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Cultura
Else Lasker-Schüler, il Giaguaro azzurro

Ritratto della poetessa che da Berlino narrava il Medioriente

In occasione del suo centocinquantunesimo compleanno, riproponiamo questo breve ritratto della poetessa Else Lasker-Schüler, pubblicato nel 2019. Questa sera, 11 febbraio, andrà in scena con l’attrice Valeria Perdonò lo spettacolo “Il mare in valigia” scritto da Miriam Camerini. Corte dei Miracoli, via Mortara 4, Milano, ore 21.30

 

Arriva a Berlino nel 1895, vestita come suo solito di gonne e pantaloni molto larghi e un numero imprecisato di bijoux tra bracciali e collane che le adornano, in maniera un po’ buffa, un viso dagli occhi nerissimi, incorniciato dai capelli, altrettanto nerissimi, sistemati in un inconsueto taglio corto. Non ce n’erano di donne così a quei tempi. E lei, Else Lasker-Schüler, all’anagrafe Elisabeth Schüler, in arte Jussuf Principe di Tebe, Tino Principessa di Bagdad, Principe Onit o Giaguaro azzurro, non passava mai inosservata.

Le piaceva risultare esotica, giocare con varie identità e indossare maschere che la ricollegassero a mondi dal gusto speziato. Soprattutto in forma di poesia. Esordisce nel 1899 con la pubblicazione di alcune suo composizioni sulla rivista Die Gesellschaft, ma è grazie a Hebräische Balladen del 1912 che si impone all’attenzione del mondo letterario. Le sue magie fantastiche in forma di versi, capaci di inventare mondi lontani e trasformare quelli vicini, spesso venivano lette da lei stessa in quei caffè che animavano la Berlino dei primi del 900, dove pare mettesse in piedi dei veri e propri rituali di lettura, a lume di candela, battendo nacchere e scuotendo crotali. Ma anche la lingua che utilizzava era spesso vicina alla magia: neologismi, parole composte mai usate prima e un gioco sperimentale facevano dei suoi versi un pianeta unico, completamente sconosciuto.

Una maga della passione anche, che, dopo due matrimoni e la perdita tragica dell’unico figlio, si esprime in un innamoramento per un uomo di 17 anni più giovane, Gottfried Benn, con cui stabilirà un rapporto profondo di amicizia e a cui è dedicato un ciclo poetico. La sua biografia la racconta sempre povera, in un continuo sciabordio sentimentale e creativo, provocatrice attaccabrighe, meravigliosa poetessa. La migliore che Berlino avesse mai avuto. Nel 1933 si trasferisce a Zurigo a causa di violenti attacchi subiti da parte del partito nazista. Farà due viaggi in Palestina per partire per un terzo da cui però non potrà più tornare e lì morirà nel 1945.

Le sue poesie sono pubblicate e tradotte in italiano da vari editori.

L’ultima stella

Il mio argenteo guardare stilla nel vuoto,

Mai presagii che la vita fosse cava.

Sul mio raggio più leggero

Scivolo come su trame d’aria

Il tempo in cerchio, a palla,

Instancabile la danza mai danzò.

Freddo serpente scatta il fiato dei venti,

Colonne di pallidi anelli salgono

E crollano di nuovo.

Che cos’è la silenziosa voglia d’aria,

Questa oscillazione sotto di me,

Quando io mi giro sopra i fianchi del tempo.

Un lieve colore è il mio movimento

Ma mai baciò il fresco albeggiare,

Mai l’esultante fiorire di un mattino me.

Si avvicina il settimo giorno –

E la fine non è ancora creata.

Gocce su gocce finiscono

E si sfregano di nuovo,

Nelle profondità barcollano le acque

E si accalcano là e cadono a terra.

Selvagge, scintillanti ebbre-braccia

Schiumano e si perdono

E come tutto si accalca e si stringe

Nell’ultimo movimento.

Più breve respira il tempo

Nel grembo dei Senzatempo.

Arie vuote strisciano

E non raggiungono la fine,

E un punto diventa la mia danza

Nella cecità.

 

A lei, è dedicato lo spettacolo Il mare in valigia, scritto da Miriam Camerini.

Il mare in Valigia, di Miriam Camerini, con Valeria Perdonò, Corte del Miracoli, via Mortara 4, Milano, ore 21.30

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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