Cultura
Zusha: l’incredibile band che fonde la musica tradizionale ebraica con il jazz ed il reggae

“Molti dei testi provengono dai salmi, dai versetti della Torah o dalla liturgia ebraica” racconta il gruppo che ha conquistato le classifiche americane nel segno della contaminazione

“Facciamo del nostro meglio per utilizzare tutti i doni e le tecnologie che abbiamo a disposizione. Ci sentiamo profondamente radicati nelle nostre origini e nella tradizione, e allo stesso tempo ci sforziamo di spingere i confini di ciò che significa essere ebrei, e di ciò che significa essere musicisti“.

Si presentano così gli Zusha una hasidic folk band  di Manhattan che dal 2013 conquista le classifiche mondiali (in particolare quelle americane) proponendo un irresistibile mix tra folk jazz, reggae e Niggunim, ovvero improvvisazioni che hanno un ruolo fondamentale per il culto dell’ebraismo hasidico, una forma di canto religioso ebraico caratterizzata da suoni ripetitivi come “Bim-Bim-Bam”, “Lai-Lai-Lai-Lai”, “Yai-Yai-Yai-Yai” o “Ai-Ai-Ai”, che sostituiscono i testi veri e propri.

Tra i loro album più importanti e ispirati ce n’è sicuramente uno dal titolo emblematico: When the Sea split: “Quando il popolo ebraico fu liberato dalla schiavitù in Egitto, in rotta verso la terra promessa, si trovò di fronte il mare. È stato un momento di estrema angoscia, perché il popolo ebraico era bloccato davanti dalla barriera del mare. E lì avvenne il miracolo della divisione del mare.. Quel momento fu accompagnato da una potente canzone che gli ebrei cantano ancora oggi nelle preghiere del mattino. Durante la produzione di questo album nel suo complesso, ci siamo sentiti come se stessimo attingendo all’energia dell’originaria scissione del mare. E ci auguriamo che tutti quelli che lo ascoltano possano percepire l’effetto della spaccatura del mare”, raccontano.

Molti dei testi provengono dai salmi, dai versetti della Torah o dalla liturgia ebraica. Queste sono le parole che ci vengono naturali, e per noi è un modo per infondere un nuovo respiro in questi “vasi antichi”. Molte delle parole provengono dalle preghiere che diciamo ogni giorno. Il nostro obiettivo è fondere disciplina e l’improvvisazione”.

 

 

 

Gianni Poglio

Giornalista, autore, critico musicale. Dopo numerose esperienze radiofoniche e televisive, ha fatto parte della redazione del mensile Tutto Musica e del settimanale Panorama (Mondadori). Conduttore dii talk show per Panorama d’Italia Tour, con interviste “live” ai protagonisti della musica italiana e di dibattiti tra scienza ed intrattenimento nell’ambito di Focus Live, ha pubblicato per Electa Mondadori il libro “Ferdinando Arno Entrainment”


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