L'agenda di Joi
Cultura
Quattro libri contro il razzismo

Letture per il 21 marzo, giornata nternazionale contro la discriminazione razziale

Domani si celebra la giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale. Istituita dalle Nazioni Unite, ricorda il massacro di Sharpeville, in Sudafrica, dove, nel 1960, vengono feriti e uccisi decine di dimostranti, che protestano contro le leggi razziali. La Giornata vuole contribuire a combattere il razzismo, ovunque si manifesti. E noi lo facciamo con quattro libri di quattro donne che parlano di discriminazione, dignità umana e identità. Quattro sguardi diversi, quattro storie da leggere.

Gabriella Nobile, I miei figli spiegati a un razzista, prefazione di Liliana Segre, Feltrinelli.
Gabriella Nobile è un’imprenditrice milanese, che sceglie con il marito di adottare due bambini. Una famiglia come tutte le altre, fatta di tutto quello che significa vivee insieme, amore, litigi, errori, affetti, giochi, scherzi…. Ma un giorno quella famiglia si scopre speciale: è il giorno in cui i figli vengono insultati su un autobus perché hanno la pelle nera.  Fabien e Amelie sono nati rispettivamente in Congo e in Etiopia. Così la vita cambia improvvisamente, scoprendo di vivere in un’Italia attraversata dall’intolleranza, dalla discriminazione e dalla brutalità fisica e verbale. Esistono modi diversi di essere razzista. Non solo con le parole gridate dalla politica più cinica, ma anche con consuetudini e gesti che tradiscono un pregiudizio radicato in profondità, capace di attivarsi come un meccanismo silenzioso.
 Per questo Nobile ha fondato Mamme per la pelle, un’associazione di madri italiane e straniere, che siano adottive, biologiche o affidatarie, con lo scopo di tutelare i figli discriminati per le proprie origini e di sostenere le loro famiglie.
 In questo libro Nobile si racconta e mette a punto un atlante degli sguardi degli italiani, composto dalle famiglie dell’associazione e strumento interessante per interrogare se stessi e scegliere la generosità contro la paura, l’integrazione contro l’odio. “Siamo tutti esseri umani che lottano giorno dopo giorno per riconoscersi a vicenda. Chi si arrende è un razzista.”

Esperance Hakuzwimana Ripanti, E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana, People
Questo libro è uscito sul finire del 2019, ma ci piace riprenderlo perché è un atto di libertà e di coraggio: “E poi basta è il racconto di come sono uscita dalla mia stanza rendendo reale tutto quello che ho trovato nei libri e negli anni” , spiega l’autrice, “Una chiamata dell’eroe a cui ho risposto a modo mio, senza mai dimenticare la mia storia, cominciata in Ruanda, e i limiti trovati per le strade d’Italia. Il racconto di me, che avrei solo voluto leggere, e di un’estate che invece mi ha cambiato la vita”. Espérance Hakuzwimana Ripanti si serve della scrittura come strumento per riappropriarsi del suo spazio ed esporsi, rivelarsi – a modo suo, nei suoi termini, alle sue condizioni. Ma è anche il racconto dei compagni di viaggio e delle esperienze che più l’hanno segnata. Un saggio, una biografia, una ballata, un manifesto.

Liliana Treves Alcalay, La luce dell’ambra, Giuntina.
Discendente da un’antica famiglia sefardita, la giovane Micol raggiunge i nonni a Istanbul per completare la sua tesi sul marranesimo. Scoprirà poi che il ritratto di una misteriosa fanciulla e una pergamena miniata saranno le chiavi d’accesso a un mondo segreto, quello dell’ebraismo iberico del XVI secolo. Quello dei conversos, gli ebrei costretti a convertirsi al cattolicesimo, furono anni bui di vessazioni, diffidenza e torture. Ma alcuni di loro non si arresero alla minaccia dei roghi e tentarono coraggiosamente di salvaguardare in segreto la religione dei padri. Diventarono così giudaizzanti, marrani, criptogiudei. Una cultura parallela, chiusa e diffidente, che riuscì a custodire, di generazione in generazione, pochi, fragili, eppur preziosissimi elementi di ebraismo. E così dall’Istanbul del 1992 ci ritroviamo nel Portogallo di fine Cinquecento, all’interno di uno spaurito gruppo giudaizzante costantemente sorvegliato dall’Inquisizione, i cui membri sono disposti a tutto pur di salvare la loro identità, la loro storia, se stessi.

Delphine Horvilleur, Riflessioni sull’antisemitismo, Einaudi
Sartre aveva mostrato nelle Riflessioni sulla questione ebraica come l’ebreo sia definito in forma inversa attraverso lo sguardo dell’antisemita. Delphine Horvilleur, rabbino in Francia, sceglie qui di esplorare l’antisemitismo attraverso i testi sacri, la tradizione rabbinica e le leggende ebraiche. Analizza la particolare i pregiudizi antiebraici e il modo in cui sono percepiti dagli ebrei, per diventare un utile strumento di resilienza per sfuggire al ripiegamento identitario. La tradizione rabbinica non si preoccupa tanto di venire a capo dell’odio verso gli ebrei quanto di offrire le giuste armi, anche oggi, ai tempi dell’odio e dell’esclusione.


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