Cultura
Tikva, il museo ebraico di Lisbona

Un progetto dell’architetto Daniel Lebeskind

Ombre e memoria. Ma soprattutto luce e speranza. Il primo Museo Ebraico che nel 2024 sorgerà a Lisbona, a un passo dalla celebre Torre di Belem sul fiume Tago, sarà un invito a guardare al passato per pensare al futuro. Firmato in occasione dei duecento anni dall’abolizione del Tribunale dell’Inquisizione, il protocollo tra il Comune di Lisbona e l’associazione senza fini di lucro Hagaddah prevede la costruzione di una monumentale struttura espositiva in una delle zone più visitate della capitale portoghese.
Il progetto è stato affidato allo studio del noto architetto americano di origini polacche Daniel Libeskind, già autore, tra i tantissimi progetti internazionali, dei musei dell’ebraismo di Berlino, San Francisco e Copenaghen, che sarà affiancato dall’architetto locale Miguel Saraiva. Nato per coprire un importante vuoto nella città, tra le poche capitali europee a non avere ancora un museo dell’ebraismo, la nuova futuristica sede espositiva di chiamerà Tikva, come speranza. Il suo stesso creatore, in occasione della presentazione del nuovo lavoro, ha ricordato quanto la parola scelta rappresenti e sintetizzi al meglio quello che sono il popolo e la cultura ebraica: «L’idea di speranza, la speranza che la storia passi dall’oscurità alla luce, dalla prigione alla libertà. Questo è il grande contributo del pensiero ebraico a un mondo migliore». Non dimenticando che la storia ebraica è stata segnata da «lunghi periodi di oscurità: l’editto di espulsione, conversioni forzate e tre secoli di inquisizione ed esilio», Esther Mucznik, presidente di Haggadah, in un articolo uscito su Publico ha spiegato che non sarà però questo il fulcro del Museu Judaico, visto che «oltre a questi momenti bui, in oltre duemila anni di presenza ebraica, ce ne furono molti altri di luce. E senza nascondere i primi, insisteremo sul lato positivo della nostra storia».

Al momento ancora in fase di composizione, la collezione che sarà esposta nei quasi 13mila metri quadri della nuova struttura includerà donazioni e prestiti privati ​​insieme a pezzi provenienti da musei e istituzioni nazionali e internazionali, comprese opere di artisti contemporanei provenienti dal Portogallo e dall’estero.
Per quanto riguarda il passato, la permanente si concentrerà sugli enormi contribuiti offerti dalla comunità ebraica alla cultura portoghese e mondiale, evidenziando l’impatto in diversi settori del sapere, in particolare la medicina e la matematica, tra il XII e il XV secolo«Questo aspetto è il più sconosciuto alla popolazione portoghese e straniera, perché è stato cancellato, sradicato dalla memoria collettiva. Vogliamo portarlo al presente, perché ha segnato il paese che siamo oggi», ha dichiarato Mucznik, che immagina il museo come un luogo rivolto e aperto agli ebrei, ma soprattutto ai tanti non ebrei, portoghesi e stranieri, che ancora non conoscono la storia delle donne e degli uomini che hanno contribuito nei secoli alla formazione del paese.

Come riporta il sito Architectural Record, il museo sorgerà a Belém, a sud-ovest del centro di Lisbona, su un terreno al di là della strada rispetto al lungofiume, con una serie di gradini esterni che conducono a un ampio patio e all’ingresso. Secondo quanto mostrano i rendering, il complesso espositivo si svilupperà come una struttura bianca e geometrica con pareti bianche inclinate intersecate da forme blu e porzioni di vetro che scalano l’altezza dell’edificio e che si ritroveranno poi anche all’interno delle sale. Sormontato da un tetto erboso e da una passerella che incornicia in lontananza la torre di Belem, sarà composto da moduli che avranno simbolicamente la forma di ciascuna delle lettere ebraiche che compongono la parola Tikva.

 

 

Camilla Marini
collaboratrice

Camilla Marini è nata a Gemona del Friuli (UD) nel 1973, vive a Milano dove lavora da vent’anni come giornalista freelance, scrivendo prevalentemente di cucina, alimentazione e viaggi. Nel 2016 ha pubblicato la guida Parigi (Oltre Edizioni), dove racconta la città attraverso la vita di otto donne che ne hanno segnato la storia.


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