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Hebraica
Tikkun Olam, dalla tradizione alla contemporaneità

Storia e complessità di un valore ebraico, attualmente di moda

Un ebreo americano va in vacanza in Israele, sale su un taxi e tra una chiacchiera e l’altra domanda al conducente: “Com’è che si dice tikkun olam in ebraico?”. Questa barzelletta fa il verso alla popolarità – o meglio, a un presunto abuso – dell’espressione tikkun olam negli ambienti ebraici progressisti. Di tikkun olam si sente effettivamente parlare spesso, e in un modo che alle volte suggerisce quasi un suo appartenere ai must have dell’ultima stagione: dove vai oggi senza lo zenzero, lo spazzolino di bambù e il tikkun olam? Naturalmente, chi utilizza questa espressione nel contesto contemporaneo non lo fa certo con l’intenzione di inflazionare il suo valore. Ma rimane vero che le parole, quando diventano molto popolari, corrono il rischio di essere impiegate a sproposito, o comunque di dover rinunciare a una parte della loro storia e complessità. Perché ciò non accada, può essere utile fare un piccolo viaggio alla scoperta delle origini del concetto e della sua evoluzione.

Tikkun Olam: le origini dell’espressione

Nella Bibbia e nel Talmud di tikkun olam non si parla. L’espressione mipnei tikkun ha-olam (dove mipnei si tradurrebbe con “a favore, per la giusta causa di”) compare per la prima volta nella Mishnah (200 e.v. circa) e, come spiega My Jewish Learning, “si riferisce a norme di politica sociale volte a garantire una protezione supplementare alle categorie potenzialmente più deboli: sono norme di tikkun olam quelle, ad esempio, che stabiliscono le condizioni per la stesura dei documenti di divorzio e per l’affrancamento degli schiavi”.

L’espressione tikkun olam si traduce letteralmente come “riparazione del mondo”, ma – precisa Tzvi Freeman su Chabad.org – le due parole che la compongono includono una molteplicità di significati: “Tikkun è spesso tradotto come riparazione. Ma nella Bibbia ebraica e nell’antico codice normativo della Mishnah può significare anche “migliorare, aggiustare, preparare, o semplicemente, “fare qualcosa con”. Tikkun poteva essere usato per descrivere il raddrizzamento di un bastone storto, la manutenzione di una strada, il taglio delle unghie, l’apparecchiatura di una tavola, o l’atto di escogitare una parabola per spiegare un concetto complicato. Olam in ebraico biblico significa “di tutti i tempi, di sempre”. Nell’ebraico più tardo, ha assunto il significato di “mondo”. Tikkun olam perciò letteralmente significa fare qualcosa al mondo che non solo ripari i suoi danni ma anche che lo migliori, preparando il suo accesso allo stato ultimo per il quale esso fu creato”.

Rabbi Jeremy Schwartz su Reconstructing Judaism aggiunge: “Talvolta i primi rabbini utilizzavano l’espressione più in generale col significato di “rendere il mondo un luogo abitabile e abitato”. Così descrivevano il dono divino della pioggia come un atto di tikkun olam e una femmina di uccello che covava nel suo nido come un’agente di tikkun olam. Il primo uso attestato dell’espressione si trova nella preghiera di Aleinu e in particolare nel verso che riflette la speranza di l’taken olam b’malhut Shaddai, “riparare il mondo con la maestà dell’Onnipotente”. Considerati gli altri usi che i rabbini del tempo facevano dell’espressione, l’intento originale della preghiera sembrerebbe quello di sperare nella venuta di un tempo in cui il mondo sarà ordinato, abitabile e abitato, grazie all’accettazione e alla fedeltà universale al governo divino”.

Il Tikkun Olam nella Cabala luriana

Il concetto di tikkun olam viene ad assumere una valenza centrale nel pensiero della Cabala luriana, secondo la quale Dio, quando creò il mondo, “contrasse” il suo essere divino (tzimtzum) per potergli permettere di esistere. La luce divina arrivò nel mondo all’interno di speciali contenitori chiamati kelim (nel prosaico ebraico moderno la stessa parola indica le stoviglie dei pasti, o un insieme generico di utensili), che in parte andarono in frantumi e si dispersero. Parte della luce riuscì a far ritorno alla fonte divina, ma un’altra parte rimase impigliata ai frammenti dei kelim. Le scintille divine incapaci di liberarsi dai frammenti rappresentano il bene e il male che nel mondo si mescolano. “Secondo la tesi luriana”, continua l’articolo di My Jewish Learning, “il primo uomo, Adamo, era destinato a liberare queste scintille divine attraverso la pratica mistica, ma il suo peccato si mise di mezzo. Il risultato fu che il bene e il male rimasero accuratamente mischiati nel creato e che anche le anime umane (prima contenute in quella di Adamo) caddero prigioniere dei frammenti”.

Tikkun olam indicherebbe perciò il compito di liberazione doppia a cui ognuno è chiamato: liberazione delle scintille divine e delle anime dai frammenti in cui sono imprigionate (il mondo materiale), attraverso un’azione di birur, ossia di separazione del bene dal male. Le scintille possono trovarsi ovunque e saperle riconoscere richiede un vero e proprio allenamento dello spirito. “Il racconto lurianico delle scintille ci insegna che il tikkun olam non è solo un’attività comunitaria, sociale o politica; riguarda anche un lavoro interiore e spirituale. Coinvolge la capacità di riconoscere la “luce” in noi stessi e negli altri e imparare come farla splendere”, continua Rabbi Schwartz. A ciò è legato il racconto della creazione del mondo in cui si dice a più riprese che Dio, osservando il completamento di ogni opera, conclude che essa è “cosa buona”: “Penso che il messaggio più importante del racconto ebraico della creazione, in riferimento ai nostri tentativi di migliorare il mondo, è che ci insegna a guardare a esso come intrinsecamente o potenzialmente buono. La nostra tradizione non incoraggia il pensiero ingenuo che nessuno voglia fare del male a nessuno, ma allo stesso tempo considera che le cose possano essere buone. Lo stato di natura non è la “legge della giungla” o “ci odiano tutti” o “loro (chiunque questi “loro” siano) capiscono solo le maniere forti”. Siamo tutti creati a immagine divina e lo stato di natura è buono. Il nostro compito è muoverci verso quella buona direzione”.

Il tikkun olam nella contemporaneità

L’uso dell’espressione tikkun olam nel contesto dell’impegno per la giustizia sociale prende piede durante gli anni Cinquanta. Come per i rabbini del tempo della Mishnah, si tratta sempre di rendere il mondo “più abitabile e abitato”, ma non più (o non più solo) attraverso le mitzvot e lo studio della Torah, ma portando avanti battaglie a favore dell’uguaglianza, dell’ambiente, dell’aiuto ai più deboli. Il legame con la tradizione, lungi dall’essere stato dimenticato, è ben presente. Scrive Andrés Spokoiny su Jewish Funders Network: “Tikkun olam [nel suo significato contemporaneo] è collegato a un’idea fondamentale e intramontabile della teologia ebraica: che gli esseri umani abbiano la responsabilità di completare la creazione di Dio e migliorare il mondo. Il concetto attinge anche abbondantemente dalla Torah e dalle visioni profetiche di giustizia e pace che evidenziano la capacità umana di farle divenire realtà”.

Nel processo di trasposizione dalla tradizione alla modernità, tuttavia, secondo alcuni è avvenuto che il concetto finisse banalizzato, inflazionato, usato a sproposito. Soprattutto, che diventasse la bandiera di un’unica corrente ideologico-politica, quella progressiva e liberale. Secondo David Bernstein su Jewish Journal, molti movimenti ebraici che si dicono ispirati al tikkun olam tendono a escludere o scoraggiare la partecipazione di voci diverse (nel caso americano, dei conservatori), e questo è controproducente per l’unità delle comunità ebraiche e il raggiungimento del tikkun olam stesso.

Bernstein cita alcuni esempi di tentativi di tikkun olam inclusivo. Tra questi, quello portato avanti da Rabbi David Stern della sinagoga reform Emanu-El di Dallas, che ha creato nella comunità un gruppo formato da liberali e conservatori che ha il compito di discutere e prendere decisioni su materie di impegno sociale. Rabbi Stern dichiara: “Nel momento in cui limitiamo l’idea di tikkun olam a una particolare visione politica, non solo diventiamo meno effettivi, ma soprattutto non siamo ciò che dovremmo essere in quanto comunità”.

Secondo Spokoiny, il segreto per non svuotare di significato il tikkun olam è fuggire l’approccio riduzionistico: “Il tikkun olam è un aspetto importante dell’ebraismo, ma non è l’ebraismo. Ogni tentativo di ridurre l’ebraismo a una delle sue componenti è problematico e in ultima analisi controproducente. (…) Oggi, quelli che credono nell’importanza del tikkun olam devono portarlo avanti nella ricchezza e complessità della tradizione ebraica. Ciò richiede anche il coraggio di affrontare quegli aspetti dell’ebraismo che per la modernità sono problematici”.

E, conclude, è importante capire che tikkun olam è un valore ebraico che trascende gli schieramenti ideologici e politici della società laica: “Conservatori e liberali devono guardare alla fonti ebraiche con onestà intellettuale. I valori ebraici non sono né conservatori né liberali: sono ebraici e basta. Sono evoluti attraverso i millenni e portano un carico di contraddizioni e tensioni intrinseche. In effetti, l’ebraismo riguarda in gran parte la ricerca dell’equilibrio tra valori confliggenti, ma egualmente importanti. La ricchezza dell’ebraismo è che offre “una casa con molte stanze” nella quale persone con convinzioni diverse possono trovare ispirazione e saggezza”.

Silvia Gambino
Responsabile Comunicazione

Laureata a Milano in Lingue e Culture per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale, ha studiato Peace & Conflict Studies presso l’International School dell’Università di Haifa, dove ha vissuto per un paio d’anni ed è stata attiva in diverse realtà locali di volontariato sui temi della mediazione, dell’educazione e dello sviluppo. Appassionata di natura, libri, musica, cucina.


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