Diritti umani
Storia di due avvocati che hanno cambiato il diritto internazionale

Hersch Lauterpacht e Raphael Lemkin, gli “inventori” di due concetti fondamentali: Genocidio e Crimini contro l’Umanità.

1945, processo di Norimberga. Per la prima volta i termini genocidio e crimine contro l’umanità hanno una loro canonizzazione nel diritto internazionale. Due termini complessi, che possono essere grosso modo definiti così: ricorre genocidio quando gruppi o individui tentano di annientare interi gruppi. I crimini contro l’umanità prendono vita dalla violazione di diritti individuali, propri di ogni essere umano in quanto tale.

Non è un caso che questi due concetti vengano teorizzati e rinforzati nel 1945, nel processo che mette sotto accusa i gerarchi nazisti: a spingere per un loro riconoscimento sono due avvocati ebrei, Hersch Lauterpacht e Raphael Lemkin, nati a Lviv, una città che, a seconda dei momenti storici ha fatto parte di Ucraina, Polonia o Bielorussa. Come gran parte della Galizia, ha una storia di meticciato, di diverse culture che si incontrano e si stratificano una sull’altra arricchendosi (un po’ come Trieste in Italia), dando vita a un ambiente intellettuale estremamente ricco. La storia di questi due giovani avvocati, che cambieranno il diritto internazionale, ci viene raccontata da Philippe Sands in East West Street.

 

Hersch, che vuole proteggere gli individui

Hersch e Raphael hanno tre anni di differenza, studiano nella stessa Università, con lo stesso professore, ma non si conoscono, non sanno uno delle ricerche dell’altro, almeno in gioventù. Nel 1919 Hersch, a causa di un’acuta onda antisemita, lascia la sua città natale e scappa a Vienna, come molti altri ebrei della Galizia. Studia con Kelsen, collega di Freud. Da là, parte con sua moglie alla volta dell’Inghilterra, per proseguire gli studi in Legge. La sua tesi di dottorato contiene un seme di definizione di crimini contro l’umanità, teorizzando quali fossero gli obblighi che pongono un limite al potere dello Stato sui propri cittadini. Nel 1945 pubblica un libro che diventa fondamentale nel diritto internazionale, International bill of the rights of men, in cui propone un’idea rivoluzionaria: ogni individuo avrà diritti minimi garantiti sotto il diritto internazionale. È lui che propone di inserire il capo d’accusa atrocities against civilians, che diventa poi, dopo lunghe conversazioni e discussioni, crimini contro l’umanità – azioni criminali commessi da uno Stato contro esseri umani, spesso i propri cittadini – nel processo di Norimberga. Scrive parte dei discorsi di Sir Hartley Shawcross, chief British prosecutor. Torna quindi in Inghilterra, a Cambridge, e sarà uno dei padri del diritto internazionale come lo conosciamo oggi.

 

Raphael, che teorizza il genocidio

Raphael studia presso la facoltà di legge di Lviv. Diventa un famoso pubblico ministero polacco. Nel 1933 scrive un paper in cui propone di inserire un nuovo crimine per combattere quello che lui definisce barbarie e vandalismo contro gruppi. Il suo focus, al contrario di Hersh, non è sulla protezione dell’individuo, ma su quella dei gruppi. In seguito all’invasione tedesca della Polonia deve prima scappare in Svezia e poi, dopo un lungo e tortuoso viaggio attraverso il Nord Europa, la Russia, arriva nel 1942 negli Stati Uniti, con una valigia contenente quasi solo articoli e libri. Nel novembre 1944 pubblica Axis rule of occupied Europe in cui analizza quale possa essere il piano di governo della Germania nazista. Il libro contiene per la prima volta la parola genocidio. Nel 1945 anche lui lavora al processo di Norimberga, ma non entra in contatto con Hersch. Prova a inserire la definizione di genocidio negli atti fondanti del processo, ma con suo grande fastidio non riesce. A questo punto cerca di inserire il crimine di genocidio all’interno dei capi d’accusa dei singoli imputati. Questa volta ci riesce, e la parola genocidio compare negli atti del processo. Torna negli Stati Uniti, continua la sua attività di studioso e giurista, facendo sentire la sua influenza ancora oggi.

 

20 novembre 1945

Il 20 novembre si apre il processo, il team inglese, dove Hersch opera, spinge per riconoscere i diritti degli individui, quello americano, su cui si sente l’influenza di Raphael, spinge per riconoscere quelli dei gruppi. Per la prima volta i termini genocidio e crimini contro l’umanità vengono utilizzati ufficialmente. Non vi è nessuna traccia che ci permetta di dire che si conoscevano, nonostante si trovino più volte nello stesso luogo nello stesso momento. Non vi sono foto che li ritraggono insieme. Le loro vite, unite da un fil rouge, così sottile da non essere percepito nemmeno dai protagonisti, si muovono in un continuo dialogo, una sorta di danza che attraversa Europa, Asia, America. Daranno nascita a due modi di intendere il diritto internazionale radicalmente diversi, che trovano una loro armonizzazione nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, del 10 dicembre 1948, e che tuttora rappresentano le due anime della Dichiarazione.

Talia Bidussa
Collaboratrice

Classe 1991, attiva per anni in ambito comunitario, tra Hashomer Hatzair, UGEI e European Union of Jewish Students. “Political junky”, qualsiasi cosa nerd è bene accetta, libri e concerti ancora meglio. Lavora come responsabile eventi e mostre al Memoriale della Shoah di Milano.


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