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Cultura
Violins of Hope: così rivivono gli strumenti appartenuti agli ebrei nei campi di concetramento

Un liutaio israeliano e suo figlio hanno ritrovato e restaurato decine di strumenti appartenuti a vittime dell’Olocausto. E adesso quei violini regalano bellezza nei teatri di tutto il mondo

Violini della speranza è il nome di un progetto musicale  basato su una collezione privata di violini, viole e violoncelli, tutti raccolti alla fine della seconda guerra mondiale. In tutto una novantina di strumenti che sono appartenuti a musicisti ebrei deportati nei campi di concentramento. Molti di questi violini sono stati donati dai sopravvissuti e hanno semplicemente delle Stelle di David come decorazione, oltre ad una targhetta identificativa che dichiara: siamo stati suonati da orgogliosi klezmer.

Tutti gli strumenti hanno come comune denominatore quello di aver avuto a che fare con l’olocausto e sono simbolo di vita, speranza e luce in opposizione al buio della follia nazista  Negli anni tragici della Seconda Guerra Mondiale migliaia di strumenti musicali vennero sequestrati agli ebrei dalle SS. Il merito del ritorno al suono di questi strumenti, spesso semplici e di modesto valore economico, va tutto al lavoro dei liutai Amnon e Avshalom Weinstein, padre e figlio, che tra i tanti hanno restaurato il violino che con il suo suono accompagnava l’ingresso nelle camere a gas.

Questo le parole di Amnon Weinstein riportate da CremonaMusica.com: “Oggi non possiamo capire quanto fosse importante la musica in questo periodo. Suonare, anche in piccoli contesti e piccole sale da concerto, era un momento incredibilmente emozionante, una mezz’ora di sollievo in un orrore indescrivibile. Ad Auschwitz ci sono state otto diverse orchestre, che suonavano per i prigionieri che andavano e tornavano dal lavoro. Suonare era come recitare una preghiera… In molte memorie si spiega quando fosse emozionante anche partecipare ad un concerto nel ghetto. Il primo violino che ho riparato è stato suonato mentre i reclusi andavano verso le camere a gas. Riascoltare oggi quel suono, l’ultimo ascoltato da quelle persone, è veramente commovente. I violini danno sapore alla vita, e penso di essere fortunato a dare a questi strumenti una nuova vita”.

Sono anche un formidabile strumento di memoria i Violins of Hope, uno strumento che va al di là della pura e semplice testimonianza. Perché dal 2008 quei violini sono tornati ad essere vivi e le loro corde risuonano in tutto il mondo grazie ad una serie di concerti a cui dal 2008 ad oggi hanno assistito migliaia di spettatori di tutte le fedi e provenienze etniche.

Il primo evento è andato in scena a Gerusalemme, l’ultimo (finora) ad Auschwitz nel 2019. Accanto alle performance musicali Violins of Hope progetta programmi educativi con visite nelle scuole in cui viene spiegata e raccontata la storia degli strumenti. Come quella del violino che è stato gettato da un treno di bestiame in viaggio dalla Francia ad Auschwitz o quella del violino che è stato sepolto sotto la neve in Olanda, o ancora del violino che ha salvato la vita di persone che suonavano nell’orchestra del campo e che grazie a questo sono sopravvissute. Tante storie per non dimenticare.

 


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