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Cultura
16 ottobre 1943: geografia di una deportazione

Da Roma ad Auschwitz: in mostra alla Casina dei Vallati una mappa interattiva ricostruisce gli arresti e le deportazioni

Il 16 ottobre 2021, in occasione del 78° anniversario della Razzia di Roma, è stata per la prima volta messa a disposizione del pubblico una mappa virtuale dedicata proprio agli avvenimenti del 16 ottobre 1943. La mappa, dal titolo Geografia di una Deportazione, è stata curata da Marco Caviglia, Isabella Insolvibile, Amedeo Osti Guerrazzi, prodotta dalla Fondazione Museo della Shoah e installata nella Casina dei Vallati, che si trova all’interno dell’area di quello che viene comunemente chiamato ghetto ebraico di Roma.

Il progetto, interamente realizzato in modalità virtuale, presenta una mappa interattiva, che non solo ricostruisce gli arresti e le deportazioni avvenuti a Roma il 16 ottobre 1943, ma soprattutto restituisce ai visitatori la dimensione esatta di quanto avvenuto, attraverso diversi momenti di approfondimento, costituiti da video introduttivi con notizie storiche, materiale audio e video che propone le testimonianze dirette dei protagonisti, materiale documentario e fotografico e diverse immagini legate agli eventi.

Il visitatore può agevolmente scegliere di iniziare l’esperienza di conoscenza decidendo un suo percorso “esplorativo”, attraverso l’utilizzo del dispositivo tecnologico che diventa un vero e proprio strumento di studio e di approfondimento. Inoltre è possibile visualizzare una mappa del territorio di Roma, in cui sono segnalati molteplici punti interessati dai fatti del 16 ottobre.

La mappa interattiva consente al visitatore di scegliere dove cliccare per entrare quasi “fisicamente” nello spazio geografico che egli intende conoscere più specificamente, camminarci dentro e immergersi nelle storie e nei fatti di quel tragico evento. La modalità di fruizione di questa particolare geografia virtuale, diventa nelle mani di ogni visitatore uno strumento prezioso di conoscenza, inoltre è un mezzo di grande efficacia specie quando viene utilizzato per fini didattici, dove una trasmissione completa e puntuale dei fatti aiuta altresì nella comprensione di una storia tragica, ma di fondamentale importanza.

Un’importante riflessione scaturita dall’esperienza personale di visita della mappa interattiva della Casina dei Vallati, è quella che rimanda alla concezione dei lieux de Mémoire di Pierre Nora, teorizzati tra il 1984 e il 1992. Lo studioso francese introduce la parola memoria come parola-chiave della riflessione storico-sociale del suo tempo. Grazie al suo lavoro si definiscono con l’espressione “luoghi della memoria” quegli spazi in cui si condensano le immagini di un passato carico di significati. Questi luoghi possono essere reali o immaginari, spazi mentali o fisici investiti di un significato “totale” o evocativo del senso di appartenenza degli individui ad un determinato gruppo. Esistono, accanto a questi, dei luoghi che fungono letteralmente da luoghi di “costruzione” della memoria: la fabbricazione del ricordo può venire a coincidere, in questo caso, anche con la creazione di dispositivi culturali, eventi e rappresentazioni, così come avviene nel caso analizzato, mediante i quali è possibile produrre un’identità collettiva fondamentale.

Nella difficile ricostruzione della memoria traumatica degli ebrei d’Europa deportati nei campi della morte, è lecito porsi alcune domande: come tramandare un evento di questa portata e con queste caratteristiche? E dove collocarlo, in quale punto spaziale reale o immaginario? Con la realizzazione del progetto appena esposto, i curatori sono riusciti a dare una risposta, seppur parziale, a questi importanti interrogativi, scegliendo un tipo di collocazione inusuale: questo è virtuale e non reale, ma in grado di riportare alla luce fatti ed eventi, inquadrarli nel proprio contesto originario, restituendoli quindi nella loro integrità. Quest’ interessante operazione di trasposizione risulta ancora più efficace se si considera il luogo fisico in cui lo schermo è stato installato: a pochi passi dal portico d’Ottavia e dalla sinagoga romana, all’interno del ghetto, luogo divenuto fortemente simbolico per i romani e non solo.

Al piano terra dello stesso edificio è possibile visitare anche la mostra permanente, inaugurata il 27 gennaio 2021, dal significativo titolo Dall’Italia ad Auschwitz, a cura di Sara Berger e Marcello Pezzetti, che racconta la storia degli arresti avvenuti nel territorio italiano tra il 1943 e il 1944, e delle successive deportazioni nei campi di Auschwitz-Birkenau.
L’esposizione è organizzata seguendo un filo narrativo che parte da una breve introduzione sulla storia del famoso complesso concentrazionario, con delle riproduzioni assonometriche dei campi, si sofferma poi sull’arrivo dei primi prigionieri dall’Italia, prosegue con l’illustrazione del funzionamento del campo.

È messa in luce, inoltre, la specificità della sorte degli ebrei: dal loro arrivo fino all’omicidio sistematico di massa, attraversando le ben note vicende relative alla vita all’interno del campo, dai maltrattamenti alle condizioni disumane in cui le vittime della persecuzione venivano lasciate. Ampio spazio è dedicato alla figura del Sonderkommando, ovvero quegli ebrei costretti a lavorare nel meccanismo dello sterminio, tra cui ricordiamo Shlomo Venezia, ebreo italiano sopravvissuto, autorevole testimone e autore del libro Sonderkommando Auschwitz.


Tra il materiale esposto ritroviamo le quattro fotografie scattate da alcuni membri della squadra dei Sonderkommando di Auschwitz nell’agosto del 1944, che verrà ampiamente analizzato nell’opera di Georges Didi-Huberman intitolata Immagini malgrado tutto, pubblicata nel 2003. Infine nella mostra sono presenti, oltre ad alcuni documenti originali ed oggetti personali, anche disegni e dipinti realizzati da artisti sopravvissuti alla deportazione, materiale prezioso che permette di comprendere ancora meglio la vita concentrazionaria dall’interno. Il tipo di percorso presentato risulta essere quasi unico per arricchire il processo di conoscenza e di sensibilizzazione della memoria della Shoah: nello spazio contenuto e discreto della Casina dei Vallati è possibile compiere un’esperienza museale piena e di ampio respiro, capace di attraversare la storia del singolo e la storia che ha accomunato intere collettività.

Eirene Campagna
collaboratrice

Classe 1991, è PhD Candidate dello IULM di Milano in Visual and Media Studies, cultrice della materia in Sistema e Cultura dei Musei. Studiosa della Shoah e delle sue forme di rappresentazione, in particolare legate alla museologia, è socia dell’Associazione Italiana Studi Giudaici.


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