Cultura
“The Sorceress”, torna a teatro la prima opera Yiddish americana

Quasi 140 anni dopo, l’opera-fiaba di Goldfaden sul palco del National Yiddish Theatre di New York

Quasi 140 anni dopo la prima, il National Yiddish Theatre Folksbiene di New York mette in scena The Sorceress, opera yiddish firmata Avrom Goldfaden. A portarla al pubblico americano pensò Boris Thomashefsky, un giovanissimo e intraprendente immigrato giunto in America dall’Ucraina. Solo un anno dopo il suo arrivo, il suo destino cambiò radicalmente, grazie al suo amore per il teatro.

In realtà, in Ucraina non aveva mai messo piede in un teatro e fu solo grazie al lavoro in una fabbrica di sigarette statunitense che cominciò a conoscere quel mondo. Imparò le canzoni del palcoscenico yiddish dai suoi compagi di lavoro e convinse una birreria a produrre l’operetta Di Kishefmakherin (“La Strega”) di Avrom Goldfaden. E in un attimo divenne l’idolo dei mattiné yiddish: era la prima volta che quel teatro veniva rappresentato negli Stati Uniti.

La storia poi è nota: le influenze sulle produzioni americane della drammaturgia yiddish sono tantissime e un aneddoto racconta anche che la canzone di buon compleanno in yiddish venne composta proprio da Goldfaden, quasi per gioco, almeno 15 anni prima che quella melodia trovasse il suo corrispettivo in inglese.

E ora il Folksbiene presenta il prodotto di una lunga ricerca per ritrovare il libretto e le orchestrazioni originali nell’archivio YIVO. A salvare alcune pagine fondamentali dell’opera è stata la “brigata di carta” attiva nel ghetto di Vilna, che, insieme a migliaia di libri, nascose gli spartiti dell’opera ai nazisti. Il testo poi, presenta alcune caratteristiche uniche nella prolifica produzione di Goldfaden, questa volta ricco di elementi fiabeschi, famigliari e sociali: si racconta di una donna che viene liberata da una cattiva matrigna grazie a una strega, del suo viaggio, degli incantesimi e dei mercanti. Si racconta del mondo yiddish di fine 800, ma il sapore di quelle vicende è universale, tradotto in un messaggio semplice quanto essenziale: non fidarsi di chi promette di predire il futuro.

Stando alle parole di Motl Didner, direttore dell’operetta e direttore associato del Folksbiene, a quei tempi molti ebrei si facevano leggere i tarocchi e le foglie di tè o si rivolgevano ai chiromanti. Con un tocco orientaleggiante, la narrazione include l’Impero Ottomano e i rischi che gli imbrogli messi a punto dai veggenti possono colpire chiunque decida di mettersi nelle loro mani. Una fiaba, appunto, che risente dei fratelli Grimm, ma dal tocco decisamente ebraico. “Nelle fiabe di altre culture europee”, spiega Didner, “i bambini spingono la strega nel forno o entra il boscaiolo e taglia lo stomaco al lupo. Qui non sono i protagonisti a commettere un atto di violenza per provocare la fine; i cattivi soffrono del destino che hanno scritto per se stessi”. E il messaggio, valido nell’Ucraina del 1870, calzava a pennello nell’America del primo 900 e in qualche modo anche ora: l’idea di giustizia ebraica e di costruzione del proprio destino sembra un monito più che mai attuale.

 

The Sorceress. A Yiddish Musical Fantasy

di Avrom Goldfaden
Diretta da Motl Didner
Direzione musicale di Zalmen Mlotek
Coreografie di Merete Muenter

National Yiddish Theatre Folksbiene, dall’8 al 29 dicembre, serata speciale con cena per il 25

 


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