L'agenda di Joi
Hebraica Festività
Una, dieci, cento Haggadot

La Biblioteca Nazionale di Israele, a Gerusalemme, contiene la più grande collezione di Haggadot del mondo. Eccole qui esposte in una speciale “mostra online”!

Le moderne Haggadot presentano vari livelli di interpretazione e innovazione sia nello stile, sia nel linguaggio. Raccontano bene, cioè, i periodi storici in cui sono state scritte, spesso fungendo da piattaforma per esporre determinate idee, proporre aneddoti informativi e umoristici. La parte finale poi può includere canzoni e melodie ben note del repertorio ebraico, ma anche brani originali. Molte Haggadot sono anche abbellite dalle illustrazioni dei più importanti artisti israeliani.

La collezione della Biblioteca Nazionale di Israele comprende Haggadot scritte a mano, Haggadot rare e di recente pubblicazione, in diverse lingue, tradizionali e non. Un click sulle immagini che seguono vi condurrà alla loro versione integrale, scannerizzata sul sito della Biblioteca!

 

L’Haggadah di Wolff, illustrata e scritta a mano, XIV secolo

Questa Haggadah venne confiscata dai Nazisti alla comunità ebraica di Berlino nel 1938. Fu trasferita a Varsavia e dopo il 1948 se ne persero le tracce. Riapparve nel 1989 a Ginevra. Dopo quattro anni di lunga e difficile battaglia legale, l’Haggadah tornò in Polonia e venne donata dal premier polacco Włodzimierz Cimoszewic al Direttore della Biblioteca Nazionale, il professor Israel Shatzman, in una cerimonia ufficiale in presenza del portavoce della Knesset [il Parlamento israeliano], Dan Tichon. L’Haggadah di Wolff, scritta su pergamena, è tra le più antiche in circolazione: molto probabilmente fu redatta ad Avignone, ma la tradizione la colloca nel nord della Francia. Apparteneva a Yaakov ben Shlomo Tzarfati, i cui scritti sono arrivati fino a noi.

 

L’Haggadah di Rothschild, nord Italia, 1450 circa

È detta “Haggadah di Rothschild” in quanto, fino al 1939, fu di proprietà della famosa famiglia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, venne rubata dai Nazisti e scomparve. Nel dopoguerra, fu acquistata da Fred Murphy, un laureato di Yale, che la donò all’Università. Nel 1980 fu riconosciuta come appartenente alla famiglia Rothschild e restituita ai legittimi proprietari, che la donarono alla Biblioteca Nazionale. All’Haggadah mancavano tre pagine, che probabilmente erano state strappate precedentemente al suo riacquisto da parte dei Rothschild. Di recente, due di esse sono state ritrovate e acquistate dalla Biblioteca durante un’asta pubblica, con il generoso contributo di due donatori anonimi.

 

L’Haggadah di Guadalajara, Spagna, 1480

 

Questa è la prima Haggadah che sia mai stata stampata, unica copia al mondo. Stampata in alfabeto quadrato e senza segni diacritici, risale a 12 anni prima della cacciata degli ebrei dalla Spagna. È una prova unica dell’alto livello dell’arte della stampa presso quella comunità. Un’arte che, dopo l’esilio, viaggiò fino ad arrivare alle comunità dell’Europa e dell’Impero Ottomano.

 

L’Haggadah di Praga, 1526

L’Haggadah di Praga è la più antica completamente illustrata. Include brevi interpretazioni nei margini delle pagine. Seppur non contenga né Echad mi yodeah Chad gadya, ha lasciato il segno attraverso le generazioni, in quanto le sue illustrazioni sono servite da modello per molte Haggadot stampate successivamente.

 

L’Haggadah di Amsterdam, 1695

L’Haggadah di Amsterdam è la prima a includere incisioni di rame, opera dell’artista Avraham ben Yaakov Hagar, tra cui spicca una mappa della Terra d’Israele. Essa si ispira probabilmente alla mappa della Terra di Canaan di Christian van Adrichom, artista del XVI secolo, conosciuto tra l’altro per il suo tentativo di riprodurre su mappa la Gerusalemme antica e i suoi dintorni.

 

Un’Haggadah di New York, 1837

Con tutta probabilità, questa fu la prima Haggadah a essere stampata in America. Redatta “secondo l’usanza degli ebrei tedeschi e spagnoli”, contiene una traduzione inglese del londinese David Levy a fianco dell’ebraico. Le canzoni Chad gadya e Echad mi yodeah non sono tradotte.

 

Un’Haggadah umoristica di Gerusalemme, 1923

Questa Haggadah fu redatta da Kadish Yehuda-Leib Silman (1880-1937), insegnante, traduttore e linguista, tra i fondatori di Tel Aviv e del quartiere Beit Hakerem di Gerusalemme. L’Haggadah tratta della vita delle comunità ebraica in Terra d’Israele in toni umoristici: il saggio è l’Alto Commissario; il malvagio è l’Alto Commissariato Arabo; i pionieri della prima ora sono rappresentati dal timido, mentre quello che non sa far domande impersona le giovani generazioni che “parleranno poco e faranno molto, faranno crescere e prosperare Israele”.

 

Un’Haggadah satirica di Tel-Aviv, 1934

La Haggadah di Tel Aviv è una versione satirica illustrata da Aryeh Nevon. Pubblicata nel 1909 in onore del 25° anniversario dalla fondazione della città, ne ritrae l’atmosfera piena di vita e cita diverse delle sue figure più popolari.

 

L’Haggadah della Brigata Ebraica, 1942

L’Haggadah della Brigata Ebraica racconta la storia dell’unità combattente che, durante Pesach del 1942, si trovava proprio in Egitto, in prossimità del Mar Rosso. Contiene suggestioni sul simbolismo del luogo e loda i soldati della brigata, anche in riferimento al loro eroismo durante l’assedio tedesco di Tobruk a Pesach 1941.

 

 L’Haggadah dell’Hashomer HaTzair, 1943

Prima Haggadah realizzata dal movimento giovanile sionista socialista dell’Hashomer HaTzair e destinata agli abitanti dei kibbutzim. Contiene riferimenti alla Shoah, alla guerra, alla lotta contro gli inglesi; parla della distruzione e della perdita delle case della generazione precedente e del bisogno di tenersi stretta l’unica casa rimasta. L’attualità del mondo e della regione, così come la storia dell’uscita dall’Egitto, sono discussi in questa Haggadah alla luce dell’ideologia del movimento sulla lotta di classe, la liberazione dalla schiavitù e il valore dei pionieri. “C’è ancora speranza che Israele faccia ritorno dalla dimora della schiavitù e ottenga la resurrezione nella Primavera delle Nazioni”. Scritta e redatta da Mordechai Amitai, illustrata dalla pittrice Ruth Shlos.

 

L’Haggadah del Terzo Battaglione del Palmach, 1948

Il Terzo Battaglione del Palmach (l’unità combattente dell’Haganah, precorritrice dell’IDF, l’esercito israeliano) era attivo in Galilea fin dal principio della Guerra di Indipendenza. Quell’anno (1948), Pesach coincise con una dura battaglia presso la roccaforte di Al-Nabi Yusha’, che venne infine conquistata. L’Haggadah allude così a questi duri combattimenti e tratta della situazione fragile della popolazione ebraica in Terra d’Israele alla vigilia della proclamazione dello Stato.

 

Un’Haggadah di Kfar Shmaryhau, 1948

Questa Haggadah è stata scritta dagli abitanti di Kfar Shmaryahu. Ebrei di origine tedesca (yekes), nel testo essi esprimono rimorso per essersi assimilati e narrano la storia del luogo, senza trascurare lo scoppio della Guerra d’Indipendenza. “Eravamo liberi nella terra di Ashkenaz. Commercianti, avvocati, dottori, scrittori e artisti…ma non ci siamo presi cura della nostra vigna, della nostra nazione e delle sue tradizioni. Abbiamo frequentato le scuole degli stranieri. Non sapevamo la lingua della nostra nazione, abbiamo dimenticato i Libri Sacri e il Popolo d’Israele…”.

 

Un’Haggadah di Ma’ale Hahamisha, 1948

Questa Haggadah fu scritta appena pochi giorni dopo la conclusione di pesanti combattimenti presso la fortezza del “Castello” vicino alle porte di Gerusalemme durante la Guerra di Indipendenza. Tra i soldati che avevano preso parte alla battaglia c’erano quelli del Battaglione Portzim del Palmach, provenienti da Ma’ale Hahamisha: molti caddero e furono seppelliti. Nel testo risuona il senso profondo della loro perdita, che evidenzia anche l’importanza di combattere per l’avvento dello Stato.

 

[Traduzione dall’inglese di Silvia Gambino]

Biblioteca Nazionale d’Israele
Autore presso The Librarians

La Biblioteca Nazionale di Israele si trova a Gerusalemme ed è la fonte inesauribile dei tesori dell’intelletto e della cultura del popolo ebraico, dello Stato di Israele e della regione attraverso i secoli.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *