Cultura
The Sticker Song: milioni di adesivi per raccontare Israele

In Israele le strade e le automobili sono invase da adesivi che sembrano gridare qualcosa all’osservatore. Ecco perché…

Chi presta attenzione alle strade e alle automobili in Israele avrà notato che sono bombardate da adesivi che sembrano gridare qualcosa all’osservatore. Negli angoli di qualsiasi città, sopra i manifesti o sui paraurti delle macchine c’è una varietà di sticker che definiscono la propria identità politica, sociale o religiosa, promuovendo svariate cause, dall’autodeterminazione dei palestinesi, all’espulsione degli arabi o all’avvento imminente del Messia. 

Raccogliendo e sovrapponendo questi slogan in un testo cantato dal gruppo rap Hadag Nahash, David Grossman è riuscito a dimostrare abilmente la complessità e la multi-sfaccettatura della società israeliana:

Quando ho messo insieme la lista di questi adesivi, mi sono reso conto che è come una concentrazione di “Israelità” che contiene la brutalità e la necessità di uscire da questa situazione”, ha affermato il celebre scrittore Grossman al NYT nel 2004, quando uscì la prima versione di Shirat haSticker – The Sticker Song, “Più la popolazione rimane nel vicolo cieco di questa situazione, più diventano frustrati, realizzando di essere incapaci di influenzarla. Poche persone a sinistra o a destra sono soddisfatte. E più sono frustrati, più sono estremisti, più adesivi per paraurti appiccicano sulla propria macchina. A volte ti fermi dietro un’auto che sembra una chiassosa manifestazione. ”

Quindici anni dopo, la band ha deciso di dare alla una rinfrescata alla canzone, raccogliendo alcuni amici, tra cui Danny Sanderson, Omri Glickman di Hatikva 6, Dikla, Tomer Yosef e David Grossman stesso, e hanno registrato nuovamente una nuova divertente versione di Shirat HaSticker.

Di seguito, l’interpretazione di numerosi versi:

Dor Shalem Doresh Shalom – Un’intera generazione richiede la pace:

con questo slogan inizia il brano. Questo sticker era il logo del movimento “Dor Shalom” (generazione di pace) durante l’era dei processi di pace di Oslo. Le prime due parole sono scritte esattamente come le ultime due con l’aggiunta di due lettere (shin e vav) che lo rendono uno scioglilingua. 

Tnu Zahal Lenazeach – Lasciate vincere l’esercito:

al primo slogan pacifista segue uno di carattere nazionalista. Questo sticker va contestualizzato nel periodo della seconda Intifada del Settembre 2000, quando molti attivisti di destra, impazienti, sollecitavano l’opinione pubblica per un inasprimento del trattamento nei confronti dei Palestinesi.

Am Chazak Osè Shalom – Un popolo forte fa la pace:

un altro slogan in favore del processo di pace e delle concessioni territoriali ai Palestinesi. Fra due contendenti, è il più forte che può dettare le regole per la realizzazione della pace.

Ein Shalom Im Aravim – Non c’è pace con gli arabi:

il significato di questo sticker è inequivocabile, una pace con gli arabi è impossibile, e il perseguimento di uno Stato per i palestinesi è futile.

Al titnu Lahem Rovim – Non date loro delle armi:

ulteriore slogan nazionalista che richiama un episodio del 1996 in cui un primordiale Bibi Netanyahu decise di aprire al turismo un tunnel nella città vecchia adiacente al Muro del Pianto e alla Spianata delle Moschee. Questo provocò proteste di masse che diventarono presto veri e propri riots in cui i poliziotti palestinesi, per la prima volta, rivolsero le proprie armi ai soldati israeliani. Gli scontri violenti riportarono in soli tre giorni, 16 vittime israeliane e 60 palestinesi.

Kravì ze Hachì, Achì – Essere un combattente è il Top, fratello:

un altro gioco di parole tra Hachì che significa “il più, il migliore, il top” e Achì che vuole dire fratello. Nella militarizzata società israeliana, questo sticker di impronta sionista ci racconta il diffuso consenso nel considerare l’unità dei combattenti dell’esercito come il più ammirabile.

Ghius Lekulam – Arruolamento per tutti:

il fatto che centinaia di migliaia di ebrei ultra-ortodossi siano esentati totalmente dalla leva militare ha creato frizioni nel paese sin dalla sua origine. Questo adesivo esprime questo punto di vista esortando l’arruolamento per tutti (per tutti gli ebrei, ovviamente….)

Ein Shum Yush BaOlam – Non c’è nessuna disperazione nel mondo:

questo è uno dei tanti versi della canzone prettamente ottimistici.

Yesha Zeh Can – Giudea/Samaria/Gaza sono qua:

Yesha è un acronimo per Giudea, Samaria e Gaza. Il background ideologico di questo messaggio è espansionista e colonialista. Questo sticker richiama l’appartenenenza e il controllo sui territori palestinesi: la West Bank (o Cisgiordania) e la Striscia di Gaza.

Na Nah Nahma Nahman Mehuman:

questo slogan è quasi onnipresente in tutte le città del paese. È una formula cabalistica basata sulle quattro lettere ebraiche del nome Nachman, in riferimento al fondatore del movimento Breslov, Rebbe Nachman di Breslov.

No fear, Mashiach BaIr – Niente paura, il Messia è in città:

mescolando inglese ed ebraico viene proclamato l’imminente arrivo del Messia.

Ein aravim, ein piguim – Senza arabi non ci sono attacchi terroristici:

questo sticker suggerisce che gli arabi sono l’unica ed esclusiva fonte di attacchi terroristici.

Bagatz M’saken Yehudim – La Corte Suprema mette in pericolo gli ebrei: nel 1990 la Corte Suprema israeliana discusse varie tutele di carattere halachico che erano garantite dallo Stato nei confronti della popolazione ortodossa. Nel 1999 più di 500.000 manifestarono per protestare a questi cambiamenti, introducendo questo slogan.

Ha’am Im HaGolan – La Nazione è col Golan:

questo sticker supporta la continuazione della presenza israeliana nel Golan, altopiano strategico conquistato nella Guerra dei Sei Giorni del 1967 e annesso unilateralmente nel 1980. Solamente l’anno scorso il presidente statunitense Donald Trump ha riconosciuto la sovranità di Israele sulle Alture.

Ha’am Im HaTransfer – La nazione è col trasferimento:

questo slogan estremista incita al trasferimento (o deportazione) della popolazione araba in altri paesi arabi, come la Giordania. Nell’estrema destra israeliana c’è chi pensa a quest’idea come ultima soluzione del conflitto israelo-palestinese. 

Test b’Yarka – Smog Test in Yarka:

il villaggio druso di Yarka ospita il più famoso test di smog per qualsiasi vettura del paese, famoso per i suoi standard piuttosto bassi. Questo sticker è solo una pubblicità del posto ma molte macchine inquinanti e pericolose lo appiccicano ironicamente.

Chaver, Ata Chaser – Amico, ci manchi:

questo slogan è dedicato a Yizhak Rabin. Pochi giorni dopo la sua morte, Bill Clinton pronunciò queste parole che fecero il giro del mondo: “Shalom Chaver”. Questi due adesivi sono tuttora molto diffusi.

Kama Roa, Efshar Livloa – Quanto male si può ingoiare?:

questo sticker, di origine animalista/ambientalista costituisce il ritornello, ripetuto, del brano. Estraendosi dal significato originale, il gruppo musicale sceglie questo slogan per le diverse connotazioni che può assumere all’interno della canzone. 

Medinat Halachà, Halchà haMedinà – Stato di religione, lo Stato se ne è andato:

slogan antireligioso che utilizza un gioco di parole rimico per dissentire dal mescolamento tra Stato e Chiesa, o meglio, tra Knesset e Beit Knesset (parlamento e sinagoga).

Hebron, MeAz uleTamid – Hebron, sempre e comunque:

120,000 palestinesi abitano attorno a una comunità di 500 ebrei scortata da migliaia di militari. È uno dei luoghi più controversi di tutta l’area e questo adesivo auspica l’eternità della presenza ebraica nella città.

Shalom, Transfer – Addio, Transfer:

questo sticker denuncia l’idea del trasferimento forzato degli arabi dal paese.

Kahane Zadak – Kahane aveva ragione

ecco uno dei volti dei teorici del “transfer”, ossia la pulizia etnica del paese: Meir Kahane, rabbino e politico, fondamentalista e suprematista morto nel 1990, viene ricordato con affetto da questo sticker.

CNN lies – La CNN dice bugie:

questo slogan intende contestare l’esposizione della cronaca del conflitto israelo-palestinese da parte della celebre emittente televisiva.

Sachtein al haShalom, Todah al haBitachon: Complimenti per la pace e grazie per la sicurezza:

questa frase ironica è rivolta a Bibi Netanyahu.

Bibi Tov laYehudim – Bibi è un bene per gli ebrei:

sticker della campagna elettorale del Likud del 1996.

Poshei Oslo L’Din – “Criminali di Oslo, al tribunale!:

gli accordi di Oslo avviati nel 1993 culminarono con l’attentato al premier Rabin e definitivamente con lo scoppio dell’Intifada. Questo slogan, comunemente visto sotto forma di graffito sugli edifici delle città, accusa gli architetti di questi tentativi di pace.

Mavet laBogdim – Morte ai traditori:

questo sticker, che risale al periodo in cui Rabin era ancora vivo, si riferiva proprio a lui e a coloro che appoggiavano il processo di pace.

Hakol Biglalchà Haver” – è tutta colpa tua, amico:

il brano termina così, richiamando lo sticker su Yizhak Rabin.

Jonathan Misrachi
Youth and social engagement

“Fino ai 18 anni non conoscevo altri posti che il Ken dell’Hashomer, la scuola della Cem e lo stadio San Siro”, scrive Jonathan di se stesso, ora di casa a Nairobi. Collaboratore di JOI dai suoi primissimi giorni, è laureato in scienze politiche e specializzato in Cooperazione internazionale all’ISPI.


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