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In difesa dell’ambiente: cinque esempi dal mondo. E uno da Joi

Difesa dell’ambiente e cambiamento climatico affrontati da una prospettiva ebraica. Joi partecipa al prossimo Fridays for Future

Mobilitazione per l’ambiente, sciopera con JOI! Questo venerdì a #Milano per #FridaysForFuture, il Secondo Sciopero Globale per il Futuro ci saremo anche noi! Ritrovo alle 9 in largo Cairoli, partenza del corteo alle 9:30. Vuoi unirti alla #JOICommunity? Contattaci qui o scrivi a Raymond Shama! Ci vediamo in piazza!

24 maggio, secondo sciopero mondiale per sensibilizzare al problema del cambiamento climatico. Non c’è un pianeta B e il tempo sta scadendo. Al movimento studentesco del “niente scuola di venerdì”, ispirato dalla svedese Greta Thunberg, va sicuramente il merito di aver strappato il dibattito sull’ambiente dalle stanze degli esperti – non necessariamente chiuse, ma certo poco visibili al grande pubblico – per portarlo nelle piazze, renderlo argomento e preoccupazione di tutti. Dal primo sciopero del 15 marzo, anche in Italia il movimento è cresciuto esponenzialmente: l’ultimo successo, aver ottenuto oggi dal Consiglio comunale di Milano l’approvazione della mozione sull’emergenza climatica, che impegnerà Palazzo Marino a predisporre un piano nei prossimi sei mesi a favore dell’ambiente.

“Il clima sta cambiando, perché tu no?”: difficile non sentir risuonare in uno degli slogan di Fridays For Future il “Se non ora quando?”, tanto caro e importante per l’ebraismo. Moltissimo si potrebbe scrivere e discutere sul rapporto tra ebraismo e ambiente: dai riferimenti nei testi sul dovere di rispettare e custodire la natura quale creazione divina, alle numerose iniziative  promosse da tante realtà e comunità.

Vediamo cinque esempi- simbolo dal mondo.

 

Canfei Nesharim

Testi della tradizione ebraica e protezione della natura? Non sono affatto due sfere separate. L’idea che la conoscenza e l’approfondimento delle leggi ebraiche rilevanti per l’ambiente possa incoraggiare azioni e buone pratiche sta al centro dell’organizzazione Canfei Nesharim (in ebraico “le ali delle aquile”). Fondata da Evonne Marzouk, Canfei Nesharim si rivolge in particolar modo all’ebraismo ortodosso: attraverso percorsi educativi per singoli, scuole, associazioni, e così via, mette in comunicazione la tradizione ebraica con la scienza. Non a caso “Il vivere sostenibile ispirato dalla Torah” è lo slogan che ha scelto per rappresentarsi.

 

Jewcology

Jewcology è il social network degli ambientalisti ebrei, un vero e proprio Facebook per Jewish green activists. Una piattaforma dove attivisti e organizzazioni possono conoscersi, mettersi in contatto, scambiare idee, proporre o scoprire iniziative. Il suo scopo è costruire una rete di persone impegnate che accolga al suo interno esperienze, età, nazionalità, denominazioni tutte diverse, ma accumunate da una stessa consapevolezza: la responsabilità nei confronti dell’ambiente è senza dubbio un valore ebraico.

 

Arava Institute for Environmental Studies

L’Istituto Arava per gli Studi sull’Ambiente (AIES) si trova presso il Kibbutz Ketura, nella parte israeliana del Wadi Araba, la valle di origine fluviale che segna il confine tra Israele e la Giordania. “La natura non conosce confini”, è il motto. Politicamente, i confini dividono Paesi e destini; ma i problemi del territorio, dal punto di vista ambientale, sono gli stessi e non si possono risolvere senza una cooperazione regionale. Occorre formare dei professionisti che siano non solo esperti della materia, ma sappiano anche lavorare insieme. Così l’AIES riceve ogni anno presso i suoi corsi e centri di ricerca studenti israeliani, palestinesi e giordani, oltre a studenti internazionali. I temi affrontati? Sviluppo sostenibile, giurisdizione ambientale, economia, agricoltura, e soprattutto LA questione più urgente del Medio Oriente: che no, non è la soluzione politica del conflitto. È la gestione dell’acqua.

 

Shomrei Adamah

Shomrei Adamah (in ebraico “I custodi della Terra”) è stata la prima organizzazione ebraica a difesa dell’ambiente fondata negli Stati Uniti. Alla guida, dal 1988 fino a oggi, c’è Rabbi Ellen Berstein: la “rabbina ambientalista” o, come altri la definiscono, la “madre” del movimento ambientalista ebraico. Shomrei Adamah fornisce materiale educativo, pubblica libri, mette a disposizione risorse per esplorare il legame tra ecologia e tradizione ebraica. Un legame che può essere benefico in doppia direzione: non solo per la natura, ma anche per le comunità stesse. Può essere infatti un’opportunità per ritrovare valore e significato nella propria identità.

 

Living Under Water – A Jewish Exploration of Climate Change

Ai lettori affezionati questo ultimo titolo dovrebbe dire qualcosa: ne avevamo infatti parlato in questo articolo. “Vivere sott’acqua” evoca due riferimenti, disconnessi tra loro soltanto in apparenza: la famosa barzelletta sulla creatività degli ebrei che, posti di fronte all’ultimatum divino di un imminente diluvio di lì a pochi giorni, si dicono “Bene ragazzi, abbiamo appena qualche giorno di tempo per imparare a respirare sott’acqua”, e l’urgenza del riscaldamento globale.

Va da sé che la mostra Living Under Water – A Jewish Exploration of Climate Change, poteva essere organizzata soltanto a Venezia. Ospitata nell’ottobre 2018 dall’associazione culturale Beit Venezia, Living Under Water riflette sul cambiamento climatico da una prospettiva ebraica, attraverso il lavoro di cinque artisti. Un esempio semplice e insieme geniale di “soluzione creativa”? Lo Shabbat.

“Proviamo a pensare a cosa succederebbe se tutti gli abitanti della Terra [7,6 miliardi, secondo le ultime stime], un giorno alla settimana, uno qualsiasi si fermassero. Cioè, smettessero di consumare energia, comprare cose, produrne altre, utilizzare l’automobile e altri mezzi di trasporto altamente dannosi per l’ambiente. Una rivoluzione”, spiega l’artista Andi Arnovitz.

Le soluzioni creative sono necessarie, soprattutto quando quelle ordinarie hanno dimostrato di non funzionare. Quella di uno Shabbat rispettato su scala globale è naturalmente una prospettiva utopica. Ma un’idea fuori dall’ordinario può servire da spunto. Anche per aspettare e vivere, perché no, ogni venerdì come un “Friday for Future”.

Silvia Gambino
Responsabile Comunicazione

Laureata a Milano in Lingue e Culture per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale, ha studiato Peace & Conflict Studies presso l’International School dell’Università di Haifa, dove ha vissuto per un paio d’anni ed è stata attiva in diverse realtà locali di volontariato sui temi della mediazione, dell’educazione e dello sviluppo. Appassionata di natura, libri, musica, cucina.


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