai governi europei il terribile massacro che il regime nazista stava perpetrando «su scala industriale». Ce la fanno. Ma nonostante ciò la loro memoria è sbiadita e la loro impresa poco conosciuta. Almeno fino ad ora. Perché, come racconta il magazine Forward, Wetzler e Vrba sono i protagonisti del cinema slovacco contemporaneo, che candida agli Oscar 2021 il film The Auschwitz Report.

Il film, che dettaglia non solo la fuga di Wetzler e Vrba, ma la surreale difficoltà di far credere al loro racconto a chi era fuori dal campo, vuole anche ridare vita all’eredità dei due uomini, in un momento in cui i movimenti di alt-right stanno prendendo piede in tutta Europa. Lo porta in scena il regista Peter Bebjak, noto per la saga criminale del 2017 “The Line”, in un progetto che è thriller, film horror e dramma politico con implicazioni fortemente attuali.
“L’epoca in cui viviamo ha bisogno di eroi”, ha detto Bebjak, che è venuto a conoscenza della storia grazie a un amico che gli ha indicato la lettura del libro di Wetzler.

“Mentre stavamo pensando di fare il film, ci sono state le elezioni in Slovacchia“, ha dichiarato il regista a Forward, “Un partito eletto in parlamento è un gruppo estremista che si ispira ai regimi fascisti. I nuovi rappresentanti in parlamento devono sempre fare un giuramento. E questo è successo, per caso, nell’anniversario del giorno in cui Hitler è salito al potere. Per onorare le vittime della seconda guerra mondiale, alcuni dei nuovi rappresentanti hanno aggiunto una stella di David ai loro profili Facebook. Ma le reazioni e i discorsi di odio dei sostenitori di questi partiti estremisti di destra sono così violenti che… Ero così arrabbiato che sono stati d’ispirazione per me”.

E poi c’è la storia. Il film procede in ogni luogo indicato dal rapporto attraverso incontri con storici ed esperti, ma anche con i sopravvissuti che hanno potuto spiegare nei dettagli la vita nel campo. Il ruolo della Slovacchia durante la Guerra, poi, è raccontato senza veli: “Dal 1939 alla fine della seconda guerra mondiale, c’è stato il cosiddetto Stato slovacco di guerra, che era fondamentalmente uno stato nazista. Mandava i suoi ebrei a morte certa, in cambio delle proprietà dei deportati.
Fu una mostruosità che accadde, e accadde in questa zona. Dovremmo sempre ricordare che i nostri antenati furono in grado di fare qualcosa del genere ai loro concittadini. Ci sarà sempre qualcuno che dirà che questi fatti non sono veri, e per ciò  è importante parlarne”, ha spiegato il regista, “qualcosa di simile può accadere in qualsiasi momento se perdiamo interesse nella vita pubblica e nella politica”.

The Auschwitz Report, per la regia di Peter Bebjak, Slovacchia 2020


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