Mondo
Che ci fanno i centri Habad nei luoghi più sperduti del pianeta?

Intervista a rav Haim del centro di Antigua, in Guatemala. Tra turisti (in standby), ebrei locali e aiuti alla popolazione più povera

Cosa hanno in comune Mc Donald’s e un movimento ortodosso ebraico come i Chabad?
Di certo non il menù. Entrambi tuttavia hanno sedi in Nuova Caledonia e negli angoli più remoti del globo, ed entrambi sanno generare un certo tipo di sensazione relativa al famigliare, al conosciuto, all’abitudine – se sei un viaggiatore israeliano alla fine della leva obbligatoria, sai già che troverai la tua shakshuka casalinga in quella Chabad House, non importa se nel villaggio di surfisti in Sri Lanka o a due passi dalla sede strategica del movimento zapatista nel Chiapas.

Chi sono i Chabad?
I Chabad-Lubavitch sono un movimento chassidico nato nel XVIII secolo in Bielorussia, trasformatosi oggigiorno in un’organizzazione mondiale con vertice a Brooklyn, New York. Il Menachem Schneerson, ultimo Rebbe dei Chabad, detiene un’importanza semi-religiosa a volte discussa da altre comunità ortodosse. I Chabad-Lubavitch gestiscono più di 3500 centri nel mondo, fornendo assistenza agli ebrei che ne necessitano, integrandosi più o meno pacificamente con le comunità già esistenti.
I centri Chabad riuniscono turisti, viaggiatori più o meno passeggeri e i senza patria offrendo loro un pasto kosher o dei servizi grazie a delle donazioni locali o estere. Come se la stanno cavando i centri Chabad durante la pandemia e senza flusso turistico? Ho contattato diversi centri Chabad e ne è uscita una chiacchierata molto interessante con rav Chaim, a capo del centro Chabad di Antigua, in Guatemala.
Alcuni responsabili dei centri Chabad sono rimasti, altri sono tornati in Israele.

Una breve introduzione alla scelta del protagonista dell’articolo, rav Chaim. Il 29 dicembre 2019 sono atterrata a Città del Guatemala. Due giorni dopo davo il benvenuto al 2020 a suon di reggaeton; la settimana successiva sarei stata per un mese a Santiago Atitlàn, una cittadina sulle sponde dell’omonimo lago. A cinque minuti di motoscafo si trova il centro Chabad di San Pedro la Laguna, posizionato convenientemente di fronte a una discoteca e a un ostello gestito da israeliani che accolgono i tanti mochileros, i backpackers in cerca di hummus. Ho contattato il centro, ma gli schlichim non erano più lì.
Un secondo tentativo. A febbraio 2020 ero a San Cristobal de las Casas e per uno shabat sono stata ospitata al centro Chabad, che ha organizzato una “serata messicana” per gli ospiti.

Ho contattato i responsabili del centro, ma anche loro sono tornati in Israele. Su Whatsapp mi spiegano che non c’erano più né turisti né ebrei locali in città.

Mi sono ricordata di un’amica che aveva visitato il centro Chabad di Antigua e mi parlava di una viva comunità locale. Ho scritto a Rav Chaim e in pochi minuti tutto era pronto per un breve incontro virtuale.
“Ricordi quel caso della crociera in Italia? Io non sono il capitano Schettino”. Inizia così la chiamata Zoom con Rav Chaim. “Io non volevo abbandonare questa nave. Ad Antigua non ci sono solo ebrei turisti. Quando è iniziata la pandemia, si avvicinava Pesach. Non potevo andare via. Abbiamo stampato delle haggadot, preparato dei pacchi con le matzot, e li abbiamo distribuiti”.
“Ricordi la parashà di Lech Lechà? Abramo ha dovuto lasciare tutto per trasferirsi in Egitto. Cambiare contesto è un’opportunità per riflettere su sé stessi. La pandemia ci ha offerto un’occasione per riflettere e riprogrammare i nostri desideri”.
Mi sento di interrompere il Rav. La metafora è certamente profonda, ma sarebbe corretto sottolineare come concedersi una pausa di riflessione durante una pandemia sia un privilegio per chi non è sul lastrico. Rav Chaim sorride.
“Esatto! Alcune persone hanno dei privilegi, altre no. Chi è privilegiato lo è due volte: ha la benedizione di poter condividere. Abbiamo partecipato a molte iniziative. In tutto il paese le famiglie bisognose erano in piazza con delle bandiere bianche e chi poteva ha condiviso sacchi di fagioli, riso o beni di prima necessità. Abbiamo continuato a collaborare con Casa Jackson, un’associazione contro la malnutrizione. Abbiamo dato vita a un forno-ristorante per creare posti di lavoro e con i profitti siamo stati in grado di assumere anche un giardiniere a tempo pieno”.
Aggiunge: “Il ristorante è stata una buona idea. Mi piace parlare allo stomaco delle persone. Sempre più ebrei, soprattutto israeliani e nord-americani, si sono uniti alle iniziative. Nella sukkà quest’anno eravamo una decina, anche se di solito raggiungevamo le centinaia”.

Una seconda parte della nostra sessione Zoom è sulla storia degli ebrei in Guatemala e ad Antigua. Molti guatemaltechi di origine europea sarebbero maranos, ebrei spagnoli perseguitati dalla Santa Inquisizione. Molte iniziative del centro Chabad di Antigua sono relative al mondo ebraico, altre sono legate al dialogo interreligioso. Rav Chaim mi spiega che storicamente il Guatemala è molto vicino a Israele e alla comunità ebraica e le iniziative sono state accolte positivamente.
Nel settembre 2018 ho passato un semestre a Kyoto segnando i miei primi moadim senza agnolotti. Ho visitato il centro Chabad di Kyoto per lo shabat prima di Rosh Hashana. Ho avvicinato la sedia al tavolo, ho guardato la zuppa e sapevo che sarebbe stato un Rosh Hashana diverso. Poi qualcuno ha iniziato un discorso sulla parashà della settimana. “Cosa c’è di speciale questo Shabat?”. 
Qualcun altro ha preso la parola e ha ribattuto: “Che cosa dici?! Non esistono shabat non speciali”.
La bellezza nei franchising è che ti senti sempre a casa.

Micol Sonnino
collaboratrice

Micol-con-la-emme Sonnino, da pronunciare tutto d’un fiato, nasce a Roma nel 1997. Studia tutto ciò che riguarda l’Asia dell’Est all’Università di Bologna e vive tra Italia, Austria e Giappone per una magistrale in sviluppo sostenibile, con focus su sviluppo urbano e rurale. Le piace cucinare con la nonna e mangiare carciofi di stagione.


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