Voci
Ebrei omosessuali: dall’armadio al Sefer

Diario da “Minorities alone strong together”, congresso LGBT+ organizzato da Maghen David Keshet.

A Roma, si è svolto dal 15 al 18 marzo 2018, il convegno “MINORITIES ALONE STRONG TOGETHER”, organizzato da Maghen David Keshet, associazione ebraica LGBT+ italiana, nata tre anni fa a Roma. Ogni anno le organizzazioni affiliate al World Congress for GLBT Jews si riuniscono per un convegno, ogni anno su un argomento diverso. Già queste quattro righe danno (perlomeno a me) senso e motivazione. Bisogna credere e volere fortemente, per pensare gli argomenti e organizzare un convegno come questo. Potrei raccontare di come Marco Fiammelli si sia incaponito a organizzare un convegno su tutti contro tutti, poi evolutosi in ‘minoranze forti insieme’ nell’aeroporto di Buenos Aires, di come nessuno ci credesse, che ci saremmo/sarebbe riuscito. Di come sia necessario puntare al massimo per avere la chuzpà di contattare i migliori sul campo. E di come poi, difatti, sia stato tutto come nemmeno nelle nostre più ottimistiche fantasie. Potrei dilungarmi sui partecipanti: sono venuti da lontano, in tanti. Non è straordinario, che ebrei omosessuali statunitensi o uruguaiani comprino un biglietto per attraversare l’oceano per incontrarsi e ascoltare conferenze? Potrei, anzi voglio proprio, dire che il panel principale, nodale, era quello sulla condizione femminile e la violenza di genere e che è stata una conferenza travolgente alla fine della quale eravamo diversi da quando siamo entrati. E che sono stati omosessuali maschi, a volere che si parlasse diffusamente di questo, perché le femmine in MDK, per quanto iscritte, non hanno contribuito.

Dovremmo riflettere, dovremmo guardarci meglio nella capacità di fare gruppo, di fare squadra, noi femmine. Sento solo l’obbligo di citare le grandi Linda Laura Sabbadini, ex presidente Istat (e futura fondatrice di una nuova scienza: la psicostoria), Paola Di Nicola, giudice penale, Vittoria Doretti, medico, cardiologa, per quelle 3 ore generose e illuminanti durante le quali ci hanno fatto assaggiare la loro grande sapienza e professionalità.

Ma sono solo un’umile spettatrice/partecipante di quest’azione collettiva: stare nei margini, sintetizzare, far baluginare per un attimo il certosino lavoro di un anno, come una scultura di fiammiferi fotografata, mentre si scrolla distrattamente sul cellulare.

Anna Segre
Collaboratrice

Mi chiamo Anna Segre, sono medico, psicoterapeuta, scrittrice. Ebrea e lesbica. Autrice di “Monologhi di poi”, ediz Manni, epitaffi sulla comunità ebraica di Roma, “Judenrampe, gli ultimi testimoni”, in collaborazione per la curatela con Gloria Pavoncello, interviste e ritratti lirici degli ultimi sopravvissuti alla shoà, ediz Elliot, “Lezioni di sesso per donne sentimentali” (c’è quasi più sesso nel titolo che nel libro), ediz Coniglio, “Ledor Vador”, interviste sull’esperienza dell’hh per il centenario del movimento, in collaborazione con Marco Krivacek, Lia Segre, Emma Halfon, “Fatina Sed, biografia di una vita in più”, curatela con Fabiana Disegni, ediz Elliot. Sono in uscita: “100 punti di ebraismo e 100 punti di omosessualità”, ediz Elliot. Inseguo sintesi e pertinenza nella scrittura, non so ancora quanto efficacemente. In ogni caso, non demordo.


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