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Cultura
Dietro le quinte di Tel Aviv

La costruzione della città bianca, una città ideale moderna che si reinventa da sempre. Ma non conosce il passato

L’invenzione di una città come Tel Aviv ha a che fare con la creazione di un brand. Al punto che oggi la città bianca è celebrata come modello nel mondo per apertura e convivenza civile, per essere la patria delle start up e un’oasi di pace in Medio Oriente. Il marchio Tel Aviv ha conquistato il mondo e da qualche anno è protagonista indiscussa anche delle pagine dei magazine, come laboratorio sociale, meta indiscussa del divertimento, terra del benessere e dalle curiose caratteristiche architettoniche. Per alcuni è la New York del Mediterraneo. Un luogo pulsante, vivo e soprattutto molto creativo.

Ma cosa c’è dietro le quinte di questo luogo magico? Lo racconta un’interessante mostra ospitata dal Museo Ebraico di  Hohenems, in Austria, dal titolo All about Tel Aviv – Jaffa curata da Hannes Sulzenbacher. La prima città ebraica della modernità fu fondata come sobborgo di Jaffa, l’antico porto arabo, nel 1909. Dopo la fine della Guerra però i ruoli si invertirono: Jaffa divenne un piccolo borgo semiabbandonato, pittoresco, nel tempo ad uso dei turisti, per lasciare spazio all’inventiva di una città in evoluzione, Tel Aviv. Che ha saputo trasformarsi mille volte, decennio dopo decennio, fino ad oggi. A costruirla e darle forma, rifugiati e immigrati più o meno legali. E in effetti tutto ciò risiede proprio nell’etimologia del suo nome, Tel Aviv, la collina della primavera, il luogo dove, nella visione del Profeta Ezechiele, trovano casa gli ebrei in esilio.

Un fotomontaggio del 1934 dal titolo “Tel Aviv si espande”

 

La costruirono secondo la filosofia architettonica del modernismo, tanto che oggi è considerata tra i maggiori complessi al mondo di architettura Bauhaus. Propro a Tel Aviv, Ben Gurion pronunciò il discorso sull’Indipendenza dello Stato di Israele, il 14 maggio 1948 e sempre a Tel Aviv perse la vita, nel 1995, il premier e premio Nobel per la Pace Yitzhak Rabin.

Dizengoff Square

 

Della Tel Aviv attuale si sa  molto, ma non tutto. E in questa esposizione lo sguardo del fotografo Peter Loewy, nato proprio nella città bianca, si mescola, attraverso i suoi scatti, con foto d’epoca, mitiche, remote e profonde, che raccontano il prodigio della costruzione. Un presente che inaspettatamente sa di passato. O meglio, un presente che cela il passato. Perché, a dirla con il fotografo e il curatore della mostra, Tel Aviv è impegnata a reinventarsi, cercando di cancellare il passato. Che invece si intreccia irrimediabilmente a un presente pieno di contraddizioni e migliaia di storie.

 

 

All about Tel Aviv Jaffa, Museo ebraico di Hohenems, Austria, fino al 6 ottobre 2019.

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973 e da quando ha cominciato a scrivere, non ha più smesso (compulsivamente) di farlo. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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