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Yaniv Iczkovits vince il Jewish Quarterly-Wingate Literary Prize

Premiato “The Slaughterman’s Daughter” (in Italia per Neri Pozza), il romanzo che, secondo la giuria, consente ai non ebrei di capire veramente il mondo ebraico

«The Slaughterman’s Daughter è come il tuo amico più caro, che vuoi mostrare a tutti perché vedano quanto sia speciale». Con queste parole, il rabbino Laura Janner-Klauser, giurata del Jewish Quarterly-Wingate Literary Prize 2021, ha annunciato domenica scorsa la vittoria del libro di Yaniv Iczkovits, pubblicato in Italia da Neri Pozza con il titolo di Tikkun o la vendetta di Mende Speismann per mano della sorella Fanny.
Istituito nel 1944 e considerato il premio letterario più importante per gli ebrei britannici, il Wingate Prize viene assegnato ogni anno al miglior libro, di narrativa o saggistica, che sappia tradurre al mondo l’idea di ebraicità. In passato è stato vinto da nomi del calibro di Amos Oz, Zadie Smith, Oliver Sacks, Otto Dov Kulka e David Grossman. Proprio quest’ultimo, parlando del vincitore di quest’anno, avrebbe dichiarato che Iczkovits è pieno di «una immaginazione senza limiti e di uno stile vibrante» e che «maneggia la penna con arguzia e brio», offrendo «una lettura notevole ed evocativa».

Scritto nel 2015 in ebraico ma tradotto in inglese solo l’anno scorso (l’edizione italiana è invece del 2018), The Slaughterman’s Daughter-Tikkun è un romanzo storico ambientato nella Russia di fine Ottocento. Il titolo originale fa riferimento alla protagonista, Fanny Keismann, figlia appunto del macellaio rituale di un villaggio ebraico che, allergica alle convenzioni, convince il padre a insegnarle il mestiere. Sotto la guida del genitore diventa una maestra nell’arte di usare il coltello, anche se deve rinunciarvi per sposare un casaro e fare la mamma di cinque figli. Nonostante questo, la donna non rinuncia alla sua libertà di wilde chayeh (animale selvatico), così come al suo stesso coltello, che tiene sempre legato alla gamba destra. Uno strumento che le può sempre tornare utile, soprattutto quando, sprezzante del pericolo, decide di partire alla ricerca di Zvi Meir Speismann, il marito della pavida sorella maggiore Mende. Sulle tracce del cognato, strambo venditore ambulante fuggito a Minsk abbandonando moglie e due figli, l’intrepida eroina troverà l’aiuto del muto e misterioso traghettatore Zizek Breshov, un ex soldato dal sorprendente passato.
Impostato inizialmente come un dramma popolare, il racconto assume poi i connotati di una commedia degli equivoci fino a raggiungere dimensioni epiche, con personaggi in technicolor che, abbandonati gli angusti confini dello shtetl, si ritrovano ad affrontare ora l’esercito dello zar ora la polizia segreta, fino a minacciare le fondamenta stesse dell’Impero russo.
Acclamato dalla stampa internazionale, dal Wall Street Journal al New York Times, per la Janner-Klauser The Slaughterman’s Daughter «è un fantastico, sorprendente gioco attraverso una parte davvero importante della storia ebraica, con una trama sorprendentemente imprevedibile» e, sempre secondo la giurata, «consente a qualcuno che non è ebreo di capire ciò che davvero conta per noi». Secondo Olesya Salnikova Gilmore del Washington Independent Review of Books il romanzo «è allo stesso tempo una bella favola e una meditazione filosofica su un popolo, la sua storia e il suo posto nella società», mentre il viaggio di Fanny va ben oltre il desiderio di aiutare la sorella, ma «si trasforma in una ricerca della sua identità di donna, di madre, di ebrea, di essere umano». Questo romanzo è già stato insignito del Premio Agnon, il Premio Ramat Gan per l’eccellenza letteraria ed è stato selezionato per il Premio Sapir.

Nato nel 1975, Yaniv Iczkovits è autore di altri due romanzi, Pulse (edito in Italia da Giuntina con il titolo di Batticuore) e Adam e Sophie, oltre che del saggio Ethical Thought di Wittgenstein ed è stato docente di filosofia presso l’Università di Tel Aviv, città dove vive con la famiglia.

Yaniv Iczkovits, Tikkun o la vendetta di Mende Speismann per mano della sorella Fanny, traduzione di Ofra Bannet e Raffaella Scardi, Neri Pozza, pp. 496, 19 euro

La copertina del libro "Tikkun" di Yaniv Iczkovits (Neri Pozza)
Camilla Marini
collaboratrice

Camilla Marini è nata a Gemona del Friuli (UD) nel 1973, vive a Milano dove lavora da vent’anni come giornalista freelance, scrivendo prevalentemente di cucina, alimentazione e viaggi. Nel 2016 ha pubblicato la guida Parigi (Oltre Edizioni), dove racconta la città attraverso la vita di otto donne che ne hanno segnato la storia.


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