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Ebrei in Libia: intervista a David Meghnagi

“Vivevo con la mente e col cuore fuori dal Paese in cui ero nato e quando è arrivato il pogrom del 1967, per quanto sia doloroso a dirsi, ero psicologicamente preparato…”

Cinquantacinque anni fa, nel 1967, un pogrom mette fine alla alla presenza ebraica in Libia dopo un periodo molto difficile e complesso iniziato negli anni Quaranta quando i nazisti di Erwin Rommel sbarcarono in Africa. Delle situazione geopolitica di quel periodo e delle condizioni di vita degli ebrei libici in quegli anni abbiamo parlato con il Professor David Meghnagi.
“Non aver saputo leggere la storia è stato il punto debole degli ebrei tripolini” dichiara un testimone nel docufilm che Lei ha realizzato con Ruggero Gabbai, L’ultimo esodo

Il racconto a cui si riferisce è quello di un imprenditore di valore che ha investito molto e che ha condiviso le illusioni di una fascia della popolazione ebraica che poteva contare su un passaporto europeo. La nostra era in realtà una vita sospesa nel vuoto.  Personalmente ho convissuto sin dalla prima infanzia con una sensazione di incertezza e di pericolo che in casa condividevamo profondamente. Vivevo con la mente e col cuore fuori dal Paese in cui ero nato e quando è arrivato il pogrom del 1967, per quanto sia doloroso a dirsi, ero psicologicamente preparato. …

Come fu l’inizio degli anni Quaranta per il mondo ebraico del Nord Africa?

Dobbiamo tenere conto che tutto il mondo ebraico del Nord Africa e del Medioriente, tra il 1940 e il 1941, ha vissuto un grande pericolo. Il progetto nazista era stringere il Medioriente in una morsa a tenaglia, attaccandole forze britanniche dal Caucaso e dalla Cirenaica. Nel momento in cui Rommel sbarcò in Africa la situazione si fece pesante. Se a El Alamein le forze alleate non avessero vinto, il destino degli ebrei del mondo arabo non sarebbe stato diverso da quello in Europa.  Le camere a gas mobili erano pronte ad Atene per essere utilizzate a Tel Aviv, a Gerusalemme e in ogni altro luogo del mondo arabo, con l’aiuto del Muftì di Gerusalemme. Nel caso specifico degli ebrei libici, le deportazioni iniziarono   con lo scoppio della guerra, tra il 1941 e 1942, prima della caduta del regime e dell’occupazione nazista dell’Italia. In Cirenaica dove le linee del fronte erano mobili, per via delle avanzate e delle ritirate, l’intera comunità ebraica fu deportata in una località all’interno del Paese su ordine di Mussolini.  Un quarto degli ebrei della Cirenaica perì per le cattive condizioni in cui versava nel campo di Giado. Sarebbero morti tutti, se nel frattempo non fossero arrivati gli Alleati.  Il mutamento decisivo avviene nel 1943 con l’arrivo degli alleati quando la comunità ebrea in Libia risorge.

Come considera l’esperienza dell’Haganah in Libia?

È una fotografia della capacità di resilienza degli ebrei in Libia. Dopo il devastante e sanguinoso pogrom del 1945, la comunità, in tre anni, si organizzò per mettere a punto un’autodifesa. C’era la consapevolezza che prima o poi ci sarebbe stato un altro pogrom.  La maggioranza degli ebrei voleva lasciare il Paese per Israele. Ma in seguito al Libro bianco del 1939, le frontiere erano ancora ermeticamente chiuse. Ci furono gruppi che emigrarono clandestinamente in barca passando dalla Sicilia. Nel 1948 quando il quartiere ebraico di Tripoli fu attaccato nuovamente, la folla respinta. In quell’occasione ci furono più vittime tra la popolazione araba e se le forze britanniche intervenute con forza rapidamente (a differenza che nel ’45), avessero lasciato fare ci sarebbe stata anche una contro offensiva per proteggere chi viveva nei quartieri della città nuova o era isolato….

Dopo il 1951 quanti erano gli ebrei rimasti in Libia?

Dopo la proclamazione dello Stato di Israele l’85% degli ebrei libici lasciò il Paese per Israele. Il dolore dell’esilio e della perdita di un intero mondo fu trasfigurato nel sogno di una rinascita messianica nella Terra degli Avi. La gente saliva sulle navi portando con sé solo i propri sogni e intonando la Cantica del mare. Dopo avere svenduto i loro beni per poche lire, gli artigiani erano stati obbligati  a insegnare l’arte del mestiere a chi subentrava. Dopo il ’51 restano in Libia quattromila ebrei circa. Una piccola minoranza aveva un passaporto europeo che gli consentiva di muoversi. Un’esigua minoranza di benestanti aveva il passaporto libico, ma con una sigla che ne sottolineava l’ebraicità. Tutti gli altri erano di fatto “apolidi”, privati della possibilità di muoversi liberamente e di partire, obbligati a lasciare un ostaggio, se un componente della famiglia doveva recarsi all’estero per cure o altro…

All’inizio degli anni Cinquanta la Libia subisce una profonda trasformazione grazie alla scoperta del petrolio

Un bagno di ricchezza di cui beneficia anche la comunità ebraica da sempre operosa e produttiva. Al benessere crescente, si accompagnava  sotto i colpi dell’ascesa del nasserismo e del panarabismo l’erosione del regime  monarchico e filo occidentale, da cui dipendeva la protezione della minoranza ebraica.  Il pogrom del 1967 fu una prova di forza alla quale il Regime resse ed è una grande fortuna. Due anni dopo ci fu il colpo di Stato di Gheddafi.

 Veniamo al 1967…

Con lo scoppio della guerra, la folla era in piazza e festeggiava la distruzione di Israele. Passati i festeggiamenti iniziò la caccia all’uomo. L’antico quartiere ebraico fu messo a ferro e a fuoco e solo l’intervento dela polizia evitò il peggio. La popolazione fu trasferita in un campo alla periferia della città Chi abitava nei quartieri nuovi visse asserragliato in casa per un mese circa, sino a quando gli ebrei non furono autorizzati a  lasciare il Paese.  Il momento cruciale fu il terzo giorno quando la polizia bloccò alla periferia della città una folla armata di coltelli e bastoni per “ripulire” Tripoli di ogni presenza ebraica. Nel corso delle difficili settimane seguite allo scoppio del pogrom del 1967, un gruppo di militari, disobbedendo agli ordini della monarchia, massacrarono due famiglie dopo averle portate via con la promessa di proteggerle. Dopo una complessa trattativa internazionale, che coinvolse il governo italiano, gli ebrei furono autorizzati a lasciare il Paese con un visto turistico e poche sterline a persona…

David Meghnagi, Psicoanalista, prof. senior di psicologia clinica e direttore del Master internazionale di II livello in didattica della Shoah a Roma Tre. Membro dell’Academic IHRA (International Holocaust Rmembrance Alliance),  è stato vicepresidente dell’Ucei. Tra i suoi libri: Il Padre e la Legge. Freud e l’Ebraismo, Marsilio, 1992; Freud and Judaismo, Karnac, 1993;  Ricomporre l’infranto. L’esperienza dei sopravvissuti alla Shoah, Marsilio, 2005, Le sfide di Israele, Marsilio, 2010.

CONSIGLI PER LA LETTURA:  

Libia ebraica Memoria e identità – Testi e immagini  A cura di Jacques Roumani, David Meghnagi e Judith Roumani Salomone Belforte, 2020.    

 

Gianni Poglio

Giornalista, autore, critico musicale. Dopo numerose esperienze radiofoniche e televisive, ha fatto parte della redazione del mensile Tutto Musica e del settimanale Panorama (Mondadori). Conduttore dii talk show per Panorama d’Italia Tour, con interviste “live” ai protagonisti della musica italiana e di dibattiti tra scienza ed intrattenimento nell’ambito di Focus Live, ha pubblicato per Electa Mondadori il libro “Ferdinando Arno Entrainment”


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